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Giurisdizione Corte dei conti per società a partecipazione pubblica solo se danno diretto al socio pubblico

| 09/11/2018 16:46

La partecipazione pubblica, anche totalitaria, di una società di capitali non radica la giurisdizione della Corte dei conti, la quale sussiste nei soli casi in cui sia prospettato un danno arrecato dal rappresentante della società partecipata al socio pubblico in via diretta, o il rappresentante del socio pubblico abbia colpevolmente trascurato di esercitare i propri diritti di socio, o sia configurabile la speciale natura dello statuto legale di alcune partecipate.
I requisiti per la configurabilità di una società in house sono: il capitale sociale integralmente detenuto da uno o più enti pubblici per l'esercizio di pubblici servizi e lo statuto deve vietare la cessione delle partecipazioni a soci privati; b) deve esplicare statutariamente la propria attività prevalente in favore degli enti partecipanti; c) la gestione sia per statuto assoggettata a forme di controllo analoghe a quelle esercitate dagli enti pubblici sui propri uffici.

Decisione: Sentenza n. 22414/2018 Cassazione Civile - Sezioni Unite

Principio: La partecipazione pubblica, anche totalitaria, di una società di capitali non radica la giurisdizione della Corte dei conti, la quale sussiste nei soli casi in cui sia prospettato un danno arrecato dal rappresentante della società partecipata al socio pubblico in via diretta (non, cioè, quale mero riflesso della perdita di valore della partecipazione sociale), o sia contestato al rappresentante del socio pubblico di aver colpevolmente trascurato di esercitare i propri diritti di socio, così pregiudicando il valore della partecipazione, o, infine, sia configurabile la speciale natura dello statuto legale di alcune società partecipate.
I requisiti per la configurabilità di una società in house e le modalità del loro accertamento sono i seguenti: a) il capitale sociale deve essere integralmente detenuto da uno o più enti pubblici per l'esercizio di pubblici servizi e lo statuto deve vietare la cessione delle partecipazioni a soci privati; b) la società deve esplicare statutariamente la propria attività prevalente in favore degli enti partecipanti, in modo che l'eventuale attività accessoria non implichi una significativa presenza sul mercato e rivesta una valenza meramente strumentale; c) la gestione sia per statuto assoggettata a forme di controllo analoghe a quelle esercitate dagli enti pubblici sui propri uffici.

Osservazioni.
Il Consesso era chiamato a decidere - a seguito di regolamento preventivo di giurisdizione sollevato dal convenuto che contestava i presupposti di società «in house» della partecipata - in merito a un rappresentante della Regione, al quale erano contestati atti in violazione ai suoi doveri, con richiesta di condanna per i danni cagionati alla società di cui la Regione era socio unico.
Le Sezioni Unite hanno richiamato i due principi già affermati e ritenuti consolidati, e poiché nello statuto della partecipata era assente qualsiasi previsione limitativa dell'attività in favore della Regione o prescrizione dell'obbligo di rispettare il criterio della prevalenza (era, anzi, previsto l'esercizio di molteplici attività diversificate, con la massima libertà gestionale e la possibilità di coordinare le iniziative con altri enti e aziende fornitori di servizi pubblici, lasciando spazio - così ha ritenuto la Cassazione - all'operatività in regime di libero mercato), ha dichiarato il difetto di giiurisdizione della Corte dei conti.

Giurisprudenza rilevante.
• Cass. SS.UU. 22306/2015
• Cass. SS.UU. 15594/2014
• Cass. SS.UU. 26283/2013
• Cass. SS.UU. 26806/2009

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