società a responsabilità limitata

Consiglio Notarile di Milano,
nuove massime dedicate alle s.r.l. PMI

| 11/12/2018 08:51

La Commissione Massime Societarie del Consiglio Notarile di Milano ha presentato nel corso del convegno dello scorso 30 novembre una serie di nuovi orientamenti interpretativi dedicati alla disciplina speciale delle s.r.l. PMI.

La società a responsabilità limitata è di gran lunga il tipo sociale più diffuso nel nostro Paese: da sola annovera un numero di esemplari (più di 1.000.000) equivalente a tutte le altre società lucrative e rappresenta più del 90% delle società di capitali. La ragione sta probabilmente nel fatto che essa consente ai soci di beneficiare della responsabilità limitata per le obbligazioni sociali e al contempo offre loro la massima elasticità strutturale e organizzativa.

La riforma del diritto societario del 2003 ha accentuato queste sue caratteristiche, differenziandola sensibilmente dalle S.p.A., connotate da una maggiore rigidità e da maggiori costi. Pochi anni dopo la riforma, inoltre, il legislatore, spinto dagli effetti della crisi economica del 2007, è tornato a mettere mano alla disciplina delle s.r.l.: dapprima creando la s.r.l. semplificata, poi riducendo a 1 euro il minimo del capitale sociale, quindi introducendo una serie di eccezioni per le ben note s.r.l. startup innovative.

L'ultimo degli interventi normativi in questo settore (non sempre ben coordinati tra loro) è del 2017 e riguarda proprio la figura delle s.r.l. PMI, alle quali, senza limiti di tempo, vengono estese alcune delle più significative eccezioni inizialmente destinate alle sole startup innovative. Quelle che erano state concepite come deroghe temporanee, limitate alla fase iniziale delle sole imprese innovative, sono quindi diventate elementi stabili del regime giuridico delle s.r.l. PMI.

Tra le novità della disciplina, due aspetti assumono importanza centrale: anzitutto, le s.r.l. PMI possono emettere categorie di quote, dotate di diritti diversi; in secondo luogo, esse possono offrire al pubblico le proprie quote, mediante operazioni di crowdfunding su portali specializzati, che danno così luogo a mercati (non regolamentati) di categorie di quote di s.r.l.

Ma cosa sono, esattamente, tali categorie di quote e in cosa si differenziano dalle quote "ordinarie"?

Si può dire che il tratto caratterizzante consiste nel fatto che tutte le quote di una medesima categoria attribuiscono ai loro titolari, in modo spersonalizzato e omogeneo, "diritti diversi" rispetto alle altre quote della società. Ciò significa che, a differenza dei "diritti particolari" ai sensi dell'art. 2468 c.c., i diritti della categoria spettano a tutti i titolari delle relative quote senza che sia necessario individuarli singolarmente e in modo uguale all'interno della categoria, in proporzione alla misura della partecipazione di ciascuno di essi.

Inoltre, tali caratteristiche rimangono immutate anche in caso di circolazione delle quote della categoria, perché si ritiene che sia connaturato a questo istituto il fatto che anche l'acquirente delle quote, chiunque esso sia, subentri nella medesima posizione del socio alienante e quindi anche nei diritti diversi che caratterizzano la categoria. Si passa dunque da un'ottica di intuitus personae, tipica dei diritti individuali ai sensi dell'art. 2468 c.c., a una "oggettivizzazione" dell'investimento, tipica invece delle azioni di s.p.a., alle quali in effetti le quote di categoria somigliano molto.

Le ragioni di questo cambio di passo sono essenzialmente due. Da un lato, si crea così lo strumento per effettuare operazioni di incentivazione o fidelizzazione di categorie di collaboratori o partner della società, ai quali possono essere destinati piani volti all'assegnazione di quote di categorie speciali.

Dall'altro, si realizza il presupposto proprio per l'apertura al mercato del capitale di rischio, tramite le offerte al pubblico di quote di categoria, tutte aventi le medesime caratteristiche a prescindere da chi ne sia titolare.

Un altro aspetto merita infine di essere sottolineato. Si deve infatti ritenere che, ferme restando le caratteristiche di spersonalizzazione e di uguaglianza dei diritti spettanti alle quote di ciascuna categoria, sia facoltà della società stabilire le modalità "strutturali" con le quali intende configurare le quote di categoria.

Essa potrà quindi scegliere se emettere, per ciascuna categoria, un numero predeterminato di quote "standardizzate", aventi cioè il medesimo valore nominale o comunque la medesima misura, oppure se mantenere, anche all'interno della categoria, la "variabilità" e divisibilità delle quote, come avviene di regola per le quote individuali di s.r.l., non appartenenti ad alcuna categoria. Si tratta solo di due diverse tecniche di configurazione delle quote, che nulla tolgono alla loro caratteristica essenziale imperniata sull'attribuzione dei "diritti diversi".