Mantenimento del figlio maggiorenne: la Cassazione nega il diritto al ragazzo che viene ripetutamente bocciato agli esami

25/09/2017 16:06

Commento a cura dell'avv. Marta Rovacchi, Partner Rovacchi Intagliata Studio Legale Associato


Corte di Cassazione, Sezione 6 civile - Ordinanza 19 settembre 2017, n. 21615

E' noto che l'obbligo del genitore di concorrere al mantenimento dei figli non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età da parte della prole, ma perdura fino a quando il genitore obbligato non dimostri che il figlio ha raggiunto l'indipendenza economica, oppure quando fornisca la prova di avere posto il figlio nelle concrete condizioni di potere essere economicamente autosufficiente, ma questi non ne abbia tratto profitto utile per sua colpa o per sua scelta.


La vicenda giunta all'esame della Suprema Corte trae origine da un ricorso avanzato da un ragazzo nei confronti del padre adottivo finalizzato ad ottenere un assegno di mantenimento da parte del genitore.


Poiché il Tribunale rigettava l'istanza, il figlio proponeva appello contro tale decisione.

I giudici di secondo grado, nel respingere anche il reclamo, sottolineavano che il ragazzo, pur essendo maggiorenne ma non autosufficiente a livello economico, aveva in precedenza abbandonato l'attività lavorativa intrapresa in passato. Non solo: era emerso che il padre aveva effettuato consistenti esborsi di denaro proprio per consentire al figlio di intraprendere l'attività lavorativa (un negozio) poi abbandonata e da cui, tra l'altro, era residuato un ammanco di cassa di rilevante entità.


Alla decisione della Corte, seguiva anche la condanna del ragazzo al pagamento delle spese legali.


Ma il figlio non si dava per vinto, proponendo ricorso avanti la Suprema Corte di Cassazione.


Con questa sentenza, gli ermellini non solo confermano l'esattezza della decisione emessa dalla Corte d'Appello, ma aggiungono che la ricostruzione dei fatti porta a negare categoricamente il diritto del figlio ad ottenere una somma a titolo di mantenimento da parte del padre.


Quest'ultimo, infatti, ha dimostrato di avere profuso significativi sforzi economici per permettere al figlio di iniziare ed aprire la sua attività lavorativa, ha provato di avere pagato le rette di una scuola privata presso la quale il figlio non aveva sostenuto gli esami dovuti ed è emerso che il ragazzo aveva abbandonato la casa familiare nonostante i tentativi del genitore di favorire la ricostruzione del rapporto.


La sentenza della Suprema Corte, dunque, si rivela coerente con l'orientamento giurisprudenziale che prevede che il dovere del genitore di continuare a mantenere un figlio maggiorenne economicamente non autosufficiente permane fino a quando non si dimostri che la condizione di non indipendenza economica dipenda da colpa e fatto imputabili al figlio stesso.

Il ragazzo, dunque, si è visto condannare anche in questo grado di giudizio al pagamento delle spese legali a favore del padre.