contratti di borsa

Intermediazione finanziaria: uso selettivo delle nullità protettive e ripetizione delle cedole

| 14/09/2020 16:37

Con l'ordinanza n. 10505 del 3 giugno 2020 la Prima Sezione civile della Corte di cassazione - chiamata a pronunciarsi con riferimento alla ripetizione da parte dell'intermediario, a titolo di indebito oggettivo, delle cedole riscosse dall'investitore in relazione a ordini di acquisto diversi da quelli selezionati con la domanda giudiziale di nullità del contratto quadro - ha preliminarmente ricostruito i lineamenti dell'eccezione di buona fede opponibile dall'intermediario all'uso selettivo delle nullità di protezione da parte dell'investitore.

La ricostruzione è avvenuta sulla base di quanto statuito dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 28314 del 4 novembre 2019, mediante la quale il Supremo Consesso ha risolto la questione - connessa a quella vertente sulla «determinazione degli effetti e delle conseguenze giuridiche dell'azione di nullità proposta dal cliente in relazione a specifici ordini di acquisto di titoli» - relativa alla legittimazione dell'intermediario a far valere - in via di azione o di eccezione - gli effetti della nullità del contratto quadro anche in relazione a (eventuali) ordini di acquisto diversi da quelli indicati dall'investitore nella propria domanda giudiziale, nonché alle conseguenze - di natura compensativa e restitutoria - rivenienti dall'ingresso nel processo delle eccezioni e domande riconvenzionali proposte dall'intermediario.

Come chiarito dalle Sezioni Unite, in applicazione del principio di buona fede e correttezza contrattuale e ferma restando la finalizzazione delle nullità protettive esclusivamente a vantaggio dell'investitore (id est, «in funzione di riequilibrio generale ed astratto delle condizioni negoziali garantite dalla conoscenza del testo del contratto quadro»), «non può escludersi la configurabilità di un obbligo di lealtà dell'investitore in funzione di garanzia per l'intermediario che abbia correttamente assunto le informazioni necessarie a determinare il profilo soggettivo del cliente al fine di conformare gli investimenti alle sue caratteristiche, alle sue capacità economiche e alla sua propensione al rischio».

Anche rispetto ai contratti di servizi di investimento, «caratterizzati da uno statuto di norme non derogabili dall'autonomia contrattuale volte a proteggere il contraente che strutturalmente è in una posizione di squilibrio rispetto all'altro», il principio di buona fede e correttezza contrattuale - inteso quale «criterio ordinante» - deve essere applicato in maniera «trasversale», ovvero non «limitata soltanto alla definizione del sistema di protezione del cliente», ma tenendo conto anche del profilo - ontologicamente connesso - del sacrificio economico eventualmente subito dall'intermediario, non potendosi prescindere dal verificare se l'applicazione degli strumenti normativi di riequilibrio arrechi, benché effettuata conformemente al paradigma legale, un «ingiustificato pregiudizio» a danno dell'intermediario.

L'operatività del rilievo della nullità del contratto quadro, pertanto, «deve essere modulata e conformata dal principio di buona fede secondo un parametro da assumersi in modo univoco e coerente». Come cennato, i Giudici della Prima Sezione - a fronte della specifica deduzione, da parte del ricorrente, della «violazione degli artt. 820, 1148 e 2033 cod. civ. in relazione all'obbligo dell'investitore di restituire le cedole riscosse in buona fede nel corso del rapporto» (cfr. quinto motivo di ricorso) - hanno preliminarmente ricostruito i lineamenti dell'eccezione di buona fede opponibile dall'intermediario all'uso selettivo delle nullità di protezione da parte dell'investitore.
Imprescindibile è stato ritenuto l'esame complessivo degli investimenti effettuati in esecuzione del contratto quadro con l'obiettivo di verificare se permanga per l'investitore un pregiudizio in corrispondenza del petitum azionato, esame da condurre «ponendo in comparazione quelli oggetto dell'azione di nullità, derivata dal vizio di forma del contratto quadro, con quelli che ne sono esclusi».

Soltanto nell'ipotesi in cui permanga, all'esito dell'esame comparato e al netto dei rendimenti economici degli investimenti relativi agli ordini non colpiti dall'azione di nullità, un pregiudizio per l'investitore può ritenersi che il medesimo «abbia agito coerentemente con la funzione tipica delle nullità protettive, ovvero quella di operare a vantaggio di chi le fa valere».

Con la conseguenza che ove gli ordini di investimento non selezionati con la domanda giudiziale, rectius non colpiti dall'azione di nullità abbiano prodotto un rendimento superiore al pregiudizio confluito nel petitum l'intermediario è legittimato a opporre l'eccezione di buona fede, nell'immediato, al fine sia di «paralizzare gli effetti della dichiarazione di nullità degli ordini selezionati» sia di impedire che l'intermediario stesso possa subire un «ingiustificato sacrificio economico».

Secondo i Supremi Giudici, in estrema sintesi, il pregiudizio per l'investitore che sia stato accertato in giudizio si pone come discrimen: l'azione di nullità è ritenuta non contrastare con il principio di buona fede esclusivamente entro il limite di detto pregiudizio, limite oltrepassato il quale opera l'effetto paralizzante dell'eccezione di buona fede; nell'opposta ipotesi di persistenza di «un danno per l'investitore, anche all'esito della comparazione con gli altri investimenti non colpiti dalla nullità selettiva», l'effetto paralizzante opera «nei limiti del vantaggio conseguito con detti investimenti».

Conclusivamente i Giudici della Prima Sezione hanno rigettato il motivo di ricorso alla stregua del seguente principio di diritto ex articolo 384 cod. proc. civ., (dichiaratamente) enucleato a ulteriore specificazione del principio enunciato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 28314 del 2019: «Nel caso in cui l'intermediario opponga l'eccezione di buona fede per evitare un uso oggettivamente distorsivo delle regole di legittimazione in tema di nullità protettive, al solo fine di paralizzare, in tutto o in parte, gli effetti restitutori conseguenti all'esperimento selettivo dell'azione di nullità da parte del cliente investitore, nei limiti della complessiva utilitas economica ritratta da quest'ultimo grazie all'esecuzione del contratto quadro affetto dalla nullità dal medesimo fatta valere, le cedole medio tempore riscosse dall'investitore non vengono in considerazione né come oggetto dell'indebito, né quali frutti civili ex art. 820 e 2033 cod.civ., ma rilevano solo come limite quantitativo all'efficace esperimento della domanda di indebito esperita dall'investitore».

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