FAMIGLIA

Affidata al padre la figlia "manipolata" dalla madre

| 12/02/2020 14:42


di Marina Crisafi – Va affidata al padre la figlia "manipolata" dalla madre che la induce a mentire. E ciò sia sulla base delle dichiarazioni della minore, ritenute pienamente attendibili, che sulla valutazione positiva del suo inserimento nel contesto familiare paterno. È ciò che emerge da una recente ordinanza (n. 3028/2020) con cui la Cassazione conferma l'affido esclusivo della figlia al padre e rigetta il ricorso della madre su tutti i punti.

La vicenda
Nella vicenda, la Corte d'Appello di Bologna conferma il provvedimento del Tribunale che in sede di procedimento ex art. 710 c.p.c. ha disposto l'affido esclusivo della figlia al padre, con collocazione presso lo stesso e regolamentazione del regime di visita della madre, con la vigilanza del rispetto di tali condizioni ai servizi sociali.

La donna non ci sta e adisce il Palazzaccio, denunciando, tra l'altro, la violazione dell'art. 737 c.p.c. e dell'art. 111 Cost. per avere la Corte d'appello omesso la motivazione del rigetto delle censure mosse alle contraddizioni presenti nella CTU. Omissione che, a detta della madre, ha comportato la conferma dell'accusa a suo carico di aver manipolato ed esercitato condotte coercitive nei confronti della figlia minore, facendone discendere così la modifica del regime di affidamento da condiviso in esclusivo a favore del padre. La Corte, lamenta ancora la donna, "avrebbe dovuto cogliere "i molteplici segnali di inattendibilità della minore, circa la preferenza manifestata al trasferimento presso il padre e il giudizio negativo formulato a carico della madre".

Perde la figlia la madre che la induce a mentire
Per la Cassazione il motivo è inammissibile in quanto non coglie la complessