mediazione

Le peculiarità della mediazione confermate nelle recenti pronunce

30/11/2018 10:21


di Antonella Russomanto


Diversi sono gli strumenti alternativi alla giurisdizione all'interno del nostro ordinamento che, presentando medesime peculiarità e fondandosi sulla comune volontà delle parti di arginare il rischio di contenzioso con una soluzione bonaria, si innestano nei momenti precedenti alla domanda verso l'autorità consentendo la fine di qualsiasi controversia.

Divenuta condizione di procedibilità della domanda giudiziale a seguito delle modifiche apportate dal Dl. 21.06.2013 n. 69 convertito in Legge 9.07.2013 n. 98, la mediazione ha assunto sempre più rilevanza costituendo uno strumento strategico soprattutto negli ultimi tempi.

Quali le pronunce più significative in materia e quali i risvolti sostanziali nella realtà giuridica?
Esaminando con attenzione l'argomento, perfino nel secondo grado di giudizio l'istituto ha trovato costantemente spazio, pensando alla possibilità di ricorrervi qualora il giudice decida in tal senso.

Una recente ordinanza della Corte di appello di Napoli, infatti, si è soffermata ancora sull'importanza della presenza personale delle parti e al contempo sul ruolo del mediatore.

E' stato precisato che il tentativo di mediazione "non può considerarsi assolto" se all'udienza non vi sia la partecipazione dei diretti interessati oltre che dei rispettivi legali. Ciò in quanto nonostante i procuratori conoscano nei minimi dettagli le tipicità del singolo caso è bene che i soggetti direttamente coinvolti acquisiscano consapevolezza della centralità ed opportunità di tale strumento. Così come direttamente il mediatore, nell'ipotesi in cui non venga raggiunto l'accordo, è libero di formulare una proposta di conciliazione mantenendo in piedi la funzione di mezzo alternativo effettivo di tale strumento rispetto all'ordinaria definizione giudiziale.

Ciò coerentemente con la funzione "attiva e deflattiva" della mediazione, quale istituto "non destinato ad esaurirsi in una mera ricognizione attiva delle parti" (Corte di Appello di Na 9.05.2018 ordinanza 1672).

Ne deriva una conferma del principio per cui il mero avvio della procedura non è da solo sufficiente a soddisfare la condizione di procedibilità: "l'onere gravante sul soggetto tenuto ad attivare il tentativo di mediazione deve necessariamente ricomprendere anche quello di partecipare al relativo procedimento" (Tribunale di Reggio Emilia 12.01.2017).

Il mediatore proprio nell'ottica di continua partecipazione e propositiva funzione non deve limitarsi al rispetto delle domande di rito ma, una volta constatata l'effettiva possibilità di una definizione positiva dell'accordo stragiudiziale, avrà il dovere di ampliare il suo intervento fino a raggiungere ulteriori controversie esistenti tra le parti. Il mediatore in particolare "dovrà estendere la mediazione anche alle ulteriori questioni economiche tra loro pendenti" provando a circoscrivere le motivazioni del conflitto qualora non fosse possibile debellarle totalmente. Dunque conciliare.

"Mediare" letteralmente significa "dividere a metà, interporsi" e ancora "essere in mezzo a", mentre nel linguaggio filosofico presuppone un'azione con finalità di collegare logicamente un termine all'altro.

Il laitmotive diviene il concetto di relazione e connessione tra le parti, di elemento inserito tra realtà distinte tra loro, si potrebbe dire con lo scopo di creare legame considerando la modalità in cui la mediazione viene intesa all'interno del nostro sistema giuridico.

Su tale scia, ulteriori pronunce d'interesse seguono la linea che presuppone il necessario tentativo di conciliare anche nei casi in cui la causa risulti connessa ad altra per la quale la mediazione non sia obbligatoria (Tribunale Belluno, 22/06/2018). E in aggiunta, la Corte di Appello di Ancona ha dichiarato l'improcedibilità della domanda giudiziale per mancato esperimento della procedura di mediazione, attesa la mancata partecipazione personale della parte al primo incontro informativo (sentenza del 23/05/2018).

Alla luce di quanto riportato, emerge chiaramente come la mediazione abbia mantenuto una struttura incentrata sulle due diverse forme: compositiva, volta alla conclusione di un accordo amichevole e propositiva incentrata nella formulazione di una proposta utile alla risoluzione del contenzioso.

Le pronunce succedutesi fino ad oggi non hanno fatto che confermare la forma dell'istituto, rimarcando in maniera ancor più incisiva (se possibile) le specificità che l'hanno resa l'istituto di composizione per eccellenza.