Equità e trasparenza per gli utenti commerciali dei servizi di intermediazione online

06/11/2019 11:40


di Avv. Giulia Iozzia, Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners


Il Regolamento n. 1150 del 20 giugno 2019 ("Regolamento"), che troverà applicazione a partire dal 12 luglio 2020 (n.1), introduce un concetto nuovo, ma non troppo(n.2) : anche i professionisti, e non solo i consumatori (n.3) , possono risultare contraenti deboli, a causa di una situazione di asimmetria informativa, e necessitare dunque di una specifica tutela normativa.

Chi dovrà offrire queste maggiori tutele sono i servizi di intermediazione online (n.4) ed i motori di ricerca online (n.5) – definizioni da considerarsi neutre sotto il profilo tecnologico per evitare una rapida obsolescenza delle stesse – "al fine di garantire un contesto commerciale online equo, prevedibile, sostenibile e sicuro nel mercato interno"( n.6). Si tratta dei principali veicoli tramite i quali microimprese e PMI (piccole e medie imprese), quali "utenti commerciali", entrano in contatto con i consumatori per offrire i propri beni e servizi in modo più competitivo (e.g. Amazon, Booking, Deliveroo).

Il Regolamento definisce in modo dettagliato gli operatori coinvolti, il proprio ambito applicativo e, soprattutto, una serie di misure, che riecheggiano la disciplina consumeristica, con l'obiettivo di raggiungere una maggiore trasparenza.

Si comincia con la trasparenza nei termini e condizioni: redazione in un linguaggio semplice e comprensibile; facile reperibilità del testo durante il rapporto contrattuale; divieto di applicazione retroattiva delle modifiche contrattuali; indicazione delle ragioni che possono giustificare sospensioni, cessazioni o limitazioni del servizio; regolamentazione dei diritti di proprietà intellettuale (n.7); accesso ai dati forniti dall'utente commerciale; possibilità per quest'ultimo di proporre agevolmente reclami.

La trasparenza si estende poi dai termini e condizioni ai servizi di posizionamento: l'utente commerciale deve poter capire i parametri di posizionamento utilizzati (e.g. caratteristiche dei prodotti e servizi offerti, rilevanza delle caratteristiche grafiche dei siti web) e l'impatto sui medesimi dell'eventuale pagamento di un corrispettivo al motore di ricerca.
Si tratta, in sintesi, di un importante avanzamento per i professionisti, che, allo stato attuale ed a prescindere da eventuali normative di settore, possono vantare solo le limitate tutele di cui al D.Lgs. 70/2003.

Si tratta, forse, di una presa d'atto che la tradizionale dicotomia consumatore-professionista mal di adatta ad un contesto variegato, più complesso, in cui anche all'interno della categoria di "professionisti" si intravedono nette distinzioni a cui si accompagnano consistenti differenze in termini di potere di mercato e conseguente potere negoziale.

note


1 - Ricordiamo che, trattandosi di un Regolamento, è direttamente applicabile a tutti gli Stati membri, senza necessità di implementazioni nazionali (come richiesto, invece, per le Direttive). Rimane comunque impregiudicata la normativa nazionale in materia di pratiche commerciali scorrette nonché quanto previsto dal diritto contrattuale nazionale.


2 - Già nel 2012 il Codice del Consumo ha esteso alcune tutele riservate ai consumatori, in tema di pratiche commerciali scorrette, alle c.d. "microimprese", definite all'art. 3, c.1, lett. d-bis del Codice del Consumo come "entità, società o associazioni che, a prescindere dalla forma giuridica, esercitano un'attività economica, anche a titolo individuale o familiare, occupando meno di dieci persone e realizzando un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a due milioni di euro, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, dell'allegato alla raccomandazione n. 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003".

3 - Massici sono gli interventi normativi a tutela del consumatore, specialmente con riferimento alle transazioni online, cfr. la Direttiva n. 83/2011 (recepita dal D.Lgs. 21/2014, poi trasfuso nel Codice del Consumo), il Regolamento n. 524/2013 in materia di risoluzione delle controversie online con i consumatori, nonché, da ultime, le Direttive n. 770 e n. 771 del 2019, relative ai contenuti digitali rispettivamente sui contratti di fornitura e sui contratti di vendita di beni.

4 - Le tipologie di soggetti inclusi in tale definizione sono varie, spaziando dalle classiche piattaforme di intermediazione, ai servizi delle applicazioni online dei software fino ai servizi online dei social media. Affinché si rientri nella definizione di "servizi di intermediazione online" è comunque necessario soddisfare in maniera cumulativa i seguenti requisiti: (i) rientrare nella definizione di "servizi della società dell'informazione"; e (ii) consentire agli utenti commerciali di offrire beni/servizi ai consumatori sulla base di una relazione contrattuale con il fornitore del servizio di intermediazione online.

5 - Ai sensi dell'Articolo 2(5) del Regolamento, il motore di ricerca è definito come "un servizio digitale che consente all'utente di formulare domande al fine di effettuare ricerche, in linea di principio, su tutti i siti web, o su tutti i siti web in una lingua particolare, sulla base di un'interrogazione su qualsiasi tema sotto forma di parola chiave, richiesta vocale, frase o di altro input, e che restituisce i risultati in qualsiasi formato in cui possono essere trovate le informazioni relative al contenuto richiesto".

6 Cfr. considerando n. 7 del Regolamento.

7 - Cfr. considerando n. 17 e Articolo 3 del Regolamento, il cui scopo è solo di imporre un obbligo informativo, incentivando la regolamentazione della titolarità dei diritti di proprietà intellettuale, senza tuttavia indicare uno specifico regime né prevedere dei meccanismi di risoluzione in caso di clausole abusive sui termini di proprietà/cessione di tali diritti.

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