FAMIGLIA

Figlia piccola con il padre senza limiti di tempo

| 12/04/2019 14:46



di Marina Crisafi - Il padre ha diritto di passare più tempo con la figlia piccola senza restrizioni. È quanto ha affermato la Corte di Cassazione in un'ordinanza (n. 9764/2019) destinata a fare scuola nella giurisprudenza sul diritto alla bigenitorialità.

La vicenda
La vicenda ha per protagonista un padre separato che adisce il Palazzaccio avverso il decreto emesso dalla Corte d'appello di Messina che confermava le statuizioni di primo grado quanto alle modalità di visita alla figlia piccola: da vedere e tenere con sé solo a fine settimana alterni, ossia ogni quindici giorni.
L'uomo chiede l'intervento dei giudici di legittimità denunciando una "lesione del diritto alla bigenitorialità", perché il provvedimento impugnato non prevede tempi di permanenza infrasettimanali della figlia presso di lui e quindi di "frequentazione con la minore in misura tendenzialmente paritetica rispetto a quelli di permanenza presso il genitore collocatario, sì da consentire, nella stabilita congrua assiduità dei rapporti, anche, l'esercizio della comune responsabilità genitoriale".

Inoltre, secondo l'uomo, la tenera età della figlia non sarebbe certo stata di ostacolo all'incremento del tempo di frequentazione, "avendo da tempo la giurisprudenza riconosciuto il rilievo assunto da una più assidua e consistente disciplina del tempo di permanenza del figlio presso il padre, là dove essa intervenga in caso di tenera età del minore e tanto nella finalità assolta di consentire l'instaurarsi di un solido legame tra padre e figlio".

Diritto alla bigenitorialità: no a restrizioni supplementari
Gli Ermellini danno ragione al papà, premettendo anzitutto che è stato più volte affermato che "nell'interesse superiore del minore, va assicurato il rispetto del principio della bigenitorialità, da intendersi quale presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi, nel dovere dei primi di cooperare nell'assistenza, educazione ed istruzione (ex multis: Cass. 23/09/2015 n. 18817; Cass. 22/05/2014 n. 11412)". Detto ciò, ragionano i giudici, sempre nel nome del superiore interesse della prole, "atteso il preminente diritto del minore ad una crescita sana ed equilibrata – la giurisprudenza - si è spinta a ritenere giustificata l'adozione, in un contesto di affidamento, di provvedimenti contenitivi o restrittivi di diritti individuali di libertà dei genitori" sempre e solo nell'interesse preminente del minore (Cass. 24/05/2018 n. 12954; Cass. 04/11/2013 n. 24683).
Tuttavia, la Cedu ha evidenziato la necessità di un controllo rigoroso sulle "restrizioni supplementari", tali intendendo quelle apportate dalle autorità al diritto di visita dei genitori, che comportano invero "il rischio di troncare le relazioni familiari tra un figlio in tenera età e uno dei genitori o entrambi, pregiudicando il preminente interesse del minore (Corte EDU, 09/02/2017, Solarino c. Italia)".

La Corte di Strasburgo, scrivono ancora da piazza Cavour, chiama le autorità nazionali "ad adottare tutte le misure che era ragionevolmente possibile attendersi da loro per mantenere i legami tra il genitore e i suoi figli, nella premessa che "per un genitore e suo figlio, stare insieme costituisce un elemento fondamentale della vita famigliare e che delle misure interne che lo impediscano costituiscono una ingerenza nel diritto protetto dall'art. 8 della Convenzione".

Nella fattispecie, la Corte d'appello dopo aver ritenuto che la bambina "abbisogna di mantenere e semmai intensificare i rapporti con il padre, ma ciò in maniera del tutto graduale", ha confermato acriticamente i provvedimenti del giudice di prime cure con motivazione praticamente assente sulle eventuali ragioni che hanno indotto ad escludere una frequentazione anche infrasettimanale della figlia con il padre. Con ciò, dunque, non osservando i principi segnati dai giudici nazionali e dalla Corte Edu e determinando una grave lesione del diritto del minore alla bigenitorialità, "garanzia di stabile consuetudine di vita e di ferme relazioni affettive con entrambi".

Da qui l'accoglimento del ricorso. E la parola passa al giudice del rinvio che dovrà pronunciarsi attenendosi ai principi indicati.