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Il divorzio Berlusconi/Lario - Una guerra dei Roses all'italiana

03/09/2019 14:16


Nota a Cass. Civ., Sez. I, 30 agosto 2019 n. 21926

di Valeria Cianciolo- Avvocato del Foro di Bologna

Il cinico avvocato divorzista Gavin D'Amato, interpretato da uno straodinario Danny De Vito nel film "La guerra dei Roses" afferma candidamente: "Quattro cose dicono alla gente com'è un uomo: la sua casa, la sua macchina, sua moglie e le sue scarpe." Nulla sappiamo delle scarpe del Cavaliere (solo che usa il rialzo, ma potrebbe essere solo una cattiveria) e neppure di quelle di Veronica Lario che da Cenerentola è diventata Principessa, impalmando uno degli uomini più ricchi del pianeta. Forse, erano di vetro con cristalli Swaroski. Ma nel frattempo, nel corso della battaglia legale che ha coinvolto il Cavaliere con la sua Principessa, si sono frantumate come i cristalli di Baccarat e non ne possiamo fare una valutazione di mercato.

Ma certo sappiamo che l'assegno divorzile di cui ha goduto la Sig.ra Veronica Lario, all'anagrafe Miriam Bartolini, era da far girare la testa. Come pure, conosciamo la consistenza del patrimonio immobiliare e dei gioielli di cui risulta proprietaria e frutto delle generose elargizioni del Cavaliere alla sua consorte durante il matrimonio.

Direbbe Gavin D'Amato: "Un divorzio civile è una contraddizione in termini."

I precedenti. L'evoluzione giurisprudenziale che ha preceduto la sentenza delle Sezioni Unite n. 18287 dell'11 luglio 2018 in tema di «assegno divorzile», è stata continua ed inarrestabile.
Come è noto, il precedente orientamento giurisprudenziale, risalente agli anni '90 , riconosceva il carattere esclusivamente assistenziale dell'assegno divorzile, il cui presupposto era individuato nell'inadeguatezza dei mezzi a disposizione del coniuge istante a conservare un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio, da liquidarsi in base alla valutazione ponderata dei criteri enunciati dalla legge (condizioni dei coniugi, ragioni della decisione, contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno e di quello comune, reddito di entrambi, durata del matrimonio), con riguardo al momento della pronuncia di divorzio.

La svolta in materia è intervenuta con la nota sentenza del maggio 2017 (nota anche come sentenza "Grilli" o "Lamorgese") della Sez. I della Cassazione, che operando una vera rivoluzione copernicana, dopo trent'anni di consolidato orientamento, ha rettificato i presupposti dell'assegno divorzile, ritenendo non più attuale il richiamo al tenore di vita dei coniugi: ai sensi dell'art. 5 della legge sul divorzio, infatti, l'inadeguatezza dei mezzi economici a disposizione del richiedente l'assegno, dev'essere valutata con esclusivo riferimento "all'indipendenza o autosufficienza economica dello stesso."

La sentenza Grilli arriva a questa conclusione sulla base delle seguenti considerazioni: innanzitutto, con la sentenza di divorzio, gli ex coniugi riprendono lo status di single e il rapporto matrimoniale si estingue, con la conseguenza che ogni nesso con il precedente rapporto si risolve in un'indebita ultrattività del vincolo coniugale. Inoltre, il parametro del "tenore di vita" spingerebbe immancabilmente a sovrapporre le due fasi dell'an e del quantum debeatur, in palese antitesi all'art. 5, co. 6, l. div., e con la stessa volontà del Legislatore del 1987, ancorché implicitamente, ispirata al principio di auto-responsabilità economica dei coniugi dopo il divorzio.

La Cassazione dà atto che ragioni socio-culturali impongono di superare la concezione patrimonialistica del matrimonio come "sistemazione definitiva" e suggeriscono di non ostacolare la costituzione di una nuova famiglia da parte dell'ex coniuge.

Quanto alla funzione dell'assegno divorzile, la sentenza Grilli ne ribadisce quella esclusivamente assistenziale volta, non al riequilibrio delle condizioni economiche degli ex coniugi, ma al conseguimento dell'indipendenza economica del c.d. coniuge debole.
Il 27 luglio 2017 è stato presentato un disegno di legge (n. 4605) in modifica alla legge sul divorzio con il fine di affermare che l'assegno divorzile non ha una finalità assistenziale, ma quella finalità "perequativo-partecipativa" cercando di evitare, ad un tempo, come si legge dalla relazione, "indebiti arricchimenti" e il "degrado esistenziale", cui lo scioglimento del matrimonio espone il coniuge più debole "che abbia confidato nel programma di vita del matrimonio", dedicandosi alla cura della famiglia e rinunciando ad una propria carriera professionale.

Con la sentenza dell'11 luglio 2018 n. 18287, le S.U., cassando con rinvio una sentenza della Corte d'Appello di Bologna , inaugurano una nuova stagione del diritto di famiglia, fissando il seguente principio: "Ai sensi dell'art. 5 comma 6 della legge n. 898 del 1970, dopo le modifiche introdotte con la legge n. 74 del 1987, il riconoscimento dell'assegno di divorzio, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale in pari misura compensativo e perequativo,
richiede l'accertamento dell'inadeguatezza dei mezzi o comunque dell'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, attraverso l'applicazione dei criteri di cui alla prima parte della norma i quali costituiscono il parametro di cui si deve tener conto per la relativa attribuzione e determinazione, ed in particolare, alla luce della valutazione comparativa delle condizioni economiche patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dalla richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e all'età dell'avente diritto."

Le Sezioni Unite del 2018 abbandonano la rigida differenziazione tra criteri attributivi e determinativi dell'assegno di divorzio, alla luce di una lettura dell'art. 5, co. 6 l. div., in linea con il quadro costituzionale di riferimento costituito dagli artt. 2, 3 e 29 Cost. Il giudizio di adeguatezza richiesto dall'art. 5, co. 6 l. div., infatti, deve essere espresso prestando attenzione al contributo fornito dal richiedente nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali ed economiche eventualmente sacrificate, in considerazione della durata del matrimonio e dell'età del richiedente. Tale giudizio ha, pertanto, anche un contenuto prognostico riguardante la concreta possibilità di recuperare il pregiudizio professionale ed economico derivante dall'assunzione di un impegno Diverso.

Questi i nuovi presupposti dettati per la determinazione dell'assegno divorzile dalle Sezioni Unite:

1) le disparità economico-patrimoniale determinata dal divorzio (da accertarsi mediante l'obbligo della produzione dei documenti fiscali dei redditi delle parti ed anche utilizzando i poteri istruttori officiosi attribuiti espressamente al giudice della famiglia);
2) l'inadeguatezza dei mezzi del richiedente (o incapacità di procurarseli per ragion oggettive) desunta dalla valutazione equiordinata degli indicatori contenuti nella prima parte dell'art. 5, co. 6 l. div.;
c) in particolare, il giudizio sub b) deve essere effettuato con riferimento al contributo fornito dal coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio comune e alla formazione del profilo economico-patrimoniale dell'altra parte, anche in relazione alle potenzialità future; detto altrimenti, l'adeguatezza dei mezzi deve essere valutata non solo in relazione alla loro mancanza o insufficienza oggettiva, ma anche in relazione a quel che si è contribuito a realizzare in funzione della vita familiare e che, sciolto il vincolo, produrrebbe effetti vantaggiosi unilateralmente per una sola parte;
4) ad ulteriore precisazione dei punti a) b) e c): è opportuno un accertamento probatorio rigoroso del rilievo causale degli indicatori contenuti nell'incipit dell'art. 5, co. 6 sulla sperequazione creatasi; la funzione riequilibratrice dell'assegno è finalizzata (non alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale ma) soltanto al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall'ex-coniuge economicamente più debole alla realizzazione della situazione comparativa attuale.

Questi dunque, gli indicatori sui quali ha fatto leva la 1 Sezione Civile della Cassazione nella sentenza del 30 agosto 2019 nel rigettare la richiesta avanzata dalla Sig.ra Veronica Lario.
Veronica è autonoma? Si.

Ha partecipato alla costruzione della ricchezza del marito? No.

Niente assegno, dunque.

Il caso. Il Tribunale di Monza nel 2015 riconosce all'ex Sig.ra Berlusconi un assegno di 1,5 milioni di euro al mese.

A sostegno della decisione di rigetto del riconoscimento dell'assegno divorzile, la Corte d'Appello ha affermato: "l'appellata può contare su un cospicuo patrimonio costituito integralmente dall'ex coniuge nel corso del quasi ventennale matrimonio; ha capacità di produrre reddito sia per le ingenti somme di danaro che l'ex coniuge le ha corrisposto, sia per le proprietà immobiliari di cui è titolare in qualità di socio unico della s.r.l. "(OMISSIS)", una società con un patrimonio complessivo di oltre 50 milioni di Euro, come risulta dal bilancio 2015 e, per il tramite di questa società, della società (OMISSIS) di New York anch'essa proprietaria di cespiti in Italia, Stati Uniti e Inghilterra. Inoltre, l'appellata ha la possibilità e la capacità di investimento di parte delle somme ricevute dal marito dalla separazione, somme quantificate in Euro 104.418.000 e non del tutto recuperate. Ha gioielli di ingente valore, stimati dall'appellante nell'ordine di decine di milioni di Euro, con valutazione non contrastata dalla appellata che si è limitata ad indicarne la destinazione."

La Sig.ra Veronica impugna la sentenza e parte al contrattacco, deducendo: "la violazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, commi 6 e 9 per avere la corte d'Appello escluso il diritto all'assegno in ossequio al revirement compiuto dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 11504 del 2017..."


Il Cavaliere si costituisce e sguaina la spada deducendo nel ricorso incidentale che "la decorrenza degli effetti dell'accertamento negativo del diritto di credito attribuito alla ricorrente con la pronuncia di primo grado dovevano retroagire dalla data della domanda (il 14 maggio 2013) in virtù della quale era stato emesso il provvedimento presidenziale relativo all'assegno di divorzio in data 25 luglio 2013."

In memoria, essendo intervenuta, medio tempore, la sentenza delle S.U. n. 18987 del 2018, la difesa della bionda Veronica ha sottolineato come, alla luce dell'intervento correttivo di quest'ultima pronuncia, si debba giungere al riconoscimento dell'errata applicazione del parametro normativo dalla Corte d'Appello meneghina.

Affermano gli Ermellini che la sentenza impugnata ha in buona sostanza, sposato la tesi difensiva del Cavaliere Berlusconi, peraltro avvalorata dalla nota sentenza della Cassazione n. 11504 del 2017 che ha modificato il criterio attributivo dell'assegno di divorzio, sostituendo il tenore di vita endoconiugale con il parametro della mancanza di autosufficienza economica del richiedente. La sentenza Grilli afferma in un caso di big case money (come quello oggetto della sentenza in commento) che il sintagma «adeguatezza dei mezzi» debba essere riferito al diverso parametro dell'indipendenza economica del coniuge richiedente. Secondo questa tesi, soltanto l'ex-coniuge che abbia provato la propria mancanza di autosufficienza economica e l'impossibilità oggettiva di porvi rimedio, ha diritto all'assegno divorzile. Gli altri criteri indicati nella prima parte dell'art. 5, co. 6º, l. div., sono utili esclusivamente alla quantificazione dell'assegno e non vengono, quindi, neppure in rilievo se il previo accertamento sull'an debeatur, abbia avuto esito negativo.

Nella specie, non essendo negato il consistente squilibrio economico patrimoniale delle parti, conseguente allo scioglimento del vincolo, è essenziale accertare le cause della sopravvenuta situazione di disparità economico patrimoniale tra le parti al fine di verificare se possano e debbano operare i criteri attributivi e determinativi dell'assegno di divorzio fondati sui parametri contenuti nella L. n. 898 del 1970, art. 5, co. 6, ed in particolare quelli che ne evidenziano la funzione perequativa e compensativa.

Nella specie questa correlazione causale può escludersi.

L'origine dell'attuale condizione economico patrimoniale della ricorrente induce a ritenere interamente attuato, grazie agli interventi in corso di matrimonio dell'ex coniuge, il riconoscimento della funzione endofamiliare dalla stessa svolta, consentendole di affrontare la fase successiva allo scioglimento del vincolo in condizioni di assoluta agiatezza.

