Dalla liquidazione di polizza vita problematica (e relativo contenzioso), una sentenza articolata e densa di spunti

25/09/2019 14:24


Commento a cura degli avv. ti Matteo Massimo D'Argenio – D'Argenio Polizzi, Laura Troiano – D'Argenio Polizzi

Il caso si presentava già complesso in partenza: inizialmente non avvedutasi di un vincolo pignoratizio sulla polizza vita (di ramo primo), al decesso dell'assicurato la compagnia ha dapprima liquidato alcuni beneficiari in parti tra loro eguali, poi, accortasi del vincolo, ha saldato il creditore pignoratizio e quindi ha ripartito la rimanenza in parti eguali tra gli altri beneficiari.


Convenuta in giudizio e fatta segno di molte ed insidiose domande incrociate da parte dei diversi beneficiari, la compagnia ne è uscita indenne, vedendo affermare dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere una serie principi giuridici, assai utili per la gestione delle liquidazioni caso morte.


La recente pronuncia ha stabilito e riaffermato i fondamentali criteri, non sempre costanti in giurisprudenza di merito e di legittimità, secondo cui:

- ­ai sensi dell'art. 1920, III comma c.c. il beneficiario designato acquista un diritto proprio nei confronti dell'assicurazione, con l'inevitabile conseguenza che la posta (peraltro non soggetta alle tasse di successione) non entra nell'asse ereditario, che non si applicano le regole della successione legittima e che, ove il contraente non abbia indicato un criterio di riparto delle quote di beneficio, esse devono necessariamente essere ripartite in parti eguali;

- ­il diritto del creditore nel cui interesse sia stato costituito pegno volontario sulla polizza prevale ed è soddisfatto dall'assicuratore in via prioritaria rispetto a quello dei beneficiari (quest'ultimo normalmente condizionato sospensivamente all'escussione del pegno);

- ­non vanno pertanto applicate le disposizioni di cui agli artt. 752-754 c.c. (in materia di ripartizione del debito ereditario tra gli eredi in proporzione alle loro quote ereditarie e di diritto del coerede a ripetere dagli altri coeredi l'eccedenza oltre alla parte a lui incombente) poiché il diritto dei beneficiari sorge dopo il soddisfacimento di quello del creditore pignoratizio;

- ­conseguentemente, ove anche il debito cui accede il pegno – uno scoperto di conto corrente bancario fosse (in parte) riferibile ad un soggetto terzo (cointestatario di detto conto corrente), non vi sarebbe comunque alcun diritto di regresso da parte dei beneficiari rispetto a detto soggetto terzo, poiché il contraente , proprio in virtù dei principi sopra richiamati, non è e non è mai stato titolare di un diritto di credito sulla prestazione assicurativa prevista per il caso di morte dell'assicurato; e del resto – aggiungiamo noi – proprio perché titolari di un diritto meramente contrattuale, i beneficiari non si possono avvalere della rivalsa di cui all'art. 754 c.c.

- ­ai sensi degli artt. 1298-1299 c.c. (ed anche in coerenza con quanto previsto dalla 1314 e 1189 secondo comma e 2033 c.c.), ove anche uno dei beneficiari abbia ottenuto la liquidazione in proprio favore dell'intera prestazione caso morte, questi è debitore nei confronti degli altri beneficiari, cui è tenuto a retrocedere le relative quote (di eguale consistenza, come si è visto) di prestazione assicurativa, con la rilevante conseguenza che l'assicuratore risulta liberato da ogni obbligo di pagamento e che il riequilibrio delle quote deve intendersi come questione meramente interna tra i beneficiari.

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