SISTEMA SOCIETA' - CONCORRENZA SLEALE

La concorrenza sleale tra imprese e lo storno dei dipendenti

| 05/12/2018 14:46


Come noto, i rapporti contrattuali tra imprese mirano a regolare aspetti relativi alla concorrenza con l'obiettivo di proteggere l'impresa da possibili "interferenze" nello svolgimento dell'attività attraverso la stipula di veri e propri patti regolati dalla legge ai sensi dell'art. 2596 c.c.
Spesso però accade che condotte di natura anticoncorrenziale violano gli accordi in oggetto attraverso l'opera di terzi soggetti interposti, mediante atti che di per sé sono leciti e costituzionalmente garantiti. In particolare, ci riferiamo al fenomeno del c.d. "sviamento o storno di dipendenti" consistente nell'assunzione di personale di una impresa concorrente.

I dipendenti spesso sono veri e propri custodi di metodo di lavoro, informazioni riservate rilevanti ai fini dello sviluppo del business di un'impresa ed inoltre in alcuni casi possono addirittura essere in grado di determinare l'incremento del volume di affari di un'impresa a discapito di un'altra. L'ex dipendente "sviato" quindi può assumere il ruolo di vero e proprio coautore nello svolgimento della condotta anticoncorrenziale ad opera di un'impresa. Corollario di tale fenomeno è la contrapposizione tra interessi costituzionalmente garantiti tra cui la libera circolazione del lavoro ex art 4 Cost. e la libertà di iniziativa economica quale presidio del libero mercato (art. 41 Cost.).

La giurisprudenza di legittimità, a tal proposito, nell'impossibilità spesso di conciliare princìpi costituzionali contrapposti, ha enunciato, sulla base di alcuni indici, una serie ipotesi in cui un interesse prevale sull'altro. Proprio in tale contesto la Corte di Cassazione ha stabilito che lo sviamento di dipendenti idoneo ad integrare atti di concorrenza sleale per potere "soccombere" deve essere sorretto dal c.d. "animus nocendi" e cioè deve essere compiuto con l'intenzione di recare danno altrui per perseguire un proprio vantaggio competitivo con il concorso colposo del dipendente.

Assume quindi rilevanza l'acquisizione di dipendenti costituenti la rete commerciale di un'impresa da parte di una concorrente priva di autonoma rete ad hoc, specie se i dipendenti in questione vantano un'esperienza pluriennale in ambito commerciale tale da potere "spostare" il fatturato dell'ex datore di lavoro in favore del concorrente che li ha nuovamente assunti anche attraverso l'invio di specifiche proposte commerciali ai clienti. È stato d'altronde osservato che costituisce concorrenza sleale lo storno di un elevato numero di collaboratori qualificati su cui è prevalentemente fondata l'organizzazione aziendale e l'idoneità di tale atto a determinare una grave disfunzione nello svolgimento della normale attività della concorrente (Tribunale di Milano n. 2156/2018).

Ciò che è necessario, pertanto, affinché lo storno possa tradursi in un atto di concorrenza sleale è che lo stesso venga effettuato con la finalità di danneggiare l'altrui azienda in misura eccedente rispetto al normale pregiudizio derivante dalla perdita di prestatori di lavoro che scelgano di lavorare presso un'altra impresa; assume pertanto centralità l'intento di vanificare lo sforzo di investimento dell'imprenditorie antagonista. In caso contrario, infatti, si rischierebbe di attrare nell'alveo della condotta illecita qualsiasi atto diretto a conquistare lo spazio di mercato del concorrente. (Tribunale di Bolzano, Civile, Sezione 1, Sentenza del 20-09-2018, n. 1005).

Sempre in materia di concorrenza sleale è stato dato risalto alla segretezza delle informazioni statuendo il principio secondo cui integra gli estremi dello sviamento di clientela con finalità illecita la condotta posta in essere da un imprenditore che......Continua la lettura su Sistema Società, in PlusPlus24Diritto

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