FOCUS

PMI-S.r.l. una riforma epocale

21/03/2019 15:42


a cura degli avv.ti Maria Giulia Furlanetto, Matteo Marciano, La Scala Società tra Avvocati

1. Premessa

La disciplina delle società a responsabilità limitata è stata interessata da significativi mutamenti, grazie ad alcuni importanti interventi legislativi che hanno riguardato l'intero impianto normativo delle S.r.l., dedicati alle piccole medie imprese ("PMI"): ci si riferisce, in questa sede, al Decreto legge 24 aprile 2017, n. 50 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo), convertito in Legge 21 giugno 2017, n. 96.

Con tale provvedimento, il legislatore ha voluto estendere a tutte le PMI in forma di società a responsabilità limitata ("S.r.l.") la possibilità di derogare ad alcuni princìpi in materia di diritto societario previsti, in origine, per le sole start-up innovative e poi successivamente estese anche alle PMI innovative costituite in forma di S.r.l.. Così facendo, si è voluto offrire una disciplina flessibile e consentire alle imprese di finanziarsi attraverso canali alternativi a quelli tradizionali ed in particolare all'equity crowdfunding.

Di fatto, in virtù della portata dirompente del citato provvedimento, la veste giuridica della S.r.l. (che si rammenta essere il modello societario più diffuso nel nostro ordinamento) può arrivare ad assumere, per scelta statutaria, connotazioni notevolmente simili a quella delle società per azioni, in termini di governance e di finanziamento, come pure di circolazione delle quote sociali, a prescindere dal carattere innovativo dell'attività da essa svolta.

Peraltro, quelle che erano delle deroghe temporanee, limitate alla fase iniziale delle sole imprese innovative, sono ora diventate permanenti (al netto dei requisiti patrimoniali di cui infra) e, dunque, una caratteristica stabile di questa nuova veste giuridica.

L'intervento normativo deve essere letto, da un lato, nell'ottica di dare impulso allo sviluppo ed alla crescita economica e, dall'altro, di incentivare gli investimenti, la flessibilità e la competitività delle imprese che prediligano come forma giuridica quella della società a responsabilità limitata.
Basti considerare, ad esempio, che il legislatore, con l'obiettivo di contrastare il fenomeno della sottocapitalizzazione, consente oggi di reperire capitali tra il pubblico attraverso il ricorso a strumenti alternativi (come l'equity crowdfunding), così superando il tradizionale baluardo che vedeva la S.r.l. tendenzialmente blindata e non propensa ad aprire il proprio capitale a terzi nuovi soci.

2. La qualifica di PMI

Prima di procedere ad una disamina analitica delle novità introdotte, appare opportuno soffermarsi brevemente sulla qualifica di PMI, per meglio comprendere l'ambito soggettivo di applicazione delle nuove norme, ciò anche in considerazione del fatto che nel D.L. 50/2017 non trova spazio la definizione di PMI, con la conseguenza che questa deve essere individuata tramite un'analisi ad ampio respiro avente ad oggetto le normative comunitarie.

In particolare, la Commissione Europea, nell'ambito di una propria Raccomandazione del 6 maggio 2003 relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese (Racc. 2003/361/CE), emanata all'interno di un progetto di attenzione verso le imprese diverse da quelle di grandi dimensioni meritevoli di aiuti economici (d'ora in avanti per praticità la "Raccomandazione",) ha ricompreso all'interno delle PMI il soggetto che soddisfi contemporaneamente tre diverse condizioni:

- svolga attività economica, anche non commerciale, e anche non di impresa;

- occupi, per lo svolgimento della propria attività, meno di 250 persone e abbia un fatturato annuo che non superi i 50 milioni di Euro oppure un totale di bilancio annuo non superiore ai 43 milioni di Euro e, da ultimo;

- non appartenga a gruppi di imprese il cui potere economico superi quello di una PMI, ai sensi del considerando (9) e ss e degli artt. 3 e 6 della Raccomandazione.

Nell'ambito delle normative comunitarie, ed in particolare nel Regolamento UE n. 2017/1129, art. 2 - Paragrafo 1 - lettera (f) - primo aliena, inserito in virtù del D.L. 129/2017 (d'ora innanzi, per semplicità, il "Regolamento"), è poi possibile rinvenire un'ulteriore definizione di PMI, che:

- le società che, in base al loro più recente bilancio annuale o consolidato, soddisfino almeno due dei tre seguenti criteri: numero medio di dipendenti nel corso dell'esercizio inferiore a 250, totale dello stato patrimoniale non superiore a 43 milioni di Euro e fatturato netto annuale non superiore a 50 milioni di Euro; oppure;

-le piccole e medie imprese, quali definite all'articolo 4, paragrafo 1, punto 13, della direttiva 2014/65/UE (ovvero quelle imprese che hanno una capitalizzazione di borsa media inferiore a 200 milioni di euro sulla base delle quotazioni di fine anno dei tre precedenti anni civili).

Il Regolamento però si applica, per espressa disposizione legislativa, solamente a quelle società che facciano ricorso al crowdfunding e che, quindi offrano quote al pubblico attraverso i portali telematici.

Nell'ambito del sopra delineato panorama, nel settembre 2018, il Comitato Interregionale dei Consigli Notarili delle Tre Venezie si è interrogato circa le caratteristiche necessarie affinché una società a responsabilità limitata possa essere definita come una S.r.l.-PMI. In particolare, si è chiesto se sia sufficiente soddisfare, come previsto dal Regolamento, due dei tre criteri, oppure se, diversamente, il massimo di 249 dipendenti debba sempre e comunque sussistere perché possa aversi una S.r.l.-PMI, come previsto dalla Raccomandazione.

Sul punto, il Notariato Triveneto, con l'Orientamento I.N.1, sforzandosi di definire in maniera chiara i limiti ed i confini all'interno dei quali devono essere collocate le S.r.l.-PMI, ha chiarito come "per la definizione di S.r.l.-PMI occorre far riferimento alla raccomandazione della Commissione Europea 2003/361/CE, allegato 1, sia per quanto riguarda le caratteristiche oggettive sia per quanto riguarda i criteri di accertamento di tali caratteristiche". Pertanto "è S.r.l.-PMI la società che soddisfi contemporaneamente le seguenti caratteristiche oggettive:

1) abbia ad oggetto una qualsiasi attività economica, anche non commerciale e anche non di impresa (art. 1 racc. CE);

2) occupi meno di 250 persone ed abbia un fatturato annuo non superiore ai 50 milioni di Euro oppure un totale di bilancio annuo non superiore ai 43 milioni di Euro (art. 2 racc. CE);

3) non appartenga a gruppi di imprese il cui potere economico superi quello di una PMI ai sensi dei considerando 9, e ss., e degli artt. 3 e 6 della racc. CE." (nota1)

In buona sostanza, la S.r.l.-PMI è classificata come tale in forza di una situazione di fatto negativa, cioè quella di non essere qualificabile come grande impresa.

La dirompente portata delle modifiche normative risulta evidente se solo si considera che, poiché la stragrande maggioranza delle S.r.l. esistenti (ben il 99%) possiede i requisiti poco sopra enunciati, esse potranno tutte avvalersi del regime di deroga alle previsioni codicistiche.

È, infine, doverosa una precisazione di carattere pratico: poiché la qualifica di PMI, a differenza di quella di start-up innovativa, non dipende né è evincibile da alcuna iscrizione al Registro delle Imprese, essa dovrà essere desunta dalle risultanze del bilancio di esercizio.

3. Il d.l. 50/2017: le deroghe al diritto societario

L'art. 57 del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50 ha introdotto rilevanti modifiche all'art. 26 del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179 (Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese), convertito in legge 17 dicembre 2012, n. 221.

Le modifiche, in particolare, hanno riguardato direttamente i commi 2, 5 e 6 dell'art. 26 del citato D.L. e, di riflesso, anche il comma 3.

La tecnica normativa utilizzata dal legislatore, che potremmo suggestivamente definire "chirurgica", è consistita nella sostituzione delle parole "start-up innovative " e "start-up innovativa" con l'espressione "PMI", con l'effetto di estendere la disciplina originariamente dettata per le sole S.r.l. start-up innovative alle PMI costituite in forma di S.r.l..

In particolare, la citata modifica del comma 2 comporta l'estensione alle S.r.l.-PMI della possibilità di creare categorie di quote. Infatti, tale comma, nella sua formulazione aggiornata, così recita: "L'atto costitutivo della PMI costituita in forma di società a responsabilità limitata può creare categorie di quote fornite di diritti diversi e, nei limiti imposti dalla legge, può liberamente determinare il contenuto delle varie categorie anche in deroga a quanto previsto dall'articolo 2468, commi secondo e terzo, del codice civile".

Nelle S.r.l. "ordinarie", disciplinate cioè dal Codice Civile, è possibile attribuire diritti particolari a taluni soci, ma non genericamente ad una particolare categoria di quote; nelle S.r.l.-PMI è ora possibile emettere categorie di quote dotate di diritti diversi le une dalle altre, svincolate cioé dalla identità del socio.

Stante il riferimento contenuto nel comma 3 alle società di cui al comma 2, si precisa che - quale ulteriore novità - viene estesa alle S.r.l.-PMI anche la possibilità di creare categorie di quote prive del diritto di voto, con voto non proporzionale (o limitato) o diritti particolari con voto non proporzionale alla partecipazione o condizionato. Per le S.r.l.-PMI le limitazioni possono dunque riguardare un'ampia gamma di ipotesi, ad esempio: voto limitato a determinate materie o al verificarsi di determinate casistiche.

Così, infatti, stabilisce la nuova formulazione: "l'atto costitutivo della società di cui al comma 2, anche in deroga all'articolo 2479, quinto comma, del codice civile, può creare categorie di quote che non attribuiscono diritti di voto o che attribuiscono al socio diritti di voto in misura non proporzionale alla partecipazione da questi detenuta ovvero diritti di voto limitati a particolari argomenti o subordinati al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative".

Un'ulteriore deroga alla disciplina generale dettata per le S.r.l., ed in particolare a quanto disposto dall'art. 2468, comma 1, c.c., è rappresentata dall'art. 26, comma 5, del D.L. 179/2012, in forza del quale ad oggi è concesso alle S.r.l.-PMI di destinare le proprie quote come oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari, anche attraverso i portali per la raccolta di capitali di cui all'articolo 30 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, nei limiti previsti dalle leggi speciali (cioè ricorrendo al c.d. equity based crowdfunding).

Attraverso tale disposizione è, quindi, possibile utilizzare lo strumento dell'offerta al pubblico per collocare presso terzi le quote di partecipazione in PMI costituite in forma di S.r.l..

Da ultimo, il comma 6 dell'art. 26 del D.L. 179/2012, nella sua nuova formulazione, esenta le S.r.l.-PMI dal divieto di cui all'art. 2474 c.c., concedendo loro la possibilità di compiere operazioni sulle proprie partecipazioni a condizione che l'operazione sia compiuta in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l'assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell'organo amministrativo, prestatori di opera e servizi anche professionali. Sarà dunque possibile che la S.r.l. acquisti dagli attuali soci una parte delle loro quote, per assegnarle a dipendenti, amministratori, consulenti, etc. al raggiungimento di particolari risultati.

È questo un significativo elemento di novità che va ad abbattere il divieto assoluto di operazioni sulle proprie partecipazioni sancito dall'art. 2474 c.c. per la S.r.l. comune; per altro verso, risulta evidente come le aperture offerte dalle modifiche normative debbano essere lette in un'ottica di fidelizzazione alla società di particolari competenze ideative, professionali ed organizzative.
Con tali importanti novità il legislatore ha sostanzialmente configurato le S.r.l., indipendentemente dal loro carattere innovativo, come società aperte con partecipazione diffuse tra il pubblico.

4. I diritti "diversi" attribuibili alle singole categorie di quote:
gli orientamenti del Notariato Triveneto e le massime della Commissione Società del Consiglio Notarile di Milano

Come già in precedenza accennato, il Consiglio Interregionale dei Consigli Notarili delle Tre Venezie ha dedicato la quasi interezza dei propri orientamenti societari 2018 alla riforma delle S.r.l.-PMI introdotta con il d.l. n. 50/2017 (orientamenti le cui motivazioni saranno diffuse - come da prassi - nel corso del 2019, in occasione della loro pubblicazione biennale). Allo stesso modo, la Commissione Società del Consiglio Notarile di Milano, in data 27 novembre 2018, ha pubblicato le proprie massime dedicandone l'intero contenuto alla materia delle S.r.l.-PMI.

