Tutela dei risparmi

I risparmi degli italiani sono davvero in "depositi-protetti"?

| 04/06/2018 13:49

In questi giorni lo spread tra BTP e Bund ha toccato quota 320 basis point durante l'acme della crisi politica e istituzionale. I risparmiatori italiani sono stati di nuovo mediaticamente frastornati da complicati acronimi come BRRD, CDS, CET1, FITD, TUB, TUF, e termini anglosassoni come default, bail-in e bail-out, che sono entrati nel linguaggio comune, sebbene a tanti risultino tutt'ora dei sostantivi oscuri.
Locuzioni più rassicuranti come "depositi-protetti" rappresentano la certezza costituzionale – ma non finanziaria – che la Repubblica «tutela il risparmio» (art. 47 Costituzione), che tradotto vuol dire il diritto di investire degli obbligazionisti e il diritto ancor più tutelato dei correntisti di essere rimborsati dei propri risparmi in caso di un fallimento bancario. Infatti, nel Testo Unico Bancario (TUB) è stabilito che «l'ammontare massimo oggetto di rimborso […] è pari a 100.000 euro per ciascun depositante» (art. 96-bis.1, comma 3, TUB). Sul piano materiale, i sistemi di garanzia sono quelli che, nei limiti massimi di 100.000 euro a depositante, devono materialmente effettuare i «rimborsi nei casi di liquidazione coatta amministrativa delle banche italiane e delle succursali italiane di banche extracomunitarie» (art. 96-bis, comma 1-bis, lettera a del TUB). È un dato ufficiale che il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) presenti una copertura finanziaria programmata dello 0,8% entro il 2024 (art. 24, comma 1, dello Statuto e art. 96.1, comma 2, del TUB) per i conti correnti in cui sono contabilizzati da pochi centesimi fino a 100 mila euro (art. 96-bis.1, comma 3, TUB). Se si verificasse un default bancario e si applicasse il famigerato bail-in, l'impatto potrebbe colpire non solo la fiducia dei risparmiatori, ma soprattutto i soldi di azionisti, obbligazionisti junior e senior e financo i correntisti. Il FITD si è dimostrato efficace nelle risoluzioni dei default di piccole banche locali (es. Banca Network Investimenti nel 2012, Banca Tercas nel 2014, Banca Popolare delle Province Calabresi nel 2016) Il pericolo vero si configurerebbe nei casi di maggior dissesto: i fondi accantonati nel FITD potrebbero non essere sufficienti a rimborsare i correntisti qualora il fallimento riguardasse una banca di medie dimensioni.

Poteri della Banca d'Italia a tutela dei risparmiatori e del libero mercato
In Italia finora non ci sono stati salvataggi tramite bail-in, entrato in vigore il 1° gennaio 2016 (art. 106 D.Lgs. n. 180/2015 recepente la Direttiva 2014/59/UE), mentre le procedure del Banking Resolution Recovery Directive (BRRD) sono state già applicate in altri Stati europei come l'Austria, la Grecia e la Danimarca e Cipro. Infatti, i fallimenti di Banca Etruria, Banca Marche e Cassa di Risparmio di Chieti e della Cassa di Risparmio di Ferrara, che hanno danneggiato oltre 140.000 risparmiatori, sono stati gestiti d'urgenza dal Governo Renzi (Decreto-Legge 22 novembre 2015 n. 183), poco più di un mese prima dell'entrata in vigore del bail-in nell'ordinamento italiano.

È storia che, dopo il commissariamento, le good banks Nuova Banca Etruria, Nuova Banca Marche e Nuova Carichieti sono state cedute a UBI Banca nel maggio 2017. Sta di fatto che a distanza di tre anni, gli strumenti informativi volti ad incoraggiare e tutelare il risparmio possono essere di molto migliorati e ciò era già stato auspicato dallo stesso Governatore Ignazio Visco nelle audizioni alla Camera e al Senato del 2015. Infatti, tutt'ora i cittadini risparmiatori, quasi sempre, scelgono senza una qualificata ponderazione l'istituto di credito presso cui aprire il conto corrente o mantenerlo aperto senza, di fatto, poter effettuare una trasparente valutazione comparativa tra banca e banca in termini di solidità patrimoniale e, quindi, di tutela dei propri depositi. È un tema di attualità che, nel settore bancario, il libero mercato fondato sulle informazioni pubbliche accessibili registri ancora profonde asimmetrie informative, peraltro facilmente e gratuitamente superabili da parte della stessa Banca d'Italia. Gli Uffici di Palazzo Koch, a costo zero, potrebbero pubblicare periodicamente i dati in loro possesso sul CET1 e sul prezzo dei CDS relativi ad ognuna delle oltre 400 banche italiane. I risparmiatori così informati dall'Istituzione garante dei loro risparmi potranno consapevolmente scegliere presso quale banca depositare i propri soldi. Ad oggi, invece, queste informazioni vitali per la tutela costituzionale del risparmio diffuso vengono discrezionalmente enfatizzate solo da poche delle pluricentinaia banche italiane che, come mera scelta di marketing, intendono mostrare la loro solidità. La scelta dei risparmiatori di orientarsi verso gli istituti di credito più solidi patrimonialmente potrebbe, indirettamente, contribuire ad un nuovo periodo di fusioni e acquisizioni necessarie alla crescita dimensionale delle banche italiane, concentrazioni da tempo auspicate dalla Banca Centrale Europea.

Verifiche incrociate tra valore contabile CET1 e valore di mercato dei CDS bancari
Il Common equity Tier 1 capital ratio (CET1) è un dato contabile risultante dal bilancio di ogni banca e la sua utilità sintetica è quella di attestare la solidità patrimoniale. Il CET1 deve essere almeno conforme alle richieste minime della BCE e per questo deve essere superiore all'8%. Il Credit Default Swap (CDS) è un contratto swap appartenente alla categoria dei derivati sul rischio di credito che offre la possibilità di coprirsi dall'eventuale insolvenza di un debitore contro il pagamento di un premio periodico. L'aspetto fondamentale del CDS consiste nel fatto che sia il protection buyer che il protection seller possono anche non avere alcun rapporto di credito con il terzo soggetto, in quanto il contratto prescinde dalla presenza di quest'ultimo; il sottostante è unicamente il merito creditizio e non il vero e proprio credito. I contratti CDS ogni giorno sono scambiati in mercati regolamentati e il loro valore di mercato stabilisce il livello di rischiosità – nel nostro specifico – delle banche italiane. L'utilità di poter confrontare il dato contabile CET1 di una banca con il relativo valore negoziale dei contratti CDS consente una valutazione più oggettiva fondata su una verifica incrociata di dati di natura diversa ma tra loro parzialmente complementari.

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