FAMIGLIA

Disegno Pillon, una piccola rivoluzione del diritto di famiglia?

13/09/2018 12:47


Commento a cura dell' avv. Mariarosaria Della Corte


Il Ddl Pillon sulla riforma del diritto di famiglia ha recentemente acceso gli animi di giornalisti e avvocati con riferimento, in speciale modo, al cd. "principio della bigenitorialità perfetta" e del mantenimento dei figli in forma diretta.

C'è chi sostiene che le norme siano già esistenti e che il mantenimento diretto significherebbe povertà assoluta per le madri, ma non è così. Il concetto di mantenimento diretto è già presente nel nostro ordinamento e, dalla lettera della legge, si evince come residuale -ecco l'inciso "ove necessario" - l'ipotesi in cui uno dei genitori corrisponda nelle mani dell'ex partner le somme di cui il minore ha bisogno: l'art. 337 ter c.c. stabilisce che "salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando le attuali esigenze del figlio, il tenore di vita, i tempi di permanenza presso ciascun genitore, le risorse economiche di entrambi i genitori, la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore".

Tuttavia, nelle aule dei Tribunali la giurisprudenza non ha mai attuato una correlazione automatica tra affidamento condiviso e mantenimento diretto, rimasti dunque lettera morta, un rimedio invocato abbastanza inutilmente da una delle parti per evitare assegni perequativi percepiti come esosi. Ecco il perché del DDL Pillon, il quale apre definendo la legge 54/2006 come un fallimento, con l'ammissione di dati allarmanti: "in Italia l'affido a tempi paritetici è stimato intorno all'1-2 per cento, in Belgio supera il 20 per cento, in Quebec il 25 per cento, in Svezia il 28 per cento. In Italia l'affido materialmente condiviso (considerando tale una situazione nella quale il minore trascorre almeno il 30 per cento del tempo presso il genitore meno coinvolto) riguarda il 3-4 per cento dei minori."

A ben guardare, quindi, il DDL Pillon contiene una piccola rivoluzione, che parte dal mantenimento diretto e, passando per il diritto del minore a trascorrere con ciascuno dei genitori tempi paritetici - salvi i casi di impossibilità materiale - arriva al doppio domicilio ed all'assegnazione della casa familiare, spesso il vero oggetto del contendere di molte battaglie, dietro corresponsione di un indennizzo. La parte economicamente più debole avrà comunque diritto ad un assegno di mantenimento per se, a prescindere dal mantenimento diretto dei figli. A fare da filo conduttore, il cosiddetto "piano genitoriale", nel quale entrambi i genitori individueranno le concrete esigenze dei figli e formeranno i capitoli di spesa (in caso di disaccordo lo predisporrà il magistrato) che saranno adempiuti e pagati da entrambi. Non si dice abbastanza che il piano genitoriale rispetterà le eventuali disparità di reddito tra i genitori per cui, colui che guadagna di più parteciperà in maggior misura alle spese occorrenti per mantenere i figli.

Altre novità, di grande rilievo, sono la obbligatorietà della mediazione familiare (soltanto la prima seduta), la cui professione viene regolamentata una volta per tutte e l'istituzione del coordinatore genitoriale, che già previsto da recenti sentenze dei Tribunali (Roma e Milano in primis): un "esperto qualificato, con il compito di gestire in via stragiudiziale le controversie eventualmente sorte tra i genitori di prole minorenne relativamente all'esecuzione del piano genitoriale", il quale si auspica operi a tariffe agevolate.

Sul punto, sarebbe opportuno disancorare il mediatore dall'obbligo di riservatezza, in quanto, ove la mediazione fallisse risulterebbe molto utile che il giudice conoscesse le dinamiche della mediazione e sopratutto le responsabilità del genitore che ne ha maggiormente determinato il fallimento . Come dire più pace tra gli uomini e meno ricorsi ex art. 709ter c.p.c., strumento anch'esso al vaglio e che si vuole più incisivo, atteso che la mera ammonizione si è rivelata fin qui una minaccia innocua a disarmare genitori intemperanti e fuori legge. In sostanza, al di là di facili allarmismi, il DDL Pillon è tutt'altro che un pericolo, benché ne debbano passare di emendamenti per diventare concreto.

Soprattutto, è chiaro che in una materia complessa come il diritto di famiglia ogni regola vada adeguata al caso singolo, a seconda della disparità economica tra le parti, della distanza tra le abitazioni, delle necessità lavorative dei genitori, della età dei minori, senza dimenticare l'obbligo di mantenere il coniuge più debole economicamente. Insomma, nessuno finisce in mezzo a una strada, anzi. L'obiettivo certo è di sedare animi e conflitti, prevenire guerre lunghe, inutili e faticose, ricordare ai tecnici del diritto, come sapientemente espresso dal giudice Buffone nell'ordinanza del Tribunale di Milano del 23 marzo 2016, che "nel processo di famiglia l'avvocato è difensore del padre o della madre; ma certamente è anche difensore del minore". Irrisolta la vexata quaestio di prevedere nel DDL la necessaria specializzazione dell'avvocatura e della magistratura, indispensabile trait d'union, per una corretta interpretazione di norme incisive, tutela effettiva della prole innanzitutto. (www.studiolegalemdellacorte.it)

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