Data la sua grande importanza operativa per gli interpreti del diritto societario, in questa sede, si è ritenuto opportuno approfondire, tra le diverse massime e orientamenti pubblicati nell'ultimo anno, quelli che analizzano i diritti diversi attribuibili alle categorie di quote, ai sensi e per gli effetti dell'art. 26, commi 2 e 3 del d.l. n. 179/2012.

Da quanto emerge dagli articoli in commento, è, infatti, lasciata all'autonomia delle parti la possibilità di creare delle categorie di quote (da intendersi come gruppi di quote dal contenuto omogeneo e che presentino delle caratteristiche difformi da quelle di altri gruppi di quote) dotate di diritti diversi, che potranno essere differentemente declinati a seconda delle concrete esigenze avvertite dai soci, nei limiti imposti dalla legge, ivi compresi, in particolare:

a) il divieto di patto leonino: ex art. 2265 c.c. "è nullo il patto con il quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite". In forza di tale divieto, non potranno essere create delle categorie di quote tramite le quali venga escluso, sin dall'origine e in maniera totale e costante, il diritto di uno o più soci di partecipare agli utili e alle perdite. Allo stesso modo, non potranno ritenersi lecite categorie di quote che, per le proprie caratteristiche intrinseche, escludano il diritto di uno o più soci alla partecipazione agli utili;

b) il divieto di prevedere forme di remunerazione garantite a favore dei soci: in ragione del fatto che il contratto di società è un accordo mediante il quale più persone (o, in alcuni casi una) conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di un'attività di economica, allo scopo di dividersi gli utili, esulerebbe dallo schema causale di cui all'art. 2247 c.c. la creazione di una categoria di quote che assicuri al socio una remunerazione del capitale sociale svincolata dal risultato positivo dell'esercizio. A ben vedere, infatti, incorporare in una quota il diritto ad un ritorno minimo garantito, a prescindere dai risultati economici positivi della società, si tradurrebbe in una struttura societaria tale da accomunare la posizione del socio a quella di un creditore sociale;

c) il principio di uguaglianza relativa: se è vero che nell'ambito delle partecipazioni nelle quali è diviso il capitale sociale di una società è possibile creare delle distinzioni, creando autonome categorie, non è meno vero che - all'interno delle singole categorie di partecipazioni - queste ultime devono attribuire uguali diritti e uguali obblighi. Per tale ragione, si ritiene che non sia ammissibile la creazione di categorie di quote che, al proprio interno, attribuiscano diritti diversi;

d) il rispetto dei limiti stabiliti dalla legge in materia di S.r.l., quale ad esempio il necessario diritto di recesso al verificarsi di una delle cause inderogabili di recesso previste dall'art. 2473 c.c..

Chiariti i principali limiti alla creazione delle categorie di quote, si ritiene a questo punto utile tratteggiare il possibile contenuto di queste.

In primo luogo, è da ritenersi ammissibile la creazione di categorie di quote che attribuiscano al loro titolare diritti in materia di amministrazione e controllo.

Tra questi, potranno certamente rientrare i diritti inerenti alla nomina dei componenti dell'organo amministrativo, che attribuiscano alle quote a cui sono correlati i seguenti diritti:

(i) il diritto di nominare uno o più amministratori;

(ii) il diritto di formare la rosa all'interno della quale i soci dovranno scegliere uno o più amministratori;

(iii) il diritto di esprimere il gradimento circa le persone designate o nominate dagli altri. Più discussa è invece la possibilità di creare autonome categorie di quote che attribuiscano al loro titolare il diritto di revocare gli amministratori (nota2);

(iv) il diritto di nominare l'organo di liquidazione o alcuni dei suoi componenti;

(v) il diritto di nominare il sindaco unico, il revisore o uno o più componenti del collegio sindacale o il presidente del collegio sindacale;

(vi) i diritti relativi al compimento di atti di gestione. In particolare, come chiarito dal Notariato Triveneto in sede di presentazione degli Orientamenti Societari, parrebbe ammissibile la creazione: di quote a cui è correlato il diritto a deliberare autorizzazioni preventive, veti o il diritto di decidere, in ordine al compimento di determinate operazioni gestorie; di quote cui è correlato il diritto di opposizione per determinate tipologie di atti di gestione o l'esplicazione di pareri, anche vincolanti su specifiche operazioni e, infine, di quote cui è correlato il diritto di determinare il compenso degli amministratori.

