Decreto Liquidità

LIQUIDITA' "COVID": ATTENZIONE ALLE RESPONSABILITA'

22/05/2020 08:21

a cura dell'Avv.Vittorio Provera, Trifirò & Partners Avvocati e del Dr. Franco Rabitti di Rabitti & Partners

Il "Decreto Liquidità" ha previsto due forme principali di garanzia per il finanziamento alle imprese, quello con ricorso alla Sace e quello con ricorso al Fondo PMI; entrambi pongono condizioni sullo stato dell'impresa ed, in particolare, per Sace, l'impresa non deve rientrare nella categoria delle imprese "in difficoltà" alla data del 31/12/2019, né doveva risultare presente tra le "esposizioni deteriorate" presso il sistema bancario alla data del 29/2/2020. Per il Fondo PMI, non deve presentare esposizioni nei confronti del soggetto finanziatore classificate come "inadempienze probabili" o "posizioni scadute o sconfinamenti deteriorati" alla data del 31/1/2020. Nessun accesso ad alcuna forma di garanzia per le imprese già a sofferenza.
Non preme qui ora entrare nel merito delle specifiche definizioni, ma preme solo rilevare che, ai fini della concessione della garanzia e del finanziamento conseguente, rileva lo stato dell'impresa ad una certa data.

Infatti, qualora l'impresa si trovi già in una situazione di "probabile crisi", la richiesta di nuova finanza, da un lato, e la sua concessione, dall'altro, potrebbero creare problemi di responsabilità sia per la Banca finanziatrice, che per gli amministratori della società finanziata. Al riguardo, si deve considerare che, qualora l'azienda non riesca a fare fronte al suo obbligo di restituzione e, quindi , la banca richieda a SACE di adempiere alla garanzia rimborsando l'istituto, SACE si sostituisce alla banca e diventa creditrice verso l'azienda. Tuttavia, il credito di SACE, quale credito di un soggetto pubblico, potrà essere qualificato come credito privilegiato. Da ciò consegue che, nell'ipotesi in cui l'azienda - che ha ottenuto i finanziamenti ed ha pagato debiti correnti (cioè ha pagato i fornitori di beni e servizi) per proseguire l'attività - dovesse divenire insolvente, i rischi per gli amministratori possono essere assai elevati. Infatti, in uno scenario tutt'altro che remoto - anche considerando il fatto che la crisi e l'emergenza sono
tuttora in corso e gli esiti sono incerti – di eventuale procedimento fallimentare, il curatore potrebbe addebitare all'amministratore di aver utilizzato risorse finanziarie per pagare dei creditori non privilegiati (e cioè i fornitori di beni e servizi), a danno di categorie di creditori privilegiati (vedi SACE). Da ciò l'eventualità di una possibile imputazione di responsabilità degli amministratori per reati di bancarotta. Anche la Banca erogatrice potrebbe essere coinvolta, configurando un'ipotesi di concorso nel reato o, comunque, per aver concesso un finanziamento che avrebbe avuto solo la finalità di posticipare il fallimento.

Premesso quanto precede, è noto che, in regime ordinario, fuori dalle norme che regolano questo periodo di emergenza, il ricorso a nuova finanza da parte di imprese in stato di "crisi" o "pre-crisi" avviene ricorrendo alla protezione di strumenti giuridici e tra questi il Piano Attestato ex art 67 L.F. o l'Accordo di Ristrutturazione dei debiti ex art 182 bis L.F., che prevedono, entrambi, la "attestazione" da parte di un professionista esperto e indipendente circa la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del Piano.

E' evidente che nessuno pretende che il ricorso alla "liquidità Covid" avvenga sempre con la protezione di uno dei due suddetti strumenti giuridici, ma non per questo si può trascurare che l'impresa dia conto del suo "stato" e della sua "continuità aziendale"; tanto più considerando che la valutazione della Banca erogatrice si fonda su una situazione 2019, probabilmente non ancora certificata da un bilancio approvato.

Inoltre gli istituti di credito, anche a fronte dei rischi di cui sopra, e non avendo alcun obbligo di concedere comunque finanziamento con richiesta delle garanzie Sace o Fondo PMI (garanzie peraltro che, per tutte le operazioni di un certo rilievo, non sono a totale copertura del credito concesso), sono tutt'ora orientate a condurre istruttorie assai rigorose sulle condizioni delle aziende richiedenti e sulle finalità di utilizzo del prestito.

Per tali motivi, al fine di ottenere la "liquidità", cercando di limitare il rischio di incorrere in responsabilità future sia per l'imprenditore che per la Banca, diventa necessario che l'azienda dimostri almeno la sua sostenibilità, e per farlo potrà dotarsi di iniziativa di un Piano Pluriennale, possibilmente redatto con l'ausilio di teams specialistici composti da legali e advisor, in grado di monitorare esattamente ed in modo oggettivo la situazione e di aiutare l'imprenditore a verificare il rispetto delle regole (la compliance come si dice), nonché l'efficacia di determinate scelte e la correttezza delle previsioni di ritorno in base alle caratteristiche dell'impresa e del mercato in cui opera. Quanto precede al fine di avere un'analisi quanto più attendibile della fattibilità ed efficacia dei piani aziendali, con i relativi investimenti e loro proiezioni a medio termine, anche attraverso una fairness opinion ovvero l'esecuzione di stress tipici delle indipendent business review.

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