Dl Fisco

Pace fiscale, affinità e divergenze con i suoi precedenti

| 16/11/2018 14:02


Commento a cura di
Avv. Gianluca Ferri, avvocato tributarista patrocinante in Cassazione - Counsel - CBA Studio Legale e Tributario - Avv. Chiara Chirico, Avvocato tributarista - CBA Studio Legale e Tributario

Con il Decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il giorno 23 ottobre 2018 è entrato in vigore il discusso progetto di "Pace Fiscale" del governo. Il Decreto Legge n. 119 rubricato "Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria" racchiude le scelte adottate dall'attuale maggioranza di governo per sanare e portare a chiusura tutta una serie di rapporti tra Fisco e Contribuente, al duplice scopo di fare cassa e di favorire quella platea di contribuenti virtuosi che per varie ragioni non siano riusciti ad adempiere correttamente a tutti gli obblighi fiscali.


Nonostante il predetto dichiarato intento e la volontà che traspare dal testo di legge di abbracciare quante più situazioni possibili, nel contempo accordando condizioni più favorevoli rispetto al passato per la definizione di debiti fiscali (si veda ad esempio la nuova Rottamazione ter rispetto alle precedenti due edizioni), il provvedimento di "riappacificazione" presenta talune discrepanze rispetto alle misure di favore racchiuse in precedenti provvedimenti di analoga natura e finalità.

In effetti, una più attenta lettura dell'odierno decreto fiscale, lascia intravedere alcune posizioni che rimangono oggi prive di una via d'uscita bonaria e che invece risultavano coperte dalle previsioni delle precedenti normative, in primis la Legge 27/12/2002 n. 289 cui il provvedimento di Pace Fiscale per svariati aspetti si ispira.

Tra queste situazioni escluse dal novero delle ipotesi definibili vi sono, in primo luogo, gli accertamenti tutt'ora in corso da parte dell'Amministrazione Finanziaria, che sta portando avanti una verifica fiscale che sfocerà nell'emissione di un processo verbale di constatazione o di un avviso di accertamento; oltre che i casi dei contribuenti che si trovino ancora nella fase pre-accertativa, qualora, ad esempio, abbiano ricevuto la sola notifica di un questionario da parte dell'Agenzia delle Entrate contenente una richiesta di chiarimenti e/o di documentazione volta a chiarire l'assunzione di un certo comportamento, propedeutico all'avvio di una vera e propria verifica fiscale.

In questo senso, la citata Legge n. 289 del 2002 prevedeva una forbice piuttosto ampia di ipotesi definibili in grado di comprendere anche i predetti casi di contribuenti venuti a conoscenza di atti preparativi all'avvio di un accertamento nei loro confronti e a cui veniva concessa la possibilità di regolarizzare la propria posizione prima dell'assunzione di provvedimenti da parte dell'Amministrazione Finanziaria, sulla base di una sorta di avvertimento del fisco.

Stesso dicasi in relazione ai contribuenti che abbiano ricevuto comunicazioni di irregolarità (i cc.dd. avvisi bonari) ai sensi degli articoli 36-bis e 36-ter del DPR n. 600/73 scaturenti, rispettivamente, da controlli automatizzati e formali delle dichiarazioni presentate.

Gli strumenti definitori previsti dal decreto fiscale attualmente in vigore sbarrano la strada anche alla possibile definizione di dette ipotesi.

Per il momento, non viene inoltre concessa l'opportunità agli enti territoriali (in particolare ai Comuni) di aderire alla definizione agevolata dei carichi affidati alla riscossione in relazione alle entrate di propria competenza (quali IMU e Tasi).

La c.d. Rottamazione ter, infatti, non prevede una apposita disposizione residuale che lasci aperta la strada ad una adesione di tali Enti all'ipotesi di saldo e stralcio dei ruoli, a differenza invece della Rottamazione bis che fissava un termine di sessanta giorni entro il quale le regioni, le province, le città metropolitane e i comuni, con riferimento alle loro entrate anche tributarie, potessero manifestare la volontà di aderire al procedimento di rottamazione mediante l'adozione di propri atti interni.

Va detto che allo stato risultano essere presentati e sono attualmente in corso di esame centinaia di emendamenti alla attuale versione del decreto fiscale che, tra il resto, prevedrebbero l'estensione della rottamazione anche per i tributi locali di spettanza dei Comuni, con sicuri effetti in termini di aumento di gettito incassabile se si ha riguardo in particolare alle possibili entrate a titolo di IMU, e l'inclusione degli avvisi bonari nell'ambito delle ipotesi di definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento.

In merito alla definizione delle liti tributarie pendenti, va osservato come il quantum oggetto di definizione risulti eccessivo rispetto a quanto previsto dalla citata Legge n. 289/2002, atteso che in ipotesi di soccombenza dell'Agenzia delle Entrate nell'ultima sentenza resa prima dell'entrata in vigore della legge il Contribuente che intendesse definire era chiamato a versare il 10% del valore della lite mentre oggi risulta dovuto il 50% delle imposte in caso di sentenza favorevole di primo grado ed il 20% in ipotesi di vittoria in appello.

Non è quindi escluso che talune delle sopra rilevate discrepanze della presente edizione del decreto di pace fiscale vengano aggiustate in corso d'opera, allineandosi alle scelte dei passati governi.

In questo senso, da fonti parlamentari si apprende la possibilità di estendere i benefici della Pace Fiscale anche agli atti notificati dopo il 24 ottobre ma entro la conversione del DL; si sta dibattendo infatti sulla possibilità di rimettere in termini tutti quei contribuenti che si sono visti recapitare un avviso di accertamento, un PVC o che hanno presentato un'istanza di adesione, senza aver avuto il tempo di sottoscrivere l'accordo di adesione, dopo la scadenza del 24 ottobre ma prima della conversione del decreto.

E' delle ultime ore la notizia dalla eliminazione della dichiarazione integrativa speciale dal progetto di Pace Fiscale che avrebbe consentito di sanare i redditi passati non dichiarati, fino ad un massimo di 100.000 euro annui di imponibile ed entro il 30% del dichiarato, mediante il pagamento di un'imposta sostituiva. La scelta verrebbe in parte compensata dall'introduzione dalla possibilità di sanare gli omessi versamenti dovuti a difficoltà economiche, la commissione di irregolarità formali di scarso impatto in termini di gettito e gli avvisi bonari, oggetto dei prossimi emendamenti in agenda.