• L'autonomia lasciata ai soci nel determinare il contenuto delle quote, concede loro, inoltre, ampi margini nella determinazione dei privilegi di natura patrimoniale che possono essere connessi alle singole categorie di quote.

Nel dettaglio, secondo quanto esplicato dal Notariato Triveneto alla presentazione dei propri Orientamenti, è possibile creare:

(i) categorie di quote a cui competano diritti di conseguire una quota di utili espressa in una cifra nominale prefissata, ovvero espressa in percentuale (salvi restando i limiti di cui sopra);

(ii) quote a cui competano diritti di conseguire, in via prioritaria rispetto agli altri soci, una quota di utili. Queste ultime, potranno prevedere l'attribuzione al loro titolare di una semplice preferenza nella ripartizione degli utili. Non è, dunque, esclusa l'ipotesi che, se gli utili dovessero superare un determinato ammontare, il dividendo possa coincidere quantitativamente sia per le categorie di quote privilegiate che per quelle ordinarie (nota3) .

(iii) quote escluse dagli utili in misura temporanea o sottoponendo l'esclusione a termine finale o a condizione risolutiva o sospensiva non meramente potestativa;

(iv) quote postergate nelle perdite. Quest'ultima ipotesi consente all'autonomia statutaria di prevedere una postergazione totale o parziale. Nel primo caso, le perdite non incideranno sulle quote postergate se non quando queste abbiano interamente assorbito le altre quote. Nel caso di postergazione parziale, invece, le perdite incideranno sulle quote ordinarie solo fino ad un determinato ammontare - espressamente previsto - oltre il quale le perdite graveranno proporzionalmente e indistintamente su tutte le quote e, quindi, tanto sulle quote ordinarie quanto su quelle postergate.

• Come in precedenza brevemente accennato, l'atto costitutivo delle S.r.l.-PMI può creare categorie di quote con diritti di voto diverso, ed in particolare quote che:

(i) non attribuiscono diritti di voto;

(ii) attribuiscono al socio diritti di voto in misura non proporzionale alla partecipazione da questi detenuta;

(iii) attribuiscono al socio diritti di voto limitati a particolari argomenti o subordinati al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative.

Sul punto, appare utile sottolineare come l'art. 26, comma 3, d.l. n. 179/2012, nell'ammettere la creazione di quote a voto limitato nelle S.r.l.-PMI riproduca sostanzialmente l'art. 2351, comma 2, c.c. dettato in tema di S.p.A., fatta eccezione per il limite quantitativo del 50% previsto dall'ultimo periodo di detto comma.

In ragione di ciò, il Notariato Triveneto con il proprio orientamento I.N.3 ha ritenuto "che le S.r.l.-PMI possano creare categorie di quote che non attribuiscono diritti di voto o che attribuiscono al socio diritti di voto in misura non proporzionale alla partecipazione da questi detenuta ovvero diritti di voto limitati a particolari argomenti o subordinati al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative in misura anche eccedente il 50% del totale delle partecipazioni".

Ad un'ulteriore interessante conclusione in tema di diritto di voto nelle S.r.l.-PMI è giunto il Notariato Milanese, che ha ritenuto legittima sia la creazione di quote a voto maggiorato o a voto multiplo, sia la previsione della limitazione o dello scaglionamento del diritto di voto in relazione alla misura o alla quantità di quote possedute da uno stesso soggetto. Inoltre, con la Massima n. 174, il Consiglio Notarile di Milano ha osservato come la percentuale di capitale sociale rappresentata da tali categorie di quote, così come il numero dei voti esprimibili da ciascuna quota e la misura della maggiorazione del voto ad esse spettante, sono liberamente determinabili dallo statuto, non trovando applicazione i limiti imposti alle S.p.A. dall'art. 2351, commi 2 e 4, c.c. e dall'art. 127-quinquies TUF.

