Giurisprudenza in tema di convivenza "more uxorio" ed arricchimento senza giusta causa

| 05/05/2016 12:55


Avv. Cristiano Cominotto, Dott.ssa Manuela Casati, AssistenzaLegalePremium.it

Tra le varie questioni affrontate in materia di convivenza more uxorio ci si è spesso interrogati su cosa succeda a livello patrimoniale nel caso di scioglimento dell'unione di fatto.

A tal proposito appare utile rinviare a recente giurisprudenza che ha di fatto aperto le porte all'azione di arricchimento senza giusta causa anche nell'ambito delle convivenze "more uxorio": grazie a tale azione il convivente che abbia versato delle somme per l'acquisto di beni funzionali alla convivenza, (beni poi restati nella titolarità dell'ex partner) potrà recuperare quanto anticipato in presenza di determinate condizioni.

Come noto, l'azione generale di arricchimento ha come presupposto l'arricchimento di un soggetto a danno di un altro, il quale deve essere avvenuto in assenza di giusta causa, sicché non è dato invocare la mancanza o l'ingiustizia della causa qualora l'arricchimento sia conseguenza di un contratto, di impoverimento remunerato, di un atto di liberalità o dell'adempimento di un'obbligazione naturale (Cass. Civ., sez. III, sent. 22/09/2015 n. 18632).
Sarebbe invece possibile configurare l'ingiustizia dell'arricchimento da parte di un convivente "more uxorio" nei confronti dell'altro in presenza di prestazioni a vantaggio del primo "esulanti dal mero adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza – il cui contenuto va parametrato sulle condizioni sociali e patrimoniali dei componenti della famiglia di fatto – e travalicanti i limiti di proporzionalità e di adeguatezza" (Così Cass. Civ., sez. III, sent. 22/09/2015 n.18632).

Passiamo quindi ad analizzare tre diverse ipotesi verificatesi nell'ambito di convivenze "more uxorio", relativamente alle quali è stata riconosciuta l'esperibilità dell'azione di arricchimento senza giusta causa:
1) acquisto di bene immobile da parte di uno dei conviventi;
2) ristrutturazione di bene immobile finanziata da uno solo dei conviventi;
3) acquisto di beni mobili sempre da parte di uno solo dei conviventi.

Rispetto alla prima ipotesi la Suprema Corte è giunta a riconoscere il diritto del convivente ad ottenere (tramite l'esperimento dell'azione di arricchimento) la restituzione delle somme versate per l'acquisto della casa intestata all'ex compagna una volta cessata la convivenza ( si veda Cass. Civ., sez. III, sent. 22/09/2015 n.18632).

Rispetto alla seconda ipotesi, analogamente, è stato riconosciuto il diritto del convivente alla restituzione di quanto corrisposto alla sua ex compagna per la ristrutturazione dell'immobile di proprietà di quest'ultima: tali esborsi non possono infatti considerarsi come contributo alla vita comune, dal momento che si tratta opere destinate a migliorare ed incrementare il valore di un bene di proprietà e non appaiono strumentali alle concrete esigenze quotidiane della coppia (così Tribunale di Treviso n.258 del 3 febbraio 2015).

Da ultimo, relativamente alla terza ipotesi prospettata, si rammenta un'interessante pronuncia della Corte di Cassazione, n.25554, datata 30-11-2011, sempre in materia di convivenza "more uxorio", con cui è stato ribadito come "la proponibilità, da parte del proprietario di un bene, dell'azione di arricchimento, nei confronti del terzo che ne abbia goduto senza titolo… va riconosciuta indipendentemente dalla possibilità per il proprietario medesimo di richiederne la restituzione".

La questione sottoposta alla Suprema Corte aveva ad oggetto la promozione di un'azione di arricchimento da parte di una donna nei confronti dell'ex convivente.

La donna aveva infatti arredato l'appartamento intestato al compagno in previsione di un'imminente convivenza che non era però mai iniziata. Per contro i mobili erano rimasti per anni nel pieno possesso dell'ex compagno che ne aveva goduto: la compagna richiedeva quindi la restituzione delle somme versate per l'acquisto dei beni.

Dal canto suo, il resistente contestava la proponibilità dell'azione di arricchimento, avendo la donna potuto agire per ottenere la semplice restituzione delle componenti d'arredo.

Rispetto a tale controversia, la Corte di Cassazione in prima battuta sottolineava come i mobili fossero sempre rimasti nella proprietà della donna e che l'uomo si fosse limitato ad usufruirne per un certo arco temporale. Per tali ragioni la donna, non poteva ottenere per intero la restituzione delle somme pagate per l'acquisto dei beni. Quest'ultima aveva tutt'al più il diritto ad essere indennizzata del pregiudizio subito, pari al corrispettivo per il godimento da parte dell'ex compagno.

Legittimo era invece da ritenersi l'esperimento dell'azione di arricchimento poiché un'eventuale azione volta alla restituzione dei beni era da considerarsi quale azione sussidiaria: l'esperimento di quest'ultima non avrebbe prevenuto, né eliminato il danno verificatosi prima del suo utile esercizio.

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