Una breve analisi in merito alla questione

L'operatività dell'Organismo di Vigilanza ai tempi del coronavirus, tra principi costituzionali e comunitari

| 09/04/2020 09:57


Commento a cura della Dott.ssa Ing. Giovanna Salvatore, Manager Consulting ed esperta in sistemi di gestione qualità e Modelli 231;
Avv. Angelo Lucarella, tributarista e membro della Commissione Giustizia del MISE.

1. L'operatività dell'Organismo di Vigilanza ai tempi del Coronavirus (a cura della Dott.ssa Ing. Giovanna Salvatore).


L'Organismo di Vigilanza (OdV) ha il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli e di curare il loro aggiornamento. Il piano di prevenzione dei reati ed il suo adeguamento nel tempo, in termini di capacità di contrastare efficacemente i rischi identificati od identificabili, è elemento primario di pianificazione legato all'attività del predetto OdV.


In data 14 marzo 2020, le organizzazioni datoriali e sindacali hanno sottoscritto il "Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro"; trattasi di linee guida condivise tra le parti sociali per agevolare le imprese nell'adozione delle misure di sicurezza anti-contagio da COVID-19.


Considerando l'Ente in cui opera, l'ODV dovrà assumere informazioni dai vari attori in merito al programma di iniziative e misure di prevenzione adottate (e/o in corso di attuazione) al fine di mitigare i rischi e, nel caso in cui non siano già stati adottati dei presidi idonei, incentivare il processo di programmazione ed attuazione degli stessi.


E'compito del datore di lavoro, con il supporto dell'RSPP e del Medico Competente, valutare il rischio biologico da contagio COVID-19 e l'eventuale aggiornamento nel Documento di Valutazione dei Rischi.


Secondo l'art. 15 D.lgs. 81/2008 la valutazione dei rischi deve riguardare "tutti i rischi per la salute e sicurezza" dei lavoratori nei luoghi di lavoro e, quindi, anche il rischio occasionale e potenziale di contagio da COVID-19.


Tale valutazione diviene oggetto di verifica dell' ODV, sia nel caso in cui il datore di lavoro abbia implementato tali modifiche, sia in caso contrario. L'ODV dovrà, inoltre, intensificare ed aggiornare i flussi informativi e comunicativi, in modo da poter gestire e controllare eventuali situazioni di contagio e di corretta applicazione del Protocollo condiviso, e continuare a ricevere ed analizzare eventuali segnalazioni, compreso il Whistleblowing. Nel caso di sospensione dell'attività, in ottemperanza del successivo DPCM 22 marzo 2020, le società sono tenute a comunicare tale circostanza all'ODV che ne prenderà atto.


L'omissione o ritardo dei provvedimenti di prevenzione potrebbero sostanziare/ agevolare la realizzazione di tipologie di reati-presupposto, come quelle dell'art. 25-septies D.lgs 231/01 in materia di sicurezza del lavoro o 25-bis D.lgs. 231/2001, ovvero la frode in commercio di cui all'art. 515 c.p.


Fondamentale è lasciare una traccia documentale sia della valutazione effettuata sulla scelta di proseguire o meno la fase produttiva, e sia della consegna dei dispositivi di protezione individuali (nel caso in cui l'azienda prosegua la sua attività).


La tenuta di riunioni andrebbe effettuata con frequenza maggiore rispetto a quanto programmato nel Piano di Vigilanza, ovviamente la modalità operativa è lo smart working tramite audio e/o video conference.

2. Le possibili relazioni della questione con la Costituzione italiana e i Principi del diritto europeo (a cura dell'Avv. Angelo Lucarella).

Individuare una relazione tematica tra il ruolo dell'Organismo di Vigilanza degli Enti e la Costituzione italiana è certamente attività interessante e quanto mai attuale soprattutto alla luce della drammatica vicenda "coronavirus".


In primis non va trascurato che il fondamento dei fondamenti di indirizzo programmatico per il legislatore italiano è, senza ombra di dubbio, l'art. 1 della Costituzione il quale recita "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro".


