FAMIGLIA

Cassazione: perde le figlie il padre che se ne disinteressa

| 26/11/2019 10:15


di Marina Crisafi – Può dire addio alle figlie il padre che non si interessa delle loro scelte, trascura i propri doveri genitoriali e non corrisponde l'assegno di mantenimento. È quanto si ricava dall'ordinanza n. 28244/2019 della Corte di Cassazione, che ha colto l'occasione per ribadire principi importantissimi in materia di affidamento dei figli minori.

La vicenda
Gli Ermellini non hanno dubbi nel confermare la sentenza di merito che aveva disposto l'affido esclusivo alla madre di due bambine, ritenendo inammissibili le difese del padre che lamentava violazione e falsa applicazione dell'art. 337-quater c.c. e assenza di motivazione circa le ragioni che hanno condotto i giudici a ritenere che le figlie non avrebbero tratto beneficio dal perdurare della relazione con lo stesso, disponendo dunque l'affidamento esclusivo all'ex moglie.
L'interesse primario del minore
Preliminarmente, ricordano dal Palazzaccio, la decisione censurata è conforme ai principi enunciati dalla giurisprudenza, secondo cui "in materia di affidamento dei figli minori, il giudice della separazione e del divorzio deve attenersi al criterio fondamentale (...) rappresentato dall'esclusivo interesse morale e materiale della prole, privilegiando quel genitore che appaia il più idoneo a ridurre al massimo i danni derivati dalla disgregazione del nucleo familiare e ad assicurare il migliore sviluppo della personalità del minore".

Affidamento figli: il giudice valuta il genitore anche in base alle condotte passate

L'individuazione di tale genitore, aggiungono ancora i giudici, "deve essere fatta sulla base di un giudizio prognostico circa la capacità del padre o della madre di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione di genitore singolo, giudizio che, ancorandosi ad elementi concreti, potrà fondarsi sulle modalità con cui il medesimo ha svolto in passato il proprio ruolo, con particolare riguardo alla sua capacità di relazione affettiva, di attenzione, di comprensione, di educazione, di disponibilità ad un assiduo rapporto, nonché sull'apprezzamento della personalità del genitore, delle sue consuetudini di vita e dell'ambiente che è in grado di offrire al minore".

La questione dell'affidamento della prole è rimessa, dunque, alla valutazione discrezionale del giudice di merito, il quale deve avere come parametro di riferimento l'interesse del minore e, ove dia sufficientemente conto delle ragioni della decisione adottata, esprime un apprezzamento di fatto non suscettibile di censura in sede di legittimità" (cfr., ex multis, Cass. 14840/2006).

Nel caso di specie, contrariamente a quanto ritenuto dal padre, dalla sentenza di merito si evincono agevolmente le ragioni che hanno indotto il giudice di merito a statuire circa l'affido esclusivo delle minori alla madre: come il trasferimento in regione diversa e distante da quella di residenza delle minori, la mancata corresponsione dell'assegno di mantenimento e soprattutto la scarsa partecipazione dell'uomo alle scelte inerenti le vite delle figlie e la trascuratezza dei propri doveri genitoriali.

Vetrina