AGENZIA DELLE ENTRATE

L'Agenzia delle entrate non ha titolarità per il recupero dei rapporti sostanziali di AGEA ed Avvocatura di Stato

13/09/2018


Commento a cura dell' avv. Avv. Angelo Lucarella ( Foro di Taranto)

Così recita l'ordinanza del Tribunale di Taranto del 10.08.2018, resa nel proc. civile R.G. 1991/2018 e probabilmente finalizzata alla corretta instaurazione del contraddittorio processuale per garantire i principi costituzionali del Giusto Processo (art. 111).

Quasi a definirsi automaticamente come un "provvedimento di garanzia" in un'ottica di equilibrio processuale tra i diritti costituzionalmente ed euro-unitariamente tutelati.
Un caso giuridico, quello che si sta trattando innanzi il Giudice jonico, che sin dalle prime battute processuali ha dato l'impressione di dover fare i conti con nuovi profili interpretativi in materia di riscossione pubblica effettuata dal nuovo Ente denominato "Agenzia delle Entrate - Riscossione" (ovvero la famosa ex Equitalia).

La questione nasce dalla curiosità di un imprenditore del comparto agro-alimentare di verificare se a suo nome pendessero carichi esattoriali (eterogenei).
Motivo per il quale il contribuente recandosi presso il territoriale ufficio dell'Agente della Riscossione ha avuto modo di riscontrare, una volta consegnatili gli estratti di ruolo relativi alla complessiva situazione debitoria nei confronti del fisco, la presenza ingente di somme iscritte ed a lui imputate da parte di AGEA ed Avvocatura di Stato.

Rispettivamente, per il primo Ente (AGEA), trattavasi di recuperi comunitari per l'erogazione di contributi in agricoltura (definiti negli estratti citati) indebitamente conseguiti e, per il secondo Ente (Avvocatura di Stato), trattavasi di presunte spese e competenze processuali in giudizi diversi non versati all'Erario.
Una volta proposto ed effettuato rituale ricorso (ai sensi della norma speciale di cui all'art. 9 del D.Lgs. 150/2011) il contribuente-ricorrente contestava, tra le tante, l'inesistenza di un titolo comunitario valido per l'eventuale recupero in riscossione tramite l'ADR pubblico; in buona sostanza che mancasse radicalmente una decisione puntale della Commissione Europea ai sensi dell'art. 14 del Reg. CE n. 659/1999 per l'instaurazione del diritto di bilancio a giro dello Stato Italiano.
Perciò veniva posta all'attenzione del giudice tarantino, unitariamente ed in via pregiudiziale, la valutazione dell'incidente di costituzionalità in merito alla presunta illegittimità normativo-genetica del D.L. 193/2016 in ordine alla istituzione dell'AGENZIA DELLE ENTRATE-RISCOSSIONE.
Ma sul punto non va sottaciuto che proprio su tale ultima questione (cioè la presunta illegittimità costituzionale della AGE-R) già lo stesso Tribunale, sez. lavoro, con l'ordinanza sospensiva del 13 luglio scorso, ha riconosciuto in altra causa (seppure in via cautelare) la fondatezza delle ragioni di diverso ricorrente proprio in merito alla presunta incostituzionalità dell'Ente che ha sostituito Equitalia ed in ordine al requisito del fumus.
Tornando però a quanto accaduto nella fattispecie in esame, invece, per AGEA ed Avvocatura dello Stato è successo che, spettando alla cancelleria del giudice tarantino effettuare la notifica del ricorso introduttivo (in virtù del D.Lgs. 150/2011) all'ADR istituito con il predetto D.L. 193/2016, veniva inoltrato alla Agenzia delle Entrate piuttosto che all'Ente strumentale della riscossione pubblica.
Questo fatto processuale inaspettato in termini di dinamica ha fatto sì che il ricorrente rappresentasse al Tribunale che, in ogni caso, l'Agenzia delle Entrate (riscossore principale e non strumentale) avesse in tutta realtà legittimazione ab origine a stare in giudizio in ragione delle posizioni che sarebbero spettate all'ADR.
A ciò va aggiunto che legittimazione passiva processuale è concetto giuridico diverso dalla legittimazione attiva procedimentale amministrativo-tributaria; posizione, quest'ultima, contestata radicalmente in capo all'Ente pubblico istituito strumentalmente all'Agenzia delle Entrate (quest'ultima presunta vera dominus delle recupero riscossivo genetico-normativo) e nell'interesse delle "entrate" di cassa dello Stato.
Ragione per cui la difesa del ricorrente-contribuente ha ulteriormente eccepito e, per l'effetto, specificato al Giudice che lo Stato Italiano non può recuperare tramite ruolo esattoriale (previsto dal DPR n. 602/73):
-le somme oggetto di erogazione di contributi europei in agricoltura poiché non qualificabili tecnicamente e giuridicamente quali "entrate" di Stato in virtù dell'art. 7 del D.Lgs. 165/1999 (norma di legge abrogata a maggio 2018 con il D.Lgs. n. 78);
-le somme oggetto di condanna processuale dei privati in favore dell'Avvocatura di Stato poiché giuridicamente inquadrabili nella sfera diritti soggettivi del legale incardinato nella struttura dell'Ente.
Alla luce di ciò, quindi, il Tribunale di Taranto con l'ordinanza agostana, emessa ex art. 9 del D.Lgs. 150/2011 e qualificabile (a tal punto) come chiarificatoria di una pregiudiziale e/o preliminare di rito nonché probabilmente finalizzata alla corretta instaurazione del contraddittorio in ottica di tutela dei principi costituzionali di Giusto Processo (ex art. 111 Cost.), ha dichiarato specificatamente che "la titolarità dei rapporti sostanziali non può riconoscersi nell'Agenzia delle Entrate".
Considerato che il contribuente, nella causa di che trattasi, ha fatto sia istanza di sospensione degli eventuali titoli nazionali (costituiti tramite le norme dell'ordinamento giuridico italiano) con rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia Europea - ex art. 9, co. 3, D. Lgs. 150/2011 - sia contestato l'illegittimità costituzionale della norma istitutiva della Agenzia delle Entrate Riscossione (soggetto avente in carico esattoriale i ruoli oggetto di contenzioso AGEA ed Avvocatura di Stato) ai fini della dichiarazione di carenza di legittimazione passiva processuale oltreché di legittimazione attiva procedimentale riscossiva, potrebbe darsi che alla prossima udienza (prevista per il 02.11.2018) il Giudice necessiterà di effettuare il predetto inoltro delle questioni rispettivamente innanzi la Corte di Giustizia Europea ed/od innanzi la Corte Costituzionale della Repubblica Italiana qualora effettivamente oggetto di rilevanza processuale.
Un contenzioso che si appresta, pertanto, a far soffermare l'attenzione del giudicante sulla necessità di vagliare più che mai l'affermazione dell'effettività applicativa dei diversi principi giuridici e diritti inviolabili che risiedono, a tutt'oggi, nella Carta Costituzionale italiana e nella dichiarazione CEDU.