RICORSO PER CASSAZIONE E GIUDIZIO DI DIRITTO

| 15/04/2019 14:16



a cura dell'Avv. Rossana Mininno del Foro di Milano


L'articolo 360 cod. proc. civ., rubricato "Sentenze impugnabili e motivi di ricorso", stabilisce che «Le sentenze pronunziate in grado d'appello o in unico grado possono essere impugnate con ricorso per cassazione:

1) per motivi attinenti alla giurisdizione;

2) per violazione delle norme sulla competenza, quando non è prescritto il regolamento di competenza;

3) per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro;

4) per nullità della sentenza o del procedimento; 5) per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti» (primo comma).

Con la recente ordinanza n. 10339 pubblicata in data 12 aprile 2019 la Sezione Lavoro della Corte di cassazione ha chiarito che «le espressioni violazione o falsa applicazione di legge, di cui all'art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c., descrivono i due momenti in cui si articola il giudizio di diritto:

a) quello concernente la ricerca e l'interpretazione della norma ritenuta regolatrice del caso concreto;

b) quello afferente l'applicazione della norma stessa una volta correttamente individuata ed interpretata».

I Giudici di legittimità hanno, altresì, precisato che il vizio di violazione di legge «i nveste immediatamente la regola di diritto, risolvendosi nella negazione o affermazione erronea della esistenza o inesistenza di una norma, ovvero nell'attribuzione ad essa di un contenuto che non possiede, avuto riguardo alla fattispecie in essa delineata», mentre il vizio di falsa applicazione di legge «consiste, o nell'assumere la fattispecie concreta giudicata sotto una norma che non le si addice, perché la fattispecie astratta da essa prevista - pur rettamente individuata e interpretata - non è idonea a regolarla, o nel trarre dalla norma, in relazione alla fattispecie concreta conseguenze giuridiche che contraddicano la pur corretta sua interpretazione».

Con riferimento ad entrambi i vizi, secondo il Supremo Collegio, «è onere del ricorrente spiegare in che modo la sentenza impugnata abbia realizzato tale forma di errore indicando i passaggi della sentenza che li contiene».