CASI PRATICI

Confini della responsabilità dell'amministratore di fatto

| 13/03/2018

LA QUESTIONE
Quali sono i presupposti al ricorrere dei quali sussiste la figura dell'amministratore di fatto? Entro quali limiti ed a quali condizioni l'Agenzia delle Entrate può pretendere da quest'ultimo il pagamento delle imposte evase dalla società di capitali, così come delle relative sanzioni?

Per dottrina e giurisprudenza consolidate, l'amministratore di fatto è il soggetto che, pur senza esser mai stato investito formalmente della carica di amministratore della società, ne esercita in concreto ed in maniera significativa i relativi poteri.
Così, mentre l'amministratore di diritto rimane una vera e propria testa di legno, l'amministratore di fatto si occupa in modo continuativo e non occasionale del controllo contabile ed amministrativo della società, dell'organizzazione interna ed esterna, oltre che dei principali aspetti decisionali. Ne deriva, ex art. 2639 c.c., il suo assoggettamento all'osservanza dei doveri che l'ordinamento pone normalmente in capo all'amministratore di diritto, la cui violazione comporta il sorgere di relativa responsabilità.
Tuttavia, sotto un profilo squisitamente tributario, bisogna distinguere a seconda che all'amministratore di fatto venga richiesto il pagamento delle maggiori imposte accertate nei confronti della società di capitali o, piuttosto, delle conseguenti sanzioni amministrative irrogate per l'originario inadempimento. Quanto al primo caso, la Cassazione non lascia spazio a dubbi: alla luce dell'autonomia patrimoniale perfetta che caratterizza le società di capitali, è esclusa la configurabilità di una responsabilità diretta dell'amministratore, anche di fatto, in relazione al pagamento delle imposte evase dall'ente.
Nel secondo caso, invece, rileva l'art. 7 D.L. n. 269/2003 a mente del quale le sanzioni amministrative, relative al rapporto fiscale proprio di società o enti con personalità giuridica, sono esclusivamente a carico della persona giuridica. Come specifica però autorevole giurisprudenza, qualora la società sia fittizia - in quanto costituita al solo scopo fraudolento di evadere le imposte - allora non può trovare applicazione l'art. 7 citato e, per l'effetto, l'amministratore verrà chiamato a rispondere delle sanzioni irrogate all'ente.

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