Clausola compromissoria

Clausola compromissoria: l'imperatività della norma non rende automaticamente il diritto indisponibile

| 19/04/2018 07:47

L'indisponibilità del diritto è il limite alla clausola compromissoria e non va confusa con l'inderogabilità della normativa applicabile al rapporto giuridico, la quale non impedisce la compromissione in arbitrato, con il quale si potrà accertare la violazione di norma imperativa senza determinare con il lodo effetti vietati dalla legge.

Tale il principio di diritto al quale la Corte di cassazione ha inteso dare continuità in una recente ordinanza (Corte di cassazione, Sez. I, ordinanza 16 aprile 2018, n. 9344, Pres. Di Virgilio, Rel. Di Marzio).
Nel caso in esame, la Suprema Corte, dichiarando inammissibile il ricorso, ha confermato l'ordinanza con la quale il tribunale aveva dichiarato la propria parziale incompetenza a favore di quella arbitrale in riferimento ad una serie di domande avanzate da una società per azioni nei confronti di un istituto di credito al fine di ottenere la declaratoria di nullità dei contratti (prodotti derivati) per asserita violazione della normativa dettata in materia di intermediazione finanziaria dal D.lgs. n. 58/1998. In due accordi-quadro sottoscritti dalle parti erano infatti contenute clausole compromissorie che deferivano alla cognizione arbitrale qualsiasi controversia concernente non solo l'efficacia, la validità la risoluzione e l'interpretazione dell'accordo, ma anche l'esecuzione dello stesso, nella quale il giudice di merito aveva poi puntualmente ricondotto i contratti di investimento oggetto della controversia.

Tra i motivi di ricorso la società ricorrente ha dedotto la non compromettibilità della lite in ragione della asserita nullità dei contratti finanziari denunciata per violazione dell'art. 21 del T.U.F in quanto controversia "vertente su diritti indisponibili". Muovendo dal disposto di cui all'art. 806, comma 1, cod. proc. civ., secondo cui "le parti possono far decidere da arbitri le controversie tra loro insorte che non abbiano per oggetto diritti indisponibili, salvo divieto espresso di legge", la Corte ritiene non fondata tale doglianza. Il limite di disponibilità, osserva, si fonda, come rilevato in dottrina, sulla stessa configurazione del giudizio arbitrale, dal momento che rimane tra arbitro e giudice, una differenza fondamentale: il giudice decide per autorità propria, mentre l'arbitro deriva il suo potere dalle parti: è per tale motivo che se per il giudice è del tutto irrilevante che le parti possano disporre della situazione sostanziale sottopostagli, l'arbitro, al contrario, derivando il suo potere da quello delle parti, non può decidere una controversia relativa a diritti sottratti alla disponibilità delle parti stesse. L'area della compromettibilità in arbitrato, specifica la Cassazione, che, alla luce della disposizione richiamata, è la regola, coincide dunque oggi con quella della disponibilità dei diritto.

Tanto premesso, la disponibilità deve essere commisurata al diritto oggetto della controversia e non già alle questioni che gli arbitri devono sciogliere in vista della decisione: quest'ultime sono infatti suscettibili di essere affrontate con effetti incidenter tantum, essendo essi tenuti a sospendere il procedimento arbitrale solo se sorge questione pregiudiziale su materia che non può formare oggetto di convenzione d'arbitrato e per legge deve essere decisa con autorità di giudicato (cfr., art. 819-bis cod. proc. civ.).

Quanto al rapporto tra indisponibilità del diritto oggetto della controversia ed inderogabilità o imperatività della disciplina sostanziale che lo regola, la Corte regolatrice ritiene, in adesione alla prevalente dottrina, che l'inderogabilità o imperatività della norma che regola il diritto, non renda automaticamente quest'ultimo indisponibile, rimanendo viceversa tenuti gli arbitri ad applicare la normativa cogente in materia prevista.

L'indisponibilità del diritto, conclude sul punto la Corte evocando un proprio specifico precedente (cfr., Cass. civ. n. 3975/2004), che costituisce il limite alla operatività della clausola compromissoria, non deve pertanto confondersi con l'inderogabilità della normativa applicabile al rapporto giuridico, la quale non impedisce la compromissione in arbitrato, con il quale si potrà accertare la violazione di norma imperativa senza determinare con il lodo effetti vietati dalla legge.


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