Decreto Liquidità alle imprese, anche le procedure concorsuali si fermano

| 09/04/2020 15:17

Leonardo Angelastri, Avvocato, Founder Studio Legale Angelastri-angelastrilex.com


Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il Decreto Liquidità Impresa è entrato in vigore il 9 aprile 2020.

Il Decreto Liquidità Imprese nel contesto emergenziale nazionale affronta fra le varie tematiche anche quelle riguardanti le procedure concorsuali. Nello specifico è previsto il differimento dell'entrata in vigore del Codice della Crisi d'Impresa e dell'insolvenza, la proroga dei termini in materia di concordato preventivo e accordo di ristrutturazione dei debiti, inammissibilità dei ricorsi per la dichiarazione di fallimento.

Le norme dedicate alle normative concorsuali sono inserite nel Capo II denominato " Misure Urgenti per garantire la continuità delle imprese colpite dall'emergenza Covid-19" , l'art. 5 del Decreto Liquidità alle Imprese prevede espressamente che l'entrata in vigore del Codice della Crisi d'Impresa prevista per il 15 agosto 2020 è posticipata al 1 settembre 2021.

Le implicazioni pratiche del suddetto slittamento avranno ripercussioni notevole per il mondo delle imprese, in quanto, si avrà lo slittamento dell'applicazione del sistema d'allerta, i cui indici hanno comportato non poche critiche dagli operatori del settore.

Anche se dovuto ad un evento nefasto non puo' non accogliersi con favore lo slittamento dell'applicazione dello stato d'allerta, in quanto, mi auguro che ci sia la rivisitazione degli indici patrimoniali/finanziari/economici concepiti per far scattare in danno delle aziende lo stato di allerta.

Una rivisitazione degli indici è doverosa, in quanto, essi sono stati concepiti in epoca pre-emergenziale e non puo' non considerarsi il contesto economico nazionale ed internazionale post emergenza sicuramente peggiore rispetto al momento storico in cui gli indici d'allerta sono stati concepiti.

Nell'ambito delle procedure di concordato preventivo e accordo di ristrutturazione dei debiti, l'art. 9 ha previsto

i) una proroga di sei mesi per gli adempimenti aventi scadenza nel periodo tra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2021 ,

ii) la possibilità per i debitori d richiedere al Tribunale un termine non superiore ai novanta giorni per formulare ai creditori una nuova proposta,

iii) la possibilità per il debitore di posticipare unilateralmente di sei masi i termini d'adempimento originariamente previsti nel concordato preventivo o nell'accordo omologato di ristrutturazione dei debiti ,

iv) la possibilità per il debitore che abbia già usufruito di una proroga ex art. 161 comma sesto o ex art. 182 bis comma settima R.D. 16 marzo 1942 n. 267 di richiedere una nuova proroga di novanta giorni.


Ritengo che l'intento del legislatore sia stato quello di evitare il naufragio di procedure alternative al fallimento che senza la pandemia si sarebbero realizzate e che invece, con la pandemia e senza l'intervento legislativo, avrebbero avuto un esito nefasto in spregio degli stessi creditori.


L'ulteriore novella introdotta con il Decreto in esame riguarda così come sancito dall'art. 10 l'espressa improcedibilità per i ricorsi tesi all'ottenimento per la declaratoria di fallimento depositati dal 9 marzo 2020 al 30 giugno 2020, fatta eccezione per le istanze depositate dal pubblico ministero.


La ratio della norma è stata quella di dare un po' di respiro al debitore ma al contempo mantenendo inalterato il potere del Pubblico Ministero si è voluto scoraggiare l'inadempimento ed indebitamento doloso.

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