Coronavirus e rapporti contrattuali in corso di esecuzione

| 02/04/2020 16:08

Commento a cura di Antonio Albanese
Professore ordinario di Diritto civile nell'Università cattolica di Milano


Le misure urgenti adottate dal Governo per contenere l'epidemia da Covid-19, oltre a sospendere tutte le attività produttive non essenziali che non possono svolgersi a distanza, ha posto una serie di limitazioni alla circolazione di persone e cose.Nello svolgimento delle attività consentite le imprese hanno inoltre adottato cautele atte a salvaguardare la sicurezza dei lavoratori e dei destinatari dei beni e servizi, che ne hanno ridotto i livelli di produttività.


Queste scelte normative e imprenditoriali, per un verso hanno drammaticamente richiamato l'attenzione sull'importanza della salute come "fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività" (art. 32 Cost.), per altro verso hanno avuto pesanti ripercussioni in molti settori produttivi.


Tra le difficoltà che le imprese dovranno affrontare vi è anche quella di gestire i rapporti contrattuali pregressi, che non hanno potuto avere una corretta e tempestiva attuazione a causa di eventi estranei alla loro sfera di controllo.Nel contempo il sopravvenuto mutamento dello scenario economico ha modificato le valutazioni di convenienza degli scambi precedentemente conclusi e ancora in corso di esecuzione, talvolta facendo venir meno, in tutto o in parte, l'interesse di uno dei contraenti a ricevere i beni o i servizi acquistati.


Molte di queste situazioni potranno trovare spontanea soluzione mediante una rinegoziazione delle condizioni contrattuali, in adempimento dell'obbligo di correttezza e buona fede che il codice pone in capo a entrambe le parti del rapporto obbligatorio.Si può ad esempio ipotizzare che diversi locatori di immobili ad uso non abitativo concedano una riduzione del canone per evitare che il bene locato resti fuori mercato.


Ma non sempre la correttezza dei contraenti e il gioco della domanda e dell'offerta porteranno a un riequilibrio spontaneo dell'assetto dei reciproci e contrapposti interessi delle parti. A tal fine sarà allora necessario ricorrere a regole già presenti nell'ordinamento, frutto di una saggezza secolare che ha saputo trarre insegnamento dagli eventi che hanno ciclicamente sconvolto la storia dell'umanità.


Attraverso una prudente interpretazione evolutiva è infatti possibile ricavare dalle parole scritte nella legge significati adeguati alla situazione contingente, evitandointerventi normativi d'urgenza, che sarebberoin questo momento inopportuni in quanto, oltre a riflettere contrapposizioni politiche e socialipiù o meno latenti, finirebbero per accrescere l'incertezza e la precarietà della condizione attuale, aggiungendo agli sconvolgimenti dovuti a cause naturali il mutamento delle regole del gioco.Si tratta quindi di fare buon uso di strumenti concettuali già noti alla nostra esperienza giuridica, che consentono agli operatori professionali di "calcolare" con maggiore approssimazione l'esito delle controversie, favorendone anche la soluzione transattiva.


In questo senso viene innanzitutto in considerazione l'impossibilità della prestazione per causa non imputabile al debitore ovvero imputabile a forza maggiore o a caso fortuito.Ciò si verifica non solo là dove il provvedimento dell'autoritàabbia direttamente vietato l'attività in cui si concretizza l'adempimento dell'obbligazione,ma anche nei casi in cui le limitazioni poste all'esercizio dell'impresa del debitoreo di terzi abbiano impedito al primo di acquisire i mezzi necessari alla regolare esecuzione del contratto.


Entrambi i casi potrebberopiù propriamente integrare un'impossibilità temporanea per tutta la vigenza del divieto o fin tanto che il ripristino delle normali attività produttive non consenta nuovamente il regolare adempimento. Durante questo tempo il debitore non è responsabile el'obbligazione si estinguese l'impossibilità perdura oltre un tempo massimo, che non è prestabilito, ma va determinato attraverso un bilanciamento dei contrapposti interessi, al fine di stabilire semeriti tutela,in alcune situazioni,il creditore che non abbia più interesse alla prestazione o, in altre, il debitore per il quale il perdurante impegno comporti un eccessivo aggravio dei costi.


Se,peraltro, nelle ipotesi di estinzione dell'obbligazione nascente da contratto con prestazioni corrispettive, la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità non può chiedere a sua volta la controprestazione e deve restituire quella che abbia già ricevuta, nei casi di impossibilità solo parziale (anche rationetemporis) il codice conosce strumenti,eventualmente estensibili in via interpretativa, per salvaguardare l'interesse alla prosecuzione del rapporto, consentendone il riequilibrio.


Analogamente nei c.d. contratti di durata il contraente, la cui prestazione sia divenuta eccessivamente onerosa per fatti straordinari e imprevedibili,può chiedere la risoluzione giudiziale del rapporto,mal‘altra parte può evitarla offrendo di ricondurre ad equità il contratto.

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