Il Codice della Crisi di Impresa e dell'Insolvenza

La nuova regolazione della crisi dei gruppi di imprese: il concordato preventivo di gruppo

12/02/2019 15:14




a cura di Gianclaudio Fischetti , PwC TLS Avvocati e Commercialisti

Il Codice della Crisi di Impresa e dell'Insolvenza, per la prima volta in Italia, regola in maniera sistematica e strutturale il tema della crisi di gruppo.

Innanzitutto, l'art. 2 lett. h) CCII introduce una nozione unitaria di gruppo di imprese, ivi definito «l'insieme delle società, delle imprese e degli enti, escluso lo Stato, che, ai sensi degli articoli 2497 e 2545-septies del codice civile, sono sottoposti alla direzione e coordinamento di una società, di un ente o di una persona fisica, sulla base di un vincolo partecipativo o di un contratto».

Ma le novità più rilevanti sul tema sono senza dubbio contenute nel Titolo VI del CCII, che introduce una serie di previsioni applicabili alle procedure concorsuali che coinvolgono gruppi d'imprese, tra le quali la disciplina del concordato di gruppo.

In particolare, l'art. 284 CCII prevede che più imprese in stato di crisi appartenenti al medesimo gruppo, aventi ciascuna il proprio centro degli interessi principali nello Stato italiano, possono proporre, con un unico ricorso, domanda di accesso al concordato preventivo ai sensi dell'art. 40 CCII, presentando un piano concordatario unitario, ovvero più piani reciprocamente collegati ed interferenti, mantenendo in ogni caso autonome le rispettive masse attive e passive.

La domanda deve contenere informazioni analitiche sulla struttura del gruppo, sui rapporti e vincoli partecipativi tra le singole imprese, nonché illustrare le ragioni di maggior convenienza, in funzione del miglior soddisfacimento dei creditori, della scelta di intraprendere la via del concordato di gruppo in luogo di procedure autonome per ogni singola imprese.

Il piano unitario o i piani collegati devono essere idonei a consentire il risanamento della posizione debitoria di ciascuna impresa, oltre che assicurare il riequilibrio complessivo della situazione finanziaria di ognuna.

Al fine di raggiungere tale obiettivo, l'art. 285 CCII permette di strutturare il piano unitario o i piani collegati prevedendo la liquidazione di alcune imprese e la continuazione dell'attività di altre; tuttavia, l'applicabilità delle norme sul concordato in continuità viene limitata ai casi in cui i creditori delle imprese del gruppo siano soddisfatti in misura maggiore dai flussi generati dalla continuità rispetto al ricavato dalla liquidazione.

Simili scelte possono essere contestate, in quanto pregiudizievoli, attraverso lo strumento dell'opposizione all'omologazione, dai creditori dissenzienti rappresentanti almeno il 20% dei crediti ammessi al voto, ovvero dai creditori appartenenti ad una classe dissenziente, oppure dai soci, per i danni arrecati alle rispettive società.

La ristrutturazione complessiva può inoltre prevedere operazioni contrattuali e riorganizzative, compreso il trasferimento di risorse infragruppo; è comunque essenziale che un professionista indipendente attesti la necessità di tali operazioni ai fini della continuità aziendale e che le stesse siano coerenti con l'obiettivo del miglior soddisfacimento dei creditori.

La competenza a decidere sul concordato di gruppo spetta al tribunale individuato in relazione al centro degli interessi principali della società che esercita l'attività di direzione e coordinamento, ovvero, in mancanza, dell'impresa che presenta la maggior esposizione debitoria.

La procedura si svolge analogamente alla procedura di concordato preventivo «ordinaria», con la precisazione che i singoli creditori saranno chiamati a votare ciascuno solo sulla proposta presentata dalla società loro debitrice.

Il concordato è approvato quando le proposte presentate dalle singole imprese sono approvate dalla maggioranza dei creditori.