Euribor manipolato: commento alla sentenza non definitiva n. 1056/2020 pubbl. il 18/08/2020 del Tribunale di Ancona

| 09/09/2020 08:06


Il Tribunale di Ancona spiega una rilevante anomalia bancaria, in manifesta violazione con la trasparenza, confermando la nullità dei mutui a tasso euribor in contrasto con la normativa antitrust (Legge n. 287/1990), anche se nello specifico la banca controparte non ha partecipato all'accordo distorsivo che ha visto la manipolazione del tasso Euribor per il periodo che va dal 29.09.2005 al 30.05.2008, così come accertato dal provvedimento dell'Antitrust Europea C(2013)8512/1 in data 04.12.2013 nel caso AT\39914.


Commento alla Sentenza non definitiva n. 1056/2020 pubbl. il 18/08/2020 del Tribunale di Ancona a cura dell'Avvocato Monica Mandico


Il Tribunale di Ancona, con la sentenza in commento ha dichiarato la nullità delle clausole pattizie degli interessi contenute in tre mutui e su opposizione del debitore ha revocato il decreto ingiuntivo, ritenendo che il parametro EURIBOR richiamato nei prestiti oggetto di ingiunzione, è nullo per contrarietà a norme imperative per la realizzata condotta anticoncorrenziale, in quanto applicate in violazione della legge n.287/1990, per come accertato dall'Autorità Antitrust Europea con provvedimento del 04.12.2013.

Il Giudice di merito ha aderito all'iter argomentativo esposto dagli attori che hanno richiamato al decisione della Commissione Antitrust Europea - Direzione Generale della Concorrenza (C(2013)8512/1 in data 04.12.2013 nel caso AT\39914) con la quale è stata accertata la costituzione di un cartello fra Istituti di Credito Europei, che ha maggiorato indebitamente il tasso ufficiale EURIBOR di riferimento dei mutui dal mese di settembre 2005 fino al mese di maggio 2008.

Si premette, che il tasso variabile nei contratti di finanziamento in generale (leasing, mutui, ecc.) è composto da una componente fissa, che viene aggiunta, in percentuale, ad una parte variabile determinata in base ad uno o più parametri di indicizzazione (ad es. l'Euribor, il Prime Rate Abi, il Ribor, il Libor). Con l'avvento della moneta unica, i tassi nazionali (Pibor, Mibor, Ribor, ecc.) sono stati sostituiti da valori validi per ogni paese dell'area euro. I "candidati" prescelti a fungere da benchmark per il mercato interbancario, sono l'Euribor e l'Euro-Libor, incoraggiati da diverse associazioni bancarie. Il tasso Euribor (acronimo di Euro Inter Bank Offered Rate, tasso interbancario di offerta in euro) è un tasso di riferimento, calcolato giornalmente, che indica il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in Euro tra le principali banche europee.

L'Euribor viene utilizzato come tasso medio applicato da primari istituti di credito, per operazioni a termine effettuate sul mercato interbancario (con controparte altri primari istituti di credito) con scadenza una, due e tre settimane, e da uno a dodici mesi. L'Euribor varia solamente in funzione della durata del prestito e non dipende dall'ammontare del capitale. E' dunque un tasso interbancario di riferimento, diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea, come media ponderata dei tassi di interesse ai quali le Banche operanti nell'Unione Europea cedono i depositi. La pubblicazione del tasso è demandata a un'associazione internazionale no-profit di diritto belga, fondata nel 1999: la Euribor-EBF con sede in Bruxelles. I suoi membri, sono le associazioni bancarie nazionali degli Stati membri dell'Unione Europea della c.d. Euro Zona. Tali Associazioni sono riunite nella Federazione Bancaria Europea che – per sua stessa ammissione – è la voce degli interessi privatistici di oltre 5.000 banche europee in più di trenta diversi paesi europei.

L'Euribor quale "accordo" tra le imprese bancarie diretto a fissare direttamente o indirettamente il prezzo del proprio servizio, è la principale condizione contrattuale dei mutui a tasso variabile e di altri prodotti offerti al pubblico dalle banche.

La manipolazione del tasso Euribor è stata dapprima oggetto, di inchiesta pubblicata dall'americana CFTC (Commodity Futures Trading Commision) circa lo scandalo che ha coinvolto la Barclays, il cui obbiettivo era alterare il Tasso Euribor in modo da aumentare il proprio guadagno sui derivati. Nel documento pubblicato dalla CFTC è stato spiegato come i tassi Euribor venivano manipolati dagli istituti bancari in modo tale da poter registrare guadagni o limitare le perdite.

