FAMIGLIA/FIGLI

L'affido c.d. super esclusivo

| 01/08/2018

avvocato

La legge 54/2006 ha previsto come regola generale l'affidamento dei figli ad entrambi i genitori e quale ipotesi eccezionale e residuale l'affidamento esclusivo ad uno di essi, possibile solo quando l'affidamento ad entrambi si riveli in concreto contrario all'interesse della prole. Si tratta di un rimedio che deve essere sorretto da una puntuale motivazione in ordine, non solo, al pregiudizio potenzialmente arrecato ai figli da un affidamento condiviso ma anche all'inidoneità del genitore affidatario. Nella pratica, però, il confine con l'affidamento condiviso è labile e sfumato ed è ormai chiaro che l'affido esclusivo non equivale a un potere assoluto sui figli. L'art. 337 quater c.c., infatti, prevede che, anche ove i minori siano affidati in via esclusiva a un genitore, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi e il genitore cui i figli non sono affidati ha il diritto e il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione, ricorrendo eventualmente al giudice qualora ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse. In sostanza, l'affidamento esclusivo attribuisce al genitore affidatario il solo potere di prendere in autonomia le decisioni di ordinaria amministrazione. Di fatto, si assiste a una contraddizione in termini: il genitore viene considerato pregiudizievole all'interesse dei figli ma poi può influenzarne in modo rilevante la vita. Tuttavia, il legislatore non ha definito compiutamente le conseguenze di un affido esclusivo in ordine alla responsabilità genitoriale, così demandando di volta in volta al giudice di determinarle in concreto. La giurisprudenza è quindi intervenuta, di recente, a superare l'impasse, e legittimata dalla deroga dell'art. 337 quater c.c. "salvo che non sia diversamente stabilito", ha creato la figura dell'affidamento c.d. super esclusivo, ovvero rafforzato, che prevede le competenze genitoriali, a tutto tondo, in capo a un solo genitore. La responsabilità genitoriale resta comune ma il suo esercizio, anche per le questioni fondamentali, è rimesso in esclusiva al genitore affidatario. Le prime pronunce in tal senso risalgono all'ordinanza del 20 marzo 2014 del Tribunale di Milano e all'ordinanza del 5 giugno 2015 del Tribunale di Torino. Recentissimi invece sono due provvedimenti del Tribunale di Roma, l'ordinanza del 15 luglio 2018 con la quale in corso di separazione è stato concesso "le figlie minori (omissis) e (omissis) sono affidate in via esclusiva alla madre e stabilmente collocate presso la stessa ove è fissata la loro residenza, con la specificazione che alla madre spettano in via esclusiva anche tutte le decisioni di maggior importanza per le figlie afferenti l'educazione, l'istruzione, la salute e la scelta della residenza abituale, da assumere tenuto conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni delle figlie;". Parimenti, con il decreto n. 19986/2018 del 23 luglio 2018, sempre il Tribunale di Roma ha statuito che "affida le minori (omissis) e (omissis) in modo esclusivo alla madre presso cui sono collocate, con la precisazione che alla stessa spetteranno tutte le decisioni su questioni di ordinaria e straordinaria amministrazione incluse quelle afferenti l'educazione, l'istruzione, la salute e la scelta della residenza abituale, da assumere tenuto conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni delle medesime". Nel primo caso, dirimente è stato il contegno fortemente ostativo e non collaborativo del padre "reso palese anche dalla mancata partecipazione agli incontri di coppia genitoriale fissati davanti al ctu, ha di fatto provocato un danno alle figlie, impedendo l'avvio dei progetti di aiuto e sostegno delineati nell'ordinanza del (omissis), oltre a rendere manifesta la totale assenza di consapevolezza da parte del padre delle reali condizioni psicofisiche delle minori e del disagio dalle stesse vissuto anche e soprattutto a causa della loro triangolazione nel conflitto genitoriale, agito in maniera distruttiva dall'(omissis);", nell'altro la personalità del genitore incidente in maniera negativa sul rapporto con le minori in quanto "l'eventuale affidamento condiviso si risolverebbe in un grave pregiudizio per le bambine conducendo al rischio concreto di una paralisi decisionale." Alla luce di quanto detto, si auspica la tanto attesa riforma del diritto di famiglia che si adegui una volta per tutte ai mutamenti della società e alle istanze degli operatori del diritto e dei cittadini, sempre più confusi a fronte di un codice che da' poche certezze.

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