In definitiva, quanto affermato dalla sentenza Grilli del 2017 riemerge nelle situazioni di big case money sottoposte al vaglio del giudice. Le Sezioni Unite del 2018 hanno solo apportato un correttivo a quella sentenza, laddove affermava che soltanto il parametro della carenza di indipendenza economica del richiedente sia coerente con i principi di autodeterminazione e di auto-responsabilità che permeano la solidarietà postconiugale. Ma la sentenza di maggio del 2017, secondo le Sezioni Unite, ha trascurato di considerare che questi principi hanno determinato, non soltanto le scelte di costituire prima e di sciogliere poi il vincolo matrimoniale, ma altresì, il modello di relazione coniugale da realizzare e la divisione dei ruoli all'interno della famiglia e che questi ultimi fattori influenzano, in modo spesso irreversibile, le condizioni economico-patrimoniali degli ex-coniugi al momento del divorzio. Non può essere invocata una nozione oggettiva di autosufficienza e indipendenza valida in assoluto per qualsiasi rapporto matrimoniale. La nozione di adeguatezza dei mezzi, e di autosufficienza è flessibile, duttile da indagare caso per caso, individuando i necessari criteri discretivi. Non si è autosufficienti con mille euro in tasca al mese. Ma lo si può essere con il patrimonio della Sig.ra Lario. Non tutti i matrimoni sono uguali.

Nel caso Belusconi- Lario l'autosufficienza e l'autonomia emersi nella sentenza Grilli e in parte corretti dalle Sezioni Unite, riappaiono con tutta la loro forza.

Certamente, fra il Cavaliere e la sua ex consorte lo squilibrio economico sussiste, e non può essere colmato per ragioni oggettive. Ma il giudice ha valutato se tale squilibrio sia derivato dal sacrificio di aspettative professionali e reddituali fondate sull'assunzione di un ruolo consumato esclusivamente o prevalentemente all'interno della famiglia e dal conseguente contributo fattivo alla formazione del patrimonio comune e a quello dell'altro coniuge.

La Sig.ra Veronica ha svolto egregiamente il ruolo della bella castellana nella villa di Arcore con parco. Ha fatto la madre di famiglia abbandonando la carriere di attrice. Nessuno pare abbia fatto caso alla cosa. Ha sposato un patrimonio di Silvio Berlusconi. Un patrimonio da zio Paperone che non ha certamente contribuito a costruire. E comunque, se fosse stato così, non ne ha dato prova.

E' la parte che chiede l'assegno che deve, in primo luogo, dare la prova dei sacrifici fatti durante il matrimonio a favore della famiglia e del proprio contributo alla formazione del patrimonio comune e di ciascuno. La prova può essere fornita ‘‘con ogni mezzo anche mediante presunzioni'. In secondo luogo, deve esservi la prova di un nesso causale fra i sacrifici fatti (e provati) e lo squilibrio fra le situazioni reddituali e patrimoniali dei due coniugi nel senso che, se il coniuge richiedente non si fosse sacrificato a favore della famiglia, lo squilibrio non si sarebbe prodotto.

Il patrimonio è pervenuto alla ricorrente durante il matrimonio ed ha compensato ampiamente il sacrificio delle aspettative professionali di attrice della Signora Veronica. Non ha provato di aver calcato il red carpet di Hollywood e di Venezia, ma qualcuno la ricorda come l'avvenente protagonista femminile nella pièce teatrale "Magnifico cornuto", che fu teatro galeotto della grande storia d'amore fra i due coniugi, dove interpretava la moglie di un uomo patologicamente geloso che la costringe.

NOTE

1 - Cass., S.U., 29.11.1990, n. 11490, in Foro it., 1991, I, 1, c. 67, con nota di Quadri, Assegno di divorzio: la mediazione delle sezioni unite; in Giust. civ., 1991, I, 1223, con nota di Spadafora, L'orientamento delle sezioni unite in materia di assegno divorzile: considerazioni critiche; in Giust. civ., 1991, I, 2119, con nota di Bruschi, Le sezioni unite e l'assegno di divorzio.

2 - Cass., Sez. I, 10.05.2017 n. 11504

3 - Corte d'Appello di Bologna, 15.6.2017 n. 1429

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