cessione di ramo d'azienda

La cessione di ramo d'azienda integra una variazione di zona sottoposta ai vincoli di accettazione da parte dell'agente ai sensi dell'articolo 2 dell'AEC Industria

09/01/2019 14:45


Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, 29.11.2018 n. 30903

Commento a cura degli avv.ti Maria Chiara Costabile e Antonio Aria


La Corte di Cassazione, con la sentenza del 29 novembre 2018, si è pronunciata in merito al rapporto di agenzia e, in particolare, con riguardo alle modifiche del contratto inerenti le variazioni di zona.

Nel caso specifico, a fronte di una comunicazione della Preponente circa la volontà di cedere un proprio ramo d'azienda e la volontà della società subentrante di proseguire nel rapporto con l'Agente, quest'ultimo, nel termine di 30 giorni, rispondeva negando il proprio assenso ai sensi e per gli effetti dell'articolo 2 comma 5 dell'AEC Industria 2002 ("Qualora l'agente o rappresentante comunichi, entro trenta giorni, di non accettare le variazioni che modifichino sensibilmente il contenuto economico del rapporto, la comunicazione del preponente costituirà preavviso per la cessazione del rapporto di agenzia o rappresentanza, ad iniziativa della casa mandante"); l'Agente invocava, pertanto, il recesso dal rapporto per fatto addebitabile alla Preponente chiedendo, di conseguenza, il pagamento di tutte le indennità di cessazione del rapporto.

Posto il diniego della Preponente alle richieste dell'Agente, nell'instaurato procedimento avanti il Tribunale di Brescia veniva dichiarata, in data 12 aprile 2012, la legittimità della condotta dell'Agente e, conseguentemente, la Preponente veniva condannata al pagamento di tutte le indennità di cessazione del rapporto pari ad euro 250.000,00.

Proposto appello avanti la Corte di Brescia, la sentenza di primo grado veniva riformata in data 12 giugno 2013, in quanto veniva negata l'applicabilità dell'articolo 2 dell'AEC Industria ad una cessione di ramo d'azienda, sulla base dei seguenti principi:

- una cessione di ramo d'azienda non può essere valutata come decisione dell'imprenditore unilaterale e mirata al singolo rapporto di agenzia (elementi tipici di una variazione di zona), bensì solo come decisione, per quanto sempre unilaterale, di più ampio respiro e che soltanto indirettamente coinvolge anche il singolo rapporto di agenzia;
- una cessione d'azienda, o all'evidenza, anche un ramo della stessa, ben può integrare una giusta causa di recesso dell'agente dal contratto di agenzia quando il cessionario, che appunto ai sensi dell'art. 2558 c.c. subentra al mandante-cedente, non offre una sufficiente garanzia del regolare adempimento delle obbligazioni derivanti dalla prosecuzione del rapporto di durata e, più in generale, della regolare prosecuzione dell'attività dell'azienda cui è connessa l'attività dell'agente medesimo;
- perché si possa configurare una reale riduzione di zona nei termini di cui all'art.2, comma 5, dell'AEC è necessario che effettivamente e in concreto (e non soltanto sulla base di mere ipotesi unilaterali dell'agente) la cessionaria impedisca la prosecuzione del rapporto di agenzia, magari sottoponendo all'agente condizioni inaccettabili.

Tale sentenza, facendo applicazione dei suddetti principi, quantomeno dei primi due, condivisi da numerose sentenze di Corti d'Appello, è stata, tuttavia, cassata dalla Suprema Corte, in quanto il giudice di secondo grado avrebbe dimenticato che l'articolo 2 prevede un preciso e limitato arco temporale, ossia il termine di 30 giorni, entro il quale l'Agente può dichiarare di non accettare le modifiche contrattuali unilateralmente introdotte dalla preponente, termine che, nella specie, era stato per intero utilizzato dall'agente per negare il suo assenso alla variazione di zona.

Dalla presente sentenza consegue l'importante principio, de facto, che la Corte di Cassazione ritiene applicabile la disciplina delle variazioni di zona (e relativi limiti) anche a variazioni del generale assetto produttivo della Preponente privi di specificità sul singolo rapporto contrattuale.