DIRITTO D'AUTORE


La Riforma UE del Copyright: la direttiva europea sul diritto d'autore nel mercato unico digitale

| 04/07/2018 12:18


In questi giorni, e precisamente dal 2 al 5 luglio, il Parlamento Europeo voterà a Strasburgo – in seduta Plenaria - la Direttiva n. 2016/0280 sul diritto d'autore nel mercato unico digitale, così detta riforma del Copyright, che ha già ottenuto il si della Commissione Affari Legali. Inutile dire che attorno a questa riforma si stanno scatenando vortici di polemiche, attacchi e preoccupazioni da parte di autorevoli esperti del settore in ogni Stato membro.

L'Italia non è esente da tutto ciò, la questione tiene banco da giorni sui media ed è oggetto di acceso dibattito politico, con il Ministro del Lavoro che attacca la riforma del diritto d'autore definendola "un grave pericolo" ed il Garante della Privacy che lancia l'allarme di rischio di distorsione del sistema informativo che addirittura – sostiene - potrebbe cambiare la natura di Internet. Ma vediamo la riforma, in cosa consiste e cosa desta tanta preoccupazione.

Dalla relazione alla Direttiva si legge chiaramente che l'evoluzione delle tecnologie digitali ha cambiato il modo in cui le opere ed altro materiale protetto vengono creati, prodotti, distribuiti e sfruttati. Sono emersi, infatti, nuovi usi, nuovi attori e nuovi modelli di business e per i consumatori si sono aperte nuove opportunità di accesso a contenuti protetti dal diritto d'autore.
Occorre adattarsi a queste nuove realtà.

Pertanto, un intervento a livello di UE si sarebbe reso necessario, anche per evitare la frammentazione del mercato interno ed essere in linea con la strategia per il mercato unico digitale, adottata nel maggio 2015, assorbendo quindi le differenze tra i diversi regimi nazionali del diritto d'autore, così che tutti gli attori di questo mercato possano beneficiare di un contesto giuridico più chiaro e coerente.

Nel nuovo contesto generale - che ha rafforzato il ruolo di Internet quale principale mercato per la distribuzione e l'accesso ai contenuti protetti dal diritto d'autore - i titolari di diritti incontrano notevoli difficoltà al momento in cui cercano di concedere una licenza e di essere remunerati per la diffusione online delle loro opere. Ciò potrebbe mettere a rischio lo sviluppo della creatività europea e la produzione di contenuti creativi.

Occorre perciò garantire – secondo la Commissione Europea – che gli autori ed i titolari di diritti ricevano una quota equa del valore generato dall'utilizzo delle loro opere e di altro materiale. E' in quest'ottica, quindi, che la Direttiva prevede misure volte a migliorare la posizione dei titolari di diritto all'atto della negoziazione e della remunerazione per lo sfruttamento dei contenuti di loro proprietà da parte dei servizi online che danno accesso a contenuti caricati dagli utenti
E' altresì necessario garantire la sostenibilità del settore dell'editoria giornalistica. Ad oggi gli editori di giornali riescono difficilmente a concedere licenze per le pubblicazioni online ricavando una quota equa del valore che esse generano. La Direttiva prevede, quindi, per gli editori di giornali, l'introduzione di misure mirate a facilitare la concessione di licenze online per le pubblicazioni, il recupero dell'investimento ed il rispetto dei diritti.

Inoltre, la Direttiva interviene anche in difesa degli autori, che hanno spesso poco potere negoziale nei rapporti contrattuali all'atto delle concessione di una licenza per i loro diritti, includendo misure volte a migliorare la trasparenza ed instaurare rapporti contrattuali più equilibrati tra gli autori e gli artisti.

Questa, dunque, la ratio legis della Direttiva in esame licenziata dalla Commissione Europea, la quale espressamente sostiene che le misure ivi adottate siano "volte a garantire il buon funzionamento del mercato per il diritto d'autore, dovrebbero avere a medio termine un impatto positivo sulla produzione e sulla disponibilità di contenuti, nonché sul pluralismo dei mezzi di comunicazione, il che, in definitiva, andrà a beneficio dei consumatori."