• Nel determinare il contenuto delle quote di categoria delle S.r.l.-PMI, può poi ritenersi legittima la previsione attraverso la quale vengono individuati, quali diritti diversi che connotano una singola categoria di quote, quelli aventi ad oggetto la circolazione delle quote stesse.

Come chiarito dalla Massima n. 173 del Consiglio Notarile di Milano, può essere ad esempio attribuito solo a una categoria di quote il diritto previsto da una clausola limitativa della circolazione delle altre partecipazioni sociali (si pensi, ad esempio, il diritto di esercitare la prelazione in caso di alienazione di una di esse o il diritto di esprimere il gradimento). Inoltre, si potrà assoggettare solo una categoria di quote agli obblighi, oneri o soggezioni derivanti da tali clausole di limitazione della circolazione delle quote (come può ad esempio accadere qualora lo statuto preveda solo per una categoria di quote l'obbligo di concedere la prelazione ai titolari di un'altra categoria di quote o ad altri soci singolarmente individuati o il divieto di alienazione in mancanza di gradimento o la soggezione al diritto di riscatto spettante a un'altra categoria di quote o ad altri soci singolarmente individuati).

• Sarà poi possibile per i soci di una S.r.l.-PMI valutare l'opportunità di limitare o escludere, per una o più categorie di quote, le facoltà di informazione e consultazione previste dall'articolo 2476, comma 2, c.c. per il periodo in cui sia in essere, per obbligo legale o per decisione dei soci, la funzione di controllo sulla gestione.

A tal riguardo, il Notariato Milanese, nella motivazione della Massima 176, ha chiarito come il diritto di informazione e consultazione di cui alla disposizione sopra indicata possa essere limitato o addirittura escluso per alcune delle categorie di quote emesse da una S.r.l.-PMI, a condizione però che, e per tutto il periodo in cui, sia in carica l'organo di controllo, e comunque esercitata la funzione di controllo sulla gestione. La creazione di categorie di quote che limitino o escludano le facoltà di cui all'art. 2476, comma 2, c.c., potrà quindi legittimamente avvenire sia in sede di atto costitutivo, sia con una successiva modificazione dello statuto della società.
In chiusura di questa veloce analisi circa il possibile contenuto delle quote di categoria, giova soffermarsi brevemente sugli altri diritti, rispetto ai precedenti, che potrebbero essere attribuiti alle categorie di quote.

Sarà possibile, ad esempio, creare quote cui competono diritti particolari di recesso, di prelazione, di co-vendita, di trascinamento, ovvero il diritto ad esprimere il gradimento in caso di cessione (totale o parziale) delle partecipazioni sociali da parte degli altri soci, o ancora prevedere la limitazione - o l'assenza - del diritto di sottoscrizione di aumenti di capitale a pagamento, salva in ogni caso l'osservanza dell'art. 2482-ter c.c..

5. Conclusioni e possibili scenari

A conclusione di questa breve esposizione, si ritiene utile tratteggiare le possibili modalità pratiche di accertamento circa l'esistenza o meno dei requisiti di carattere patrimoniale necessari per qualificare una Srl come Srl-PMI.

Sul punto, occorre distinguere tra:

a) le società che hanno chiuso i conti di almeno un esercizio, con riferimento alle quali sarà sufficiente utilizzare i dati dell'ultimo esercizio, così come risultanti dal bilancio regolarmente approvato;

b) le società che non abbiano ancora chiuso i conti del primo esercizio, per le quali sarà necessario che gli amministratori procedano ad effettuare una stima - in buona fede - diretta ad accertare la sussistenza dei requisiti patrimoniali; e, infine

c) le società di nuova costituzione, con riferimento alle quali saranno gli stessi soci, in sede di perfezionamento dell'atto costitutivo della società, ad effettuare e condividere tra loro una stima - in buona fede - delle previsioni economiche della newco.

La stima citata nei casi sub lettere b) e c), peraltro, non deve essere assimilata (come chiarito dal Notariato Triveneto nella massima I.N.1) ad una perizia, in quanto questa consiste in una previsione di eventi futuri e non nell'accertamento di una situazione attuale, tanto che non è necessario che sia effettuata da un terzo indipendente, né che sia asseverata con giuramento.

