RIFORMA FALLIMENTARE

La disciplina della crisi e dell'insolvenza dei gruppi

11/12/2018 16:01


a cura dell'avvocato Alessandro Fosco Fagotto

In Italia il fenomeno della crisi d'impresa di gruppo riveste carattere di particolare significatività, anche sociale, riguardando 120 mila gruppi con oltre 300 mila imprese coinvolte. Nonostante l'importanza, la materia è stata trattata dal legisaltore "collateralmente" e il fenomeno non è mai stato preso in considerazione in modo strutturale.

Nel nostro ordinamento è infatti ben radicato il principio dell'autonomia patrimoniale - che vede le singole entità societarie trattate quasi fossero delle monadi - a cui sono ricondotte conseguenze sia sul piano civilistico che sul piano fallimentare. Nel gioco delle parti tra autonomia patrimoniale delle singole entità, da un lato, e appartenenza al gruppo, dall'altro, non è mai stato semplice individuare soluzioni univoche dal punto di vista normativo. Il legislatore ha infatti storicamente privilegiato l'aspetto dell'autonomia patrimoniale e ha preso in considerazione la disciplina della crisi di gruppo in modo meno strutturato in alcuni articoli del Codice Civile, tra i quali l'Articolo 2497 che disciplina l'esercizio della direzione e coordinamento da parte di una capogruppo nei confronti del gruppo e introduce il principio dei vantaggi compensativi che derivano dal legame di una società al gruppo.

A causa di questa impostazione, declinare il principio dell'interesse di gruppo nella pratica non è stato semplice; con riferimento ai vantaggi compensativi, la Giurisprudenza ha ad esempio chiarito che essi devono essere tangibili e non solo astrattamente riconducibili all'appartenenza al gruppo.

La riforma del diritto fallimentare rappresenta un importante cambio di passo, poiché per la prima volta nel nostro ordinamento giuridico il tema della crisi di gruppo è trattato e gestito in modo strutturale.

In particolare, la riforma introduce una decina di articoli che sanciscono alcuni principi cardine, tra cui la possibilità di prevedere un ricorso unitario in caso di crisi di gruppo, così come un unico piano di risanamento e, allo stesso tempo, il rispetto dell'autonomia delle masse attive e passive.

La gestione unitaria della disciplina della crisi di gruppo, pur muovendo dal presupposto che ci sia un collegamento, in unico contenitore, di tutta la manovra finanziaria, fa infatti salvo il principio dell'autonomia patrimoniale prevedendo la necessità che le soluzioni individuate siano in funzione del miglior soddisfacimento dei creditori delle singole entità. La soluzione "collettiva" individuata non potrà mai essere tale da penalizzare i suddetti creditori in misura superiore alle penalizzazioni che avrebbero ottenuto in caso di singola e autonoma procedura di natura concorsuale.

Da un lato, quindi, viene ribadito il principio dell'autonomia patrimoniale, dall'altro viene consentita una dinamica funzionale all'equilibrio di gruppo, tenuta in considerazione, oltre che nel ricorso unitario e nell'unico piano di risanamento, anche in ulteriori disposizioni che consentono, a certe condizioni, trasferimenti di risorse infra-gruppo.