Ragionevolmente va considerata l'ipotesi, non del tutto affrancata dal richiamo storico che la società italiana ha vissuto (soprattutto) dal 2000 in poi rispetto alle morti sul luogo di lavoro, che il rafforzamento delle misure di sicurezza negli Enti, pubblici e privati, abbia avuto un fil ruogenovativo anche per effetto della vigente CEDU nell'ordinamento.


Di certo il connubio tra Costituzione e Diritti inviolabili dell'Uomo, in relazione alla tutela della vita e del lavoratore in quanto tale (sia esso pubblico, privato, autonomo, dipendente, imprenditore, ecc.), è stadiato dal mix di principi fondamentali che risiedono con tutta evidenza negli artt. 2 e 4 Cost., artt. 2,5 e 53 Cedu, artt. 1, 15 e 16 della Carta Fondamentale dei diritti dell'Unione Europea.


Dalla successione delle disposizioni nel tempo, comunque, non può che riconoscersi ai D.Lgs. 231/01 e 81/2008, anzitutto una elevatissima portata di protezione costituzionalmente riscontrabile oltreché comunitariamente indirizzata alla tutela dei diritti inviolabili.


Non è un caso che nelle leggi di delega delle rispettive norme speciali summenzionate, emanate ai sensi dell'art. 76 della Cost., si rinvengano non pochi richiami costituzionali e comunitari.
A titolo di esempio, la legge delega n. 300/2000 (ai fini del D.Lgs. 231/2001), con l'art. 11, co. 1, provvedeva ad incaricare il Governo dell'epoca con l'obiettivo di disciplinare la responsabilità amministrativa degli Enti "non svolgenti "funzioni di rilievo costituzionale" (specificati meglio nella norma ovviamente).


La lettura di detta ultima disposizione consente di intravvedere e percepire una finalità del legislatore abbastanza chiara: elevare al grado massimo di tutela, tanto quanto a funzione sociale-costituzionale, l'operosità dei soggetti coinvolti ed, al contempo, renderne le attività destinatarie della norma (in precedenza non rientranti nel riconoscimento perimetrale di natura essenziale) altrettanto soggette ad ampia tutela di matrice e portata fondamentale.


Elemento, quest'ultimo, riscontrabile proprio nello spirito normativo con cui la legge delega n. 123 del 2007 (ai fini del D.Lgs. 81/2008) ha incaricato il Governo della legislatura successiva ad adottare la forma decretale legislativa con l'obiettivo di riformare le norme in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro "in conformità all'articolo 117 della Costituzione… omissis… garantendo l'uniformità della tutela dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali".


L'ODV, pertanto, altro non è che un vero e proprio "presidio di legalità" irrinunciabile ed imprescindibile affinché il Modello, effettivo ed efficace nel tempo, esoneri l'Ente dalle eventuali responsabilità.


L'attuazione dei presidi indicati nel "Protocollo condiviso" di cui si è detto innanzi risulta, a maggior ragione, fondamentale per la tutela della sicurezza dei lavoratori (da una parte) e la tutela della sicurezza produttiva dell'impresa (dall'altra parte). Due elementi che insieme concorrono al risultato ottimale di gestione dei rischi e di raggiungimento dello scopo imprenditoriale; la combinazione di ciò altro non è che la consacrazione di due diritti costituzionalmente garantiti che nel loro equilibrio trovano la forza per legittimarsi a vicenda come, ad esempio, gli artt. 35 e 41 Cost.


La nostra Carta costituzionale, a ben vedere, non fonda la struttura democratica sul lavoro dipendente o su quello autonomo o di altra natura (rif. art.1), ma sulla dignità del lavoro come essenza della civiltà repubblicana; valendo tale principio per la figura del lavoratore a tutto tondo ed in quanto tale.


Pur nella situazione d'incertezza venutasi a creare per effetto dei decreti anticontagio COVID - 19, rimane certo che l'obiettivo di tutela superiore nel presente contesto storico è senz'altro il diritto alla salute previsto dall'art. 32 Cost.!


Disposizione, quest'ultima, che ove mai musicata renderebbe lo stesso sublime concetto irrinunciabile di garanzia ontologico-giuridica.

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