Da ultimo, si precisa che poichè la PMI-S.r.l (sia essa di nuova costituzione o già costituita, ma che abbia adottato modifiche statutarie per beneficiare di tali nuovi norme) potrebbe correre il rischio di superare i parametri di legge come sopra evidenziati e dunque non avere più i requisiti per potersi qualificare S.r.l./PMI, sarà opportuno prevedere, già in statuto, la trasformazione della S.r.l. in s.p.a., così da essere in grado di gestire e disciplinare gli effetti di tale "sforamento".

***

Alla luce di tutto quanto precede, appare ragionevole ipotizzare che, in futuro, possano configurarsi tre differenti tipologie di S.r.l.-PMI, da utilizzare a seconda delle concrete esigenze della compagine sociale:

(i) S.r.l. "ordinarie", che continueranno a prediligere la disciplina codicistica e che non usufruiranno delle deroghe previste dalle norme sopra indicate;

(ii) S.r.l. "chiuse", che accoglieranno con favore le deroghe al diritto societario e che, dunque, inseriranno in statuto tutte o alcune delle norme "speciali" di recente emanazione, senza tuttavia aprire ancora il capitale al pubblico (così avvicinandosi alle S.p.A. "chiuse");

(iii) S.r.l. "aperte" che, oltre ad inserire in statuto le nuove norme "speciali", offriranno le loro quote al pubblico mediante sollecitazione all'investimento (così avvicinandosi molto alle S.p.A. "quotate").

NOTE

1. Posizione questa che, come chiarito dal Comitato Interregionale dei Consigli Notarili delle Tre Venezie in sede di presentazione dei nuovi orientamenti in materia di atti societari, parrebbe trovare conferma all'interno della considerazione preliminare alla Raccomandazione n.4 , a mente della quale " il criterio del numero degli occupati (in prosieguo «il criterio degli effettivi») rimane senza dubbio tra i più significativi e deve imporsi come criterio principale; tuttavia l'introduzione di un criterio finanziario costituisce il complemento necessario per apprezzare la vera importanza di un'impresa, i suoi risultati e la sua situazione rispetto ai concorrenti. Non sarebbe però auspicabile prendere in considerazione come criterio finanziario solo il fatturato, dato che il fatturato delle imprese nel settore del commercio e della distribuzione è normalmente più elevato di quello del settore manifatturiero. Il criterio del fatturato deve quindi essere considerato unitamente a quello del totale di bilancio, che riflette l'insieme degli averi di un'impresa, ed uno dei due criteri può essere superato". Detta considerazione preliminare, infatti, chiarisce in termini espliciti come il criterio degli effettivi (dovendosi intendere con il termine effettivi i dipendenti), "deve imporsi come criterio principale" e pertanto non può essere disatteso o superato dalla sola presenza dei requisiti di carattere finanziario.

2. La posizione della Dottrina contraria alla possibilità di attribuire il diritto di revocare gli amministratori ad uno a più singoli soci, deriva principalmente dalla considerazione che, se in concreto dovesse mancare la giusta causa, graverebbe in capo alla società l'obbligo di risarcire il danno all'amministratore illegittimamente revocato. Si potrebbe per tale ragione ipotizzare di prevedere in statuto che il socio che abbia il diritto di revocare l'amministratore debba anche farsi carico delle conseguenze negative di tale decisione, quale ad es. i danni patiti dall'amministratore per revoca illegittima.

3. Ad esempio, può accadere che lo statuto preveda un simile meccanismo di ripartizione degli utili: (a) che dagli utili residuati dopo l'assegnazione alla riserva legale, sia prelevata una somma idonea ad assegnare a tutti i soci, sia titolari di quote ordinarie che di quote privilegiate, un dividendo pari al 5% del capitale rispettivamente versato; (b) che il residuo sia destinato al pagamento, con precedenza alle quote privilegiate, di un dividendo pari al 4% del capitale versato e, solo successivamente, al pagamento di un uguale dividendo alle quote ordinarie; (c) che, in caso di ulteriore eccedenza, questa sia ripartita in egual misura tra titolari delle quote ordinarie e titolari delle quote privilegiate.