CRISI BANCARIE

Il Tribunale Europeo dà ragione all'Italia: non ci fu un aiuto di Stato

| 15/04/2019 12:24

Tribunale dell'Unione Europea, Terza Sezione Ampliata, sentenza n. T-98/16, depositata il 19 marzo 2019

Le misure di sostegno concesse dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FIDT) alla Banca Tercas non rappresentavano un aiuto da parte dello Stato Italiano.

Questa è la conclusione, a cui è pervenuto il Tribunale Europeo con sentenza del 19.03 u.s., con la quale – in accoglimento del ricorso proposto dalla Repubblica Italiana, dalla Banca Popolare di Bari e dal FIDT – è stata annullata la decisione assunta in data 23.12.2015 dalla Commissione, che aveva erroneamente considerato come aiuto statale l'intervento in favore della Banca Tercas.

Nel 2012 quest'ultima banca era stata sottoposta ad amministrazione straordinaria dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. Il commissario straordinario nel 2013 avviava delle trattative con la Banca Popolare di Bari, la quale si rendeva disponibile a sottoscrivere un aumento di capitale di Tercas, a condizione che fosse eseguita una due diligence e che il FIDT coprisse interamente il deficit patrimoniale. Il FIDT, dopo aver verificato la convenienza economica dell'intervento ed aver ottenuto anche l'autorizzazione di Banca d'Italia, interveniva con tre misure:

- copertura del deficit patrimoniale di Tercas con un contributo di euro 265 milioni;

- garanzia di euro 35 milioni a copertura del rischio associato a determinazione esposizioni di Tercas;

- garanzia di euro 30 milioni a copertura dei costi derivanti dal trattamento fiscale della prima misura.

La Commissione Europea, dopo aver assunto informazioni, decideva di avviare un procedimento su tale operazione, all'esito del quale dichiarava che le misure controverse costituivano aiuti incompatibili e illegittimi concessi dalla Repubblica Italiana e disponeva che i medesimi venissero recuperati. Come detto, tale decisione è stata impugnata ed ha portato all'emissione della sentenza oggi segnalata.

Il Tribunale Europeo si è soffermato in modo particolare sulla nozione di "aiuto di Stato" e sulla struttura e finalità del FIDT, al fine di evidenziare l'errore nel quale è incorsa la Commissione.
La qualifica di "aiuto di Stato" presuppone soprattutto l'esistenza di due condizioni, ossia l'imputabilità allo Stato e l'utilizzo di risorse pubbliche.

Con riguardo alla prima, il Tribunale evidenzia come il FIDT non abbia un mandato pubblico per effettuare interventi a favore di banche in difficoltà, bensì abbia principalmente come finalità quella di rimborsare i depositanti quando una banca membra del consorzio sia oggetto di liquidazione coatta amministrativa e ciò sino ad un tetto massimo di euro 100.000,00.

Gli interventi di sostegno (come quello in favore di Tercas), invece, trovano la loro fonte nello Statuto del consorzio e sono le banche consorziate ad avere stabilito in modo autonomo le condizioni alle quali subordinarli.

Nel caso di specie, in particolare, il FIDT ha agito in totale autonomia, approvando le misure all'unanimità in sede di comitato di gestione e di consiglio. E' pur vero che Banca d'Italia ha dato, a sua volta, l'autorizzazione a procedere ed ha partecipato alle riunioni degli organi direttivi, ma la medesima si è limitata ad un controllo di conformità con il quadro normativo, non avendo il potere di imporre alcunché al FIDT. In ogni caso, il Tribunale sottolinea come la Commissione non sia stata in grado di dimostrare che Banca d'Italia abbia influenzato in maniera determinate la negoziazione tra i soggetti interessati.

Per quanto concerne, invece, le risorse impiegate, il Tribunale ha osservato come le stesse fossero state fornite dalle banche consorziate e avessero, dunque, natura privata. Infatti, la Commissione non ha saputo in alcun modo provare che i fondi fossero controllati dalle autorità pubbliche italiane.

La sentenza, dunque, così stabilisce "La Commissione non poteva quindi concludere che, nonostante il fatto che l'intervento del FIDT a favore di Tercas sia stato effettuato in conformità allo statuto di tale consorzio e nell'interesse dei suoi membri, utilizzando fondi esclusivamente privati, sarebbero in realtà le autorità pubbliche che, attraverso l'esercizio di un'influenza dominante sul FIDT, avrebbero deciso di indirizzare l'uso di tali risorse per finanziare un siffatto intervento".

La decisione è stata accolta con grande favore in Italia, in considerazione del fatto che, all'esito della pronuncia della Commissione, in più occasioni non si è potuto ricorrere all'aiuto del FIDT per salvare le banche, con conseguenti gravi danni per l'economia. Vedremo ora se la Commissione deciderà di impugnare la sentenza e se, di contro, i soggetti interessati agiranno per chiedere il risarcimento dei danni patiti.