NOVITA' - PERCORSO DI GIURISPRUDENZA DIRITTO BANCARIO

Il deposito bancario in conto corrente

| 13/02/2020 09:49

Il deposito bancario è un'operazione bancaria passiva di notevole rilievo (come l'emissione di assegni circolari o il risconto), mediante la quale la banca si indebita nei confronti del cliente risparmiatore raccogliendo fondi costituendo quindi uno strumento centrale per la banca in funzione della raccolta del risparmio. Si tratta del mezzo con cui la banca si assicura la disponibilità delle risorse finanziarie che ridistribuisce erogando finanziamenti.
In dottrina sono individuate due forme di deposito bancario: i depositi di denaro e i depositi di titoli in amministrazione. Le fattispecie appaiono diverse sia per struttura che per disciplina, seppure il deposito in denaro rientri nella tradizionale attività bancaria. D'altro canto, il deposito di titoli in amministrazione costituisce un tipo di servizio bancario o di operazioni accessorie prestate dalla banca.

Tale istituto si collega al c.d. deposito irregolare, disciplinato dalle disposizioni relative al mutuo e descritto nella sua fattispecie dall'art. 1834 cod. civ., secondo cui "nei depositi di una somma di denaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stesse specie monetaria, alla scadenza del termine convenuto ovvero a richiesta del depositante, con la osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usi".
Il contratto di deposito bancario è solitamente regolato in conto corrente in modo che il depositante possa effettuare prelievi e versamenti in qualsiasi momento. La banca inoltre può rilasciare, previa richiesta del depositante, un libretto di deposito a risparmio sul quale si annotano i versamenti e i prelevamenti come previsto ai sensi dell'art. 1835 cod. civ.
Il depositante è considerato quale creditore della banca che invece acquista la piena disponibilità delle somme depositate. Tali somme, tuttavia, dato l'obbligo per la banca di restituirle, si qualificano come credito disponibile per il depositante.

Tra i depositi bancari, si differenziano: Ii) il deposito semplice (il depositante intende soltanto liberarsi dall'onere della custodia affidando il denaro alla banca); (ii) il deposito in conto corrente (il depositante ha facoltà di modificare il deposito in qualsiasi momento mediante versamenti e prelevanti; e (iii) il deposito a risparmio (il depositante intende effettuare versamenti per creare un capitale). Il rilievo di tali differenziazioni ha essenzialmente una ragione tecnico economica e può rilevare sulle diverse condizioni economiche che la banca propone al depositante.

A tutela delle somme depositate, nel caso di crisi della banca, è previsto un notevole impianto di norme pubblicistiche rientranti nei c.d. sistemi di garanzia dei depositanti, regolato dall'ordinamento italiano ai sensi degli artt. 96 e segg. t.u.b., e modificati di recente dal D. Lgs. n. 30 del 2016. Tali sistemi, ovvero il fondo interbancario a tutela dei depositanti, sono qualificabili come enti consortili di natura privatistica, la cui adesione è resa obbligatoria per le banche con stabile organizzazione in Italia, pena la revoca dell'autorizzazione bancaria. Essenzialmente il fondo interbancario si occupa, in caso di liquidazione coatta amministrativa della banca, di rimborsare il singolo depositante (con riferimento quindi a tutti i depositi bancari detenuti nei confronti della banca in crisi) di una somma legislativamente definita, nonché di intervenire in operazioni di finanziamento di banche in crisi (quale strumento di risoluzione delle banche).

Segue: il conto corrente bancario

Ai sensi dell'art. 1852 cod. civ. il deposito bancario (come anche l'apertura di credito e le altre operazioni bancarie) può essere regolato in conto corrente. In tale modo il correntista può disporre in qualsiasi momento delle somme risultanti a suo credito, salva l'osservanza del termine di preavviso eventualmente pattuito.

La disciplina civilistica è integrata dalle disposizioni del t.u.b., prevedendo ai sensi dell'art. 117 t.u.b. la forma scritta ab substantiam, con il deposito contestuale della firma da parte del depositante (ovvero lo specimen) quale forma di controllo per la banca dell'autenticità della firma.

