COVID-19

Emergenza sanitaria e crisi economica: la leva finanziaria del D.L. 23/20 per immettere liquidità nelle imprese.

| 14/04/2020 14:27



di Francesco Cristiano Partner Trifirò e Partners Avvocati

Il decreto legge n. 23 dell'8 aprile 2020 ha introdotto un pacchetto di misure accomunate dalla finalità di dotare le imprese italiane di liquidità per affrontare la crisi economica indotta dall'emergenza sanitaria.

In particolare, il Governo ha previsto l'attivazione di un meccanismo di prestiti alle imprese italiane, presidiato da garanzie pubbliche, per un controvalore di Euro 200 miliardi, di cui 30 miliardi riservati alle piccole e medie imprese (PMI) che abbiano pienamente utilizzato la capacità di accesso al Fondo Centrale di Garanzia loro riservato ai sensi della Legge 662/96.
Il meccanismo prevede che Sace S.p.A., società del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, emetta garanzie a prima richiesta, conformi ai requisiti previsti dalla normativa di vigilanza prudenziale, in favore degli istituti di credito che finanzieranno le aziende italiane. Le obbligazioni di garanzia di Sace S.p.A. saranno, a loro volta, garantite dallo Stato a prima richiesta e senza regresso.

La garanzia di Sace S.p.A.: a) sotto un profilo soggettivo, potrà riguardare solo le imprese non già in difficoltà prima dell'emergenza sanitaria; b) sotto un profilo oggettivo, potrà concernere finanziamenti di durata non superiore a 6 anni e con preammortamento fino a 24 mesi, non superiori all'importo più alto tra il 25% del fatturato 2019 dell'impresa e il doppio dei costi del personale sostenuti dalla stessa nell'anno 2019; c) sempre sotto un profilo oggettivo, coprirà una quota variabile tra il 70% ed il 90% dell'importo finanziato, a seconda dei requisiti dimensionali o di fatturato dell'impresa interessata

Sono previste commissioni calmierate, a carico dell'impresa finanziata, per il rilascio della garanzia da parte di Sace S.p.A.; è inoltre previsto che il costo dei finanziamenti debba essere inferiore a quello che sarebbe stato richiesto dagli istituti di crediti per operazioni dello stesso tipo, ma prive della garanzia pubblica

Per beneficiare della garanzia, l'impresa dovrà: (i) destinare il finanziamento alla copertura di costi del personale, di investimenti o di capitale circolante in attività imprenditoriali che si svolgano in Italia; (ii) assumere il triplice impegno di non pagare dividendi e di non riacquistare azioni nel corso del 2020 (né potranno farlo le imprese italiane dello stesso Gruppo), nonché di gestire i livelli occupazionali attraverso accordi sindacali.

Ai fini del rilascio della garanzia, è prevista una procedura semplificata, che non prevede interventi ministeriali, per i finanziamenti ad imprese con meno di 5000 dipendenti in Italia e con valore di fatturato inferiore a 1,5 miliardi di Euro; per i finanziamenti ad imprese che superano i predetti requisiti dimensionali e di fatturato, il rilascio della garanzia è subordinata ad una decisione assunta con decreto dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, sentito il Ministero dello sviluppo economico.

Si tratta di un intervento normativo a supporto delle imprese che era stato condizionato all'approvazione della Commissione Europea, la quale si è espressa positivamente al riguardo il 14 aprile 2020.

L'efficacia di tale intervento, certamente rilevante nelle proporzioni economiche delle garanzie pubbliche previste, andrà verificata alla prova dei fatti, in relazione sia alle modalità concrete della sua attuazione, sia ai possibili riflessi sul mercato.

Sul primo versante, si segnala che non è previsto un obbligo normativo delle banche di concedere i finanziamenti, né sono regolamentate le condizioni della loro eventuale erogazione; pertanto, ciascuna impresa dovrà autonomamente negoziarne la concessione con gli istituti di credito. Si tratta di aspetti rilevanti anche in considerazione del fatto che le garanzie pubbliche non coprono integralmente gli obblighi di rimborso dei soggetti finanziati e che è previsto il concorso paritetico e proporzionale tra garante e garantito nelle perdite per mancato rimborso.

Sul secondo versante, a prescindere dal potenziale impatto sull'inflazione dell'immissione di liquidità sul mercato, bisognerà capire quale sarà l'effettivo meccanismo giuridico
di operatività dei finanziamenti e delle garanzie pubbliche, nonché dalla capacità delle imprese di rientrare nel debito contratto in tempistiche che paiono piuttosto ridotte (considerando il preammortamento, in quattro anni). Ove i diritti al rimborso fossero muniti di privilegio e l'immissione di liquidità non desse gli effetti sperati, producendosi quindi una condizione sistemica di difficoltà delle imprese a rientrare nei debiti, a farne le spese potrebbero essere nel medio periodo i creditori comuni (c.d. chirografari), i cui diritti rimarrebbero pregiudicati nel concorso.

Sempre nella prospettiva di agevolare l'accesso al credito, il D.L. 23/20 ha introdotto alcune modifiche alla disciplina del Fondo Centrale di Garanzia delle PMI, prevedendo per le imprese fino a 499 dipendenti, il rilascio di garanzie gratuite a copertura di importi massimi di Euro 5 milioni. In tale ambito, si segnala che è stata prevista l'ammissibilità alla garanzia del Fondo, con copertura al 100%, dei nuovi finanziamenti, che prevedano l'inizio del rimborso non prima di 18/24 mesi dall'erogazione e abbiano una durata da 24 a 72 mesi, per un importo non superiore ad Euro 25.000 erogati da banche in favore di PMI che, con dichiarazione autocertificata, dichiarino di essere state danneggiate dall'emergenza COVID-19.

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