Le immissioni di rumori della movida

| 13/02/2020 13:19


Cass. Civ., sez. II, 6 febbraio 2020, n. 2757


a cura dell'avv. Marianna Pulice

La Corte di cassazione di recente si è occupata di Immissioni rumorose ex art 844 c.c., ovvero della difficile convivenza di interi condomini con attività commerciali che, utilizzando dehors, pergolati, spazi esterni in generale, recano disturbo specie nelle ore normalmente dedicate al riposo ed alla tranquillità.

Il diritto, in tali casi, deve trovare il giusto contemperamento tra le ragioni della proprietà, e le relative esigenze di tranquillità e riposo, e le ragioni della produzione, e le relative esigenze di tipo ricreativo delle attività commerciali.

Come recita l'art. 844 c.c., il proprietario di un fondo non può impedire i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità (659 c.p.), avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi (833; 674 c.p.).

Nel caso di specie al giudice di merito era stata fatta una domanda di cessazione delle immissioni che superavano la normale tollerabilità, ma la decisione presa è stata diversa.

I giudici di Piazza Cavour hanno ritenuto la misura adottata dal giudice di merito "congrua e frutto di ponderato bilanciamento delle risultanze di causa". Infatti, spetta al giudice del merito accertare in concreto gli accorgimenti idonei a ricondurre tali immissioni nell'ambito della normale tollerabilità (Cass. Civ., sez. II, 5 agosto 2011, n. 17051). La domanda di cessazione delle immissioni che superino la normale tollerabilità non vincola necessariamente il giudice ad adottare una misura determinata, ben potendo egli ordinare l'attuazione di quegli accorgimenti che siano concretamente idonei ad eliminare la situazione pregiudizievole ( Cass. Civ., II, 17 gennaio 2011, 887 ).

Dunque, il giudice di fronte ad una domanda di cessazione non è vincolato ad una determinata misura ma può ordinare motu proprio l'attuazione di misure diverse purché idonee a contemperare le diverse esigenze.

I giudici della suprema corte hanno osservato che l'eventuale rispetto dei limiti previsti dalla legge non può fare considerare senz'altro lecite le immissioni, dovendo il giudizio sulla loro tollerabilità formularsi in relazione alla situazione ambientale, variabile da luogo a luogo, secondo le caratteristiche della zona e le abitudini degli abitanti, e non può prescindere dalla rumorosità di fondo, ossia da quel complesso di suoni di origine varia e spesso non identificabile, continui e caratteristici del luogo, sui quali vengono ad innestarsi i rumori denunciati come immissioni abnormi (c.d. criterio comparativo).

Nel caso in esame, G.F. lamentava il protrarsi delle immissioni rumorose da parte dell'Immobiliare S. nonostante l'adozione degli accorgimenti previsti nel provvedimento; pertanto, correttamente la Corte di merito - alla luce delle deposizioni dei testimoni, che hanno confermato l'intollerabilità delle immissioni provenienti in forma costante e nella fascia notturna dall'attività in questione - ha ritenuto di dover convalidare le prescrizioni adottate dal giudice di prime cure, anche quelle integrative, in quanto, solo nel loro complesso, misure concretamente idonee ad eliminare la situazione di pregiudizio.

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