Con l'apertura del deposito in conto corrente bancario, la banca intesta un conto al depositante e annota in questo i versamenti ed i prelevamenti (altresì definiti accreditamenti e addebitamenti). La differenza tra questi ultimi determina la somma di cui il depositante ha facoltà di disporre in qualsiasi momento. Inoltre, il depositante può operare sul conto corrente anche mediante il versamento o il pagamento di assegni. La banca quindi realizza per conto del cliente un'attività gestoria (il c.d. servizio di cassa) assimilabile al mandato senza rappresentanza.

Con il servizio di cassa, la banca si obbliga ad effettuare tutta una serie di operazioni quali, inter alia, ordini di pagamento mediante assegni bancari, bonifici, giroconti, come anche ricevere i versamenti di terzi in favore del deposito, nonché gli incassi di assegni bancari o circolari di volta in volta presentati. Ne deriva quindi un obbligo per la banca di osservare la diligenza del mandatario, dovendo informarlo prontamente sulle operazioni effettuate sul conto. Gli addebitamenti e gli accreditamenti che modificano il saldo disponibile sono di regola immediatamente scritturate contabilmente. Tuttavia, l'immediata disponibilità degli accreditamenti non è concessa in casi tassativamente previsti dal contratto di apertura di conto corrente: ad esempio nel caso di versamenti di assegni bancari o circolari, in cui l'importo è addebitato al cliente della banca soltanto a seguito di verifiche di quest'ultima.
La diligenza nell'esecuzione degli obblighi, ovvero la diligenza propria del mandatario derivante dall'apertura del rapporto di conto corrente bancario, rileva per ogni atto che sia realizzato da un funzionario della banca nell'esercizio dell'attività bancaria.

La responsabilità della banca per operazioni effettuate a mezzo di strumenti elettronici, con particolare riguardo alla verifica della loro riconducibilità alla volontà del cliente mediante il controllo dell'utilizzazione illecita dei relativi codici da parte di terzi, ha natura contrattuale.

Riferimenti normativi:
Codice Civile
Decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia o t.u.b.)

Focus giurisprudenziale

Contratti bancari - Operazioni bancarie in conto corrente - Convenzione tra correntista e banca per l'autorizzazione anche di altro soggetto (delegato) a compiere operazioni sul conto corrente - Natura - Portata e limiti.
L'accordo tra il cliente e la banca, in base al quale anche altro soggetto a ciò delegato è autorizzato a compiere operazioni sul conto corrente, spiega unicamente l'effetto, per le operazioni e nei limiti di importo stabiliti, di vincolare la medesima banca a considerare alla stessa stregua di quella del delegante la firma di tale delegato, ma non comporta il conferimento a quest'ultimo di un potere generale di agire in rappresentanza del detto delegante per il compimento di qualsiasi tipo di atto negoziale riferibile al conto in esame. Cassazione civile, Sez. III, Ordinanza del 17 gennaio 2020, n. 859


Conto corrente - Operatività - Clausola della prestazione del consenso al trattamento dei dati personali sensibili - Condizione per l'esecuzione delle operazioni bancarie - Nullità
È nulla, per violazione di norme imperative, la clausola contrattuale con cui la banca subordina l'esecuzione delle proprie prestazioni al previo rilascio da parte del cliente del consenso al trattamento dei dati personali sensibili in quanto tale previsione contrasta con i principi informatori della legge sulla "privacy" ed in particolare con il principio di minimizzazione nell'uso dei dati, ai sensi dell'art. 3 del d.lgs. n. 196 del 2003 che contiene precetti non derogabili dall'autonomia privata, essendo posti a tutela di interessi generali e di valori morali e sociali riconosciuti dall'ordinamento. (Nella specie, la banca aveva bloccato l'operatività del conto e del deposito titoli del cliente che non aveva autorizzato il trattamento dei dati, peraltro non necessari per le operazioni, richiesti dalla banca adducendo genericamente la "policy" aziendale e ragioni di cautela). Cassazione civile, Sez. I, Ordinanza del 21 ottobre 2019, n. 26778 ...continua la lettura in Plusplus24Diritto

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