Nella Relazione si legge anche che la Commissione ha effettuato le consultazioni pubbliche con tutti i portatori di interessi sui temi affrontati dalla Direttiva ed ha effettuato una valutazione approfondita dell'impatto.

La direttiva è composta da 5 Titoli e 24 articoli. In particolare, il Titolo I contiene disposizioni generali che precisano l'oggetto e l'ambito di applicazione della normativa. Il titolo II riguarda misure atte ad adeguare eccezioni e limitazioni all'ambiente digitale e al contesto transfrontaliero. Il titolo III contiene misure per migliorare le pratiche di concessione delle licenze e per garantire maggior accesso ai contenuti. Il Titolo IV contiene tutte le misure per creare un mercato funzionante per il diritto d'autore ed, infine, il Titolo V contiene le disposizioni finali relative alle modifiche di altre direttive, per armonizzarle con quest'ultima.

Ed è proprio il Titolo IV - in particolare con gli artt. 11 e 13 – che sta sollevando fiumi di polemiche in molti Stati membri. Come detto in apertura, le argomentazioni degli oppositori sembrano essere esattamente opposte alle finalità dichiarate dalla Commissione Europea.

Se per quest'ultima il testo al vaglio della Plenaria in questi giorni va nella direzione sia di tutelare gli autori ed i titolari di diritti derivanti dalle loro opere e sia di garantire l'editoria giornalistica, per i critici la riforma, invece, è volta a mettere un bavaglio alla rete ed a bloccare l'utilizzo digitale delle pubblicazioni.

L'art. 11, nello specifico stabilisce una tutela giuridica armonizzata per gli utilizzi delle pubblicazioni giornalistiche. Tra le pubblicazioni di carattere giornalistico rientrerebbero i quotidiani, le riviste settimanali o mensili di interesse generale e i siti web di informazione. Per l'utilizzo digitale di tali pubblicazioni, gli Stati membri riconoscono agli editori i diritti di cui agli artt. 2 e 3 della direttiva 2001/29/CE. Per meglio chiarire, quindi, ciò significa che anche gli editori di giornali godranno del diritto esclusivo di autorizzare o vietare la riproduzione di opere (art. 2) o la messa a disposizione del pubblico (art. 3).

Questo è visto da molti come un possibile pericolo alla libera circolazione dell'informazione, perché i grandi gruppi editoriali potrebbero, distorcendo lo spirito della Direttiva, operare un controllo sull'informazione digitale ed autorizzare solo alcune pubblicazioni a scapito di altre.
L'art. 13 invece, regolamenta l'utilizzo di contenuti protetti da copyright da parte di prestatori di servizi della società di informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti. Sono, quindi, le grandi piattaforme del web i destinatari delle disposizioni di questo articolo. Pensiamo a piattaforme come Youtube, Facebook ecc. ove gli utenti possono caricare e diffondere video, articoli, fotografie ed ogni tipo di materiale coperto dal diritto d'autore. Queste piattaforme dovranno adottare misure adeguate ad impedire che il materiale circoli in rete senza un previo accordo con l'autore che preveda una adeguata retribuzione derivante dallo sfruttamento della propria opera.

Anche questo articolo è visto dagli oppositori della Direttiva come un regalo nei confronti dei produttori di contenuti generati dagli utenti, che per anni hanno cercato di essere considerati come responsabili del filtraggio preventivo anziché essere puri trasmettitori.

Due visioni opposte, quindi, quella dell'Unione Europea che, a mezzo del Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, difende la Direttiva tanto attesa, certo che vada nella direzione di garantire il buon funzionamento del mercato per il diritto d'autore e quella degli esperti di Internet e Digital dei vari Stati membri che, di contro, sostengono che la Direttiva segni un passo senza precedenti verso la trasformazione della rete, da piattaforma aperta per condividere ed innovare a strumento per il controllo dell'informazione e degli utenti.