famiglia

Il trasferimento di residenza del genitore con i figli

| 27 luglio 2015


Con la recente riforma del diritto di famiglia e della disciplina della filiazione, introdotta dalla legge n. 219/2012 e dal D.lvo n. 154/2013 è stato istituzionalizzato il principio secondo cui la scelta della residenza abituale dei figli minori deve essere assunta dai genitori in modo condiviso. Tale previsione è conforme anche alle convenzioni europee che, nella nozione di affidamento, includono la condivisione del luogo di residenza abituale dei figli, per essa intendendosi il luogo in cui questi hanno la sede prevalente dei loro interessi e affetti.
La determinazione della residenza abituale del fanciullo è ritenuta di tale preminente importanza, che va assunta di comune accordo tra i genitori anche in presenza di affido monogenitoriale: l'unica eccezione ammessa è quella in cui il Tribunale abbia disposto l'affidamento "superesclusivo rafforzato" ovvero quello monogenitoriale con la concentrazione delle competenze genitoriali in capo ad un solo genitore.
Ne consegue che, come previsto dall'art 337 ter c.c., che in caso di disaccordo tra i genitori sulla residenza abituale dei minori, la scelta è rimessa al Giudice: ciò significa che non è ammessa la decisione unilaterale del singolo genitore di trasferirsi altrove con i figli.
Laddove, dunque, un genitore voglia andare con i figli a risiedere in altro luogo e l'altro si opponga a tale trasferimento, il primo potrà adire il Giudice al fine di ottenere la relativa autorizzazione.
Nella controversia, l'organo giudicante dovrà valutare e decidere tenendo esclusivamente il preminente interesse del minore ad una crescita armonica e sana in cui sia garantito il concreto diritto alla bigenitorialità.
E' quanto ha affrontato il Tribunale di Torino con l'interessante decreto del 5 giugno 2015 in una controversia insta irata ex art 710 c.p.c. radicata da una madre alla quale, successivamente alla separazione, era stata offerta una occasione di lavoro alle dipendenze di una azienda di Livorno. La signora, ritenendo che tale possibilità avrebbe al contempo consentito ai figli minori di radicarsi in un ambiente più salubre e sereno, in considerazione dell'ulteriore fatto che nel locando appartamento si sarebbe trasferita anche la nonna materna, legata ai minori da rapporto significativo e che si sarebbe occupata dei nipoti, chiedeva pertanto al Giudice di essere autorizzata a tale trasferimento, stabilendo a favore del padre un regime di visita compatibile con la nuova collocazione delle figlie minori.
A tale richiesta il padre si opponeva fermamente, ritenendo il cambio di luogo di residenza contrario all'interesse delle minori, che sarebbero state sradicate dal loro ambiente abituale.
Alla luce, dunque, dei principi normativi sopra riportati, si è trattato per il tribunale di bilanciare il diritto, pur di rango costituzionale, di trasferire la propria residenza insieme al figlio, con quello del minore, di pari rango costituzionale, ad una sana crescita ed a mantenere, nel caso di disgregazione della famiglia, equilibrati ed adeguati contatti e rapporti con entrambi i genitori.
Il trasferimento di residenza può dunque trovare tutela giudiziale solo ove detto trasferimento garantisca il soddisfacimento di tali diritti del minore.
Orbene: evidenziata dall'istruttoria la capacità genitoriale di entrambi i genitori e l'indiscusso elemento del trasferimento lavorativo della ricorrente a Livorno, si rilevava altresì che, per quanto concerne la figlia maggiore, la stessa avrebbe comunque dovuto cambiare scuola, compagni e ambiente poiché sarebbe passata dalle elementari alla scuola media, e, per quanto riguarda la distanza, osservava il tribunale che la distanza tra le due città non sarebbe stata tale da costituire un insormontabile ostacolo al diritto di visita del padre, il quale avrebbe avuto la garanzia di potere mantenere un rapporto costante e continuativo con le figlie.
Il contestuale trasferimento nella nuova città dei nonni materni, insieme a figlia e nipoti, è stato giudicato dal tribunale un significativo elemento idoneo a consentire il mantenimento, in parte, dell'ambiente familiare conosciuto dalle bambine.
Alle suddette valutazioni, il Giudice torinese aggiungeva una ulteriore importante argomento: nel caso in cui non si fosse autorizzato il trasferimento della madre, infatti, le minori avrebbero comunque dovuto subire un cambiamento di collocazione, dovendo spostare il proprio abituale domicilio a casa del padre, già convivente con la nuova compagna, peraltro incinta.
Nella fattispecie, sussistono, dunque, per il giudice forti dubbi sulla concreta rispondenza all'interesse delle minori dell'inserimento improvviso nel nucleo paterno e sulla concreta possibilità per la compagna di sopportare in modo adeguato una novità di tale portata, con il peso e la responsabilità materiale e morale che essa comporterebbe.
Sulla base delle suddette considerazioni, il Giudice torinese ha ritenuto fondato e legittimo il diritto della ricorrente di trasferirsi in altra città con le figlie e, al contempo, ha ritenuto necessaria la rimodulazione dei tempi e dei modi di visita delle figlie con il padre in modo da garantire alle stesse il diritto alla bi genitorialità e, al padre, l'esercizio della responsabilità genitoriale, tenendo, dunque, conto della distanza esistente tra le abitazioni dei genitori e, quindi, compensando maggiori tempi di permanenza delle figlie con il padre durante le vacanze estive e le festività con la inevitabile riduzione degli incontri infrasettimanali.

Vetrina