SOCIETARIO

IL PUNTO SU… VALIDITA' CLAUSOLA RUSSIAN ROULETTE PER EVITARE LO SCIOGLIMENTO DELLE SOCIETA'

25/06/2020 15:33

di Vittorio Provera Partner Trifirò & Partners Avvocati

In situazioni nelle quali il capitale sociale di una società è ripartito in misura paritetica tra due soci, o in presenza di due soci di controllo paritetico, è tutt'altro infrequente che vi sia uno stallo decisionale che può determinare lo scioglimento della società. Per ovviare può essere introdotta, anche in patti parasociali, una clausola dominata, russian roulette, sulla cui validità si è pronunciata recentemente la Corte d'Appello di Roma con la sentenza n. 782/2020 del 3 febbraio 2020.

La vicenda di cui si è occupata la Corte riguarda la posizione di due soci ( che individueremo formalmente come Alfa Srl e Beta Srl), proprietari ciascuno del 50% del capitale sociale di una Società (che individueremo come Delta SpA). I medesimi avevano concluso un patto parasociale di 5 anni inerente la governance della controllata ove era presente una cosiddetta clausola antistallo o russian roulette. In forza di tale pattuizione - nell'eventualità di una situazione di stallo, ad esempio per inattività degli organi sociali, o in caso di mancato rinnovo del patto parasociale in scadenza - uno dei soci ( si pensi ad Alfa) avrebbe potuto individuare il prezzo della propria partecipazione azionaria pari 50% del capitale sociale di Delta, invitando nel contempo il socio Beta : (i) ad acquistare detta partecipazione al citato prezzo o, in alternativa e sempre a scelta di Beta, (ii) a cedere la partecipazione dal medesimo detenuta sempre allo stesso prezzo come sopra determinato.

A fronte di tale clausola, decorso il primo quinquennio, non essendo intervenuta una esplicita volontà di rinnovo di patti parasociali ad opera di Beta (pur a fronte del sollecito di Alfa) , era stata attivata la citata clausola ed Alfa, pertanto, era divenuta titolare del capitale sociale della Delta SpA. Tuttavia Beta conveniva in giudizio Alfa richiedendo, fra gli altri, la nullità della clausola. Il Tribunale di Roma respingeva tutte le domande di Beta, che proponeva appello. I Giudici di secondo grado hanno esaminato tutte le diverse censure proposte dall'appellante, superandole attraverso una complessa motivazione di cui si riporta una sintesi delle motivazioni più rilevanti.

Innanzitutto la Corte ha statuito che la clausola antistallo è compatibile con il principio di meritevolezza degli interessi art. 1322 c.c., essendo finalizzata ad evitare, per quanto possibile, lo scioglimento della società, favorendo quindi la prosecuzione del progetto imprenditoriale sotteso alla costituzione della medesima.

E ancora, è stata ritenuta valida la clausola laddove autorizzava a procedere ad una determinazione del valore della partecipazione senza alcuna individuazione dei criteri da seguire, ne obbligo di fornire giustificazione del risultato raggiunto. Su tale punto non vi sarebbe nullità per vizio dell'oggetto ( in quanto si lamentava essere stato rimesso a mero arbitrio di una delle parti) , statuendo fra gli altri che "il meccanismo della clausola (facoltà della parte oblata di scegliere se vendere o comprare) esclude in radice con tutta evidenza la determinazione di un prezzo arbitrario". Inoltre , poiché la parte a cui era rivolta l'offerta era anch'essa partecipante del capitale sociale , con possibilità anche di nominare membri del Consiglio di Amministrazione e del Collegio sindacale, la medesima era perfettamente in grado di valutare la la congruità del prezzo determinato dall'altra parte. Nella pronuncia, inoltre, si esclude anche un motivo di nullità per assenza di un meccanismo di equa valorizzazione delle partecipazioni; affermando che non esiste nell'ordinamento un principio generale che imponga una equa valorizzazione della partecipazione sociale, principio che debba essere esteso alla cosiddetta russian roulette clause.

Peraltro - ferma la differenza di detta clausola con altre, quali la cosiddetta clausola statutaria di drag along ( o di co-vendita o di trascinamento)- l'esistenza del potere concesso alla parte a cui è diretta l'offerta di scegliere tra vendere o comprare al prezzo fissato da altri, esclude che quest'ultimo fissi il prezzo iniquo, poiché l'altra parte a cui spetta la decisione ultima può rovesciare la situazione ( in altre parole se il prezzo è iniquo per difetto può comprare la quota altrui; se invece il prezzo è eccessivo può cedere la propria) . Da ultimo, secondo la Corte, la clasuola come sopra strutturata non può considerarsi nulla per violazione del divieto del cd patto leonino (articolo 2265 c.c.). Detta norma dispone la nullità di previsioni con cui uno o più soci sono esclusi in modo totale e costante da ogni partecipazione agli utili e alle perdite. Ma nel caso di specie l'attivazione della clausola è subordinata al verificarsi di determinati eventi (incapacità decisionale o scadenza del patto parasociale), per cui "finché la società resta operativa e quindi partecipata pariteticamente ciascun socio consegue gli utili o subisce perdite di valore della partecipazione secondo le regole ordinarie."

Alla luce delle motivazioni sopra riassunte è stata confermata la validità della clasuola e respinta l'impugnativa. E' da segnalare che la pronuncia della Corte d'Appello ha dato, peraltro, rilievo a contributi sia dottrinali che di ordini professionali, fra i quali la presa di posizione del Consiglio Notarile di Milano, in particolare si richiama la Massima della Commissione Società n. 181 del 9 luglio 2019.

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