La Legge n. 287 del 10/10/1990 disciplina le " Norme per la tutela della concorrenza e del mercato" e le statuizioni previste all'art. 2 (Intese restrittive della libertà di concorrenza). Ne deriva che l'applicazione del tasso Euribor, contrasta espressamente con la suddetta legge, che vieta le intese tra imprese (anche bancarie) che abbiano per oggetto o per l'effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all'interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, anche attraverso attività consistenti nel "fissare direttamente o indirettamente i prezzi d'acquisto o di vendita ovvero altre condizioni contrattuali(…)" ed ancora "Le intese vietate sono nulle ad ogni effetto".

Ciò detto, ritenuto che l'Euribor quale "accordo" tra le imprese bancarie diretto a fissare direttamente o indirettamente il prezzo del proprio servizio è la principale condizione contrattuale dei mutui a tasso variabile, ne consegue la nullità di un tale patto, "ad ogni effetto" giusta l'applicazione della normativa antitrust (Legge 287/1990). Il prodotto a cui è collegato non potrebbe quindi produrre nessun effetto tutelato dalla legge, va da sé che non potrebbe produrre nessun interesse dovuto alla banca.

Sul punto viene evidenziato che le prove raccolte durante il procedimento sanzionatorio hanno dimostrato, a giudizio della Commissione europea, che le banche hanno tenuto sul mercato una condotta attiva causalmente connessa e conseguente ad una comune concertazione, finalizzata all'alterazione dei tassi. In concreto, la Commissione ha accertato che, attraverso chat online, telefono ed e-mail, alcuni funzionari delle banche: scambiavano preferenze per una determinata quotazione oppure informazioni dettagliate sulle quotazioni future; utilizzavano i predetti dati per allineare le proprie quotazioni nonché le loro posizioni sul mercato; scambiavano informazioni dettagliate e sensibili sul commercio e sulla strategia dei prezzi relativi ai derivati Euro; comunicavano alle altre banche la quotazione appena presentata all'EBF, quando la stessa doveva rimanere segreta.

Secondo la decisione le condotte illecite sono state attuate per consentire alle banche facenti parte dell'intesa di trarre profitti indebiti dall'alterazione delle diverse operazioni indicizzate secondo il parametro Euribor, in particolare distorcendo a proprio favore il prezzo dei derivati in Euro; inoltre, attraverso la comunicazione di tassi tendenti al ribasso, le banche hanno ingenerato la convinzione di disponibilità finanziarie superiori a quelle effettive, così realizzando l'intento di rappresentare una situazione patrimoniale e di liquidità distorta, in senso migliore, rispetto a quella reale.

La Commissione, afferma un principio, del resto ricordato e ribadito anche dalla giurisprudenza di Cassazione (Cass. civ., sez. III, 30/08/2011, n. 17798, Cass. civ., sez. III, 11/07/2014, n. 15902; Cass. civ., sez. III, 13/02/2009, n. 3525; Cass. civ., sez. III, 06/02/2004, n. 2301), in cui stabilisce che: "I tassi di riferimento sono una componente importante del prezzo degli strumenti finanziari derivati dal tasso di interesse con il quale sono acquistate e venduti dalle banche. La condotta descritta nella Sezione 4 è nel suo complesso designata a ridurre anticipatamente il fattore d'incertezza che sarebbe altrimenti stato presente nel mercato circa il comportamento futuro degli altri competitor". In tal caso, continua la Commissione, "questo permetteva loro di essere a conoscenza delle posizioni sul mercato e della strategia commerciale di altri, così dunque falsando la loro rivalità sul mercato e permettendone la collusione".

Le informazioni rivelate in incontri bilaterali precedenti alla determinazione dei prezzi e altri scambi di informazioni commerciali di natura sensibile (s. v. punto 32 lett. g) Decisione) "non erano generalmente disponibili ad altri operatori attivi in quella sfera, o almeno non in tale dettaglio, laddove tali discussioni si spingevano ben oltre quanto necessario per negoziazioni legittime su commerci EIRD o per altrettanto legittime pratiche di divulgazione non discriminative al fine di incrementare la liquidità del mercato".

La Decisione stabilisce che i vari mezzi collusivi e meccanismi adottati erano tutti fondamentalmente pensati per pregiudicare la componente del prezzo di prodotti nel settore EIRD a loro vantaggio. Questo comportamento, per sua stessa natura, ha l'obiettivo di limitare la concorrenza ai sensi dell'art. 101 del Trattato e l'art. 53 dell'Accordo EEA. L'art. 101 del Trattato, come le altre regole sulla concorrenza del Trattato, è pensato per proteggere non solo gli interessi immediati di altri competitori individuali o dei consumatori, ma anche per proteggere la struttura di libero mercato e dunque la concorrenza in quanto tale.

La durata dell'illecito è stato accertato dalla Commissione dal 29/09/2005 al 30/05/2008 (e successivi semestri di applicazione), dovendosi di conseguenza ritenere la legittimità del tasso Euribor negli altri periodi non oggetto degli accertamenti della Commissione Europea.
E' stata così rilevata la nullità per indeterminatezza, come disvelata dal provvedimento dell'Antitrust Europea C(2013)8512/1 del 04.12.2013 nel caso AT\39914, da cui ne conseguirà la sostituzione del tasso corrispettivo e di mora pattuito nei mutui con il tasso legale ex art. 1284 co. 3^ c.c..

Del resto, in precedenza la stessa Suprema Corte aveva stabilito, con arresto del 28/03/2002 n. 4490, in merito agli interessi uso piazza, che si profila: "la violazione e falsa applicazione degli artt. 1284, 1346 e 182577 c.c., conseguentemente dichiarare nulla, per violazione dell'art. 1346 c.c., la clausola sulla determinazione quantitativa degli interessi, senza considerare che la determinazione dei tassi d'interesse era avvenuta sulla base di criteri stabiliti, in ambito nazionale, con "accordi di cartello". Sull'argomento il foro di Ancona condivide la soluzione prospettata dalla giurisprudenza più recente (TRIB. PADOVA, ord. 6.6.2017; TRIB. NOCERA INFERIORE, ord. 28.7.2017; Tribunale Roma, Ord., 29/09/2017; Trib. Pescara, sent. n. 557/19), laddove, ai fini dell'invalidità della clausola, considera il fatto oggettivo dell'intesa manipolatoria, nonché la sua incidenza sul tasso variabile pattuito, senza che abbia rilevanza la diretta partecipazione della banca convenuta al cartello bancario.

Il Tribunale risolve altresì la questione dell'onere probatorio riconoscendo la natura di prova "privilegiata e diretta applicazione" alle decisioni dell'Autorità e/o Organismo dell'Unione Europea ai sensi del trattato Ce, sebbene prive dei caratteri di generalità ed astrattezza, sono tuttavia dotate di effetto diretto nei confronti dell'ordinamento nazionale che accertino un'infrazione (Regolamento n. 1/2003), con la previsione di una presunzione iuris tantum di esistenza del danno cagionato dall'illecito Direttiva 2014/ 104/UEart. 14, comma 2 e 17 e art. 2 D.Lgs 19 gennaio 2017, n. 3.

Viene altresì chiarita la questione sulla competenza di cui alla L. n. 287 del 1990, art. 33, comma 2, per la violazione anticoncorrenza che è di competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa avendo natura eccezionale, non opera ove si verta in ipotesi di mera domanda di ripetizione di indebito (Cassazione civile, sez. VI, 23/02/2012, n. 2777) o di arricchimento senza causa (Cassazione civile, sez. VI, 21/12/2010, n. 25880).

Quali considerazioni si possono trarre:

- Si ripete quanto era già successo per il caso Volkswagen. I concorrenti stranieri, in questo caso la la Commodity Futures Trading Commission degli Stati Uniti (CFTC), una agenzia indipendente del governo degli Stati Uniti, creata nel 1974, che regola i futures e le opzioni hanno smascherato la consorteria collusiva europea, come del resto nel 2004 fecero gli europei nei confronti dello stesso fenomeno collusivo presente nei "liberisti" USA, con la multa comminata a Microsoft.

- I mutui a tasso variabile, con interessi legati al tasso Euribor, contratti tra il 2005 ed il 2008 sono da considerare radicalmente nulli per indeterminatezza relativa al tasso corrispettivo manipolato (applicazione art. 1284 c.c.) e per contrarietà dell'oggetto del contratto all'ordine pubblico ed economico (applicazione combinato disposto artt. 1418 2° comma e 1346 c.c.)

- Sulla base di tale ragionamento giuridico andrebbe quindi restituita la sola sorte capitale, al netto di ogni spesa e competenza, dilazionata secondo il piano di ammortamento allegato ai contratti.

- Negli USA una situazione così fatta darebbe origine ad una vasta class action a tutela dei consumatori. In Europa, ed in particolare in Italia, tali azioni hanno delle fortissime limitazioni.

Vetrina