La responsabilità dei genitori rispetto all'approccio dei figli con internet e con la tecnologia

14/05/2018 12:59


Commento a cura dell'Avvocato Mariarosaria Della Corte


- la responsabilità dei genitori rispetto all'approccio dei figli con internet e con la tecnologia e il dovere di vigilanza sul pericolo che la creatività dei minori possa essere spenta dal contatto passivo di questi ultimi con il web a fronte di genitori che si disinteressano della loro quotidianità e preferiscono lasciarli per ore a giocare con tablet e pc.

I giovanissimi sono tra i principali fruitori dei servizi web: è un fatto, incontestabile e definitivo. Ai genitori resti la rassegnazione e il compito di tutelare la riservatezza dei figli, vegliando sul corretto utilizzo dei dati personali che li riguardano. Per fortuna, però, non sono soli. È del 13 gennaio 2018 il protocollo d'intesa tra il Garante per la Privacy e la Polizia di Stato contro il cyberbullismo, volto a rafforzare la protezione dei minori dai pericoli del web. Secondo i dati dell'Agcom, l'età del primo smartphone è 7 anni, e i genitori sono attenti e sensibili vedette, nella maggioranza dei casi abili utilizzatori di tutti i mezzi di difesa a disposizione, primo su tutti il parental control, che permette di monitorare o bloccare l'accesso a determinate attività e anche di impostare la durata di utilizzo di computer, tv, smartphone e tablet. Come dire, c'è un tempo per lo studio, uno per la rete, uno per la fantasia. Certo, la tecnologia oggi aiuta tanto gli adulti, agevolati anche nel portarsi dietro i pargoli, tanto al primo capriccio si tira fuori il telefono e il gioco è fatto.

La degenerazione, però, è dietro l'angolo e devono essere bravi i genitori, ancor più quelli separati, a trovare il giusto compromesso, la via opposta all'abitudine e alla comodità. Sul punto, la mia esperienza registra sicuramente un aumento di discussioni in aula su internet e dintorni, dall'età del primo smartphone alla pubblicazione on line delle foto dei figli fino all'accesso della prole ai social network. Per citare un caso estremo, è del 2017 la decisione con cui il Tribunale per i Minorenni di Brescia ha allontanato dalla famiglia un adolescente per dipendenza dai videogiochi e scarso rendimento scolastico.

E da monito suona anche la recente ordinanza del Tribunale di Roma che ha condannato una madre a eliminare le foto del figlio pubblicate su un social network, pena il pagamento di una sanzione in favore del figlio stesso e del marito. Il principio, richiamato anche dal Tribunale di Mantova con l'ordinanza del 19 settembre 2017, è che l'inserimento di foto di minori sui social network costituisce comportamento potenzialmente pregiudizievole per essi in quanto ciò determina la diffusione delle immagini fra un numero indeterminato di persone, conosciute e non, sicché l'ordine di inibitoria e di rimozione va impartito immediatamente. Il problema è che nativi digitali, termine per indicare le generazioni nate dal 1990 in poi, i nostri figli ci sono già, "dipendenti digitali" possono diventarlo. Ecco, la responsabilità dei genitori è di imporre spazi di libertà, il gioco vecchia maniera, la condivisione, così da vedere di nuovo bambini sudati che giocano insieme al parco, piuttosto che piccoli individui isolati che crescono. L'auspicio è l'avvento di normative specifiche da richiamare come punto di riferimento per genitori un po' spaesati e disattenti, ivi inclusi quelli separati che non concordano su niente. Il resto è, come sempre, un semplice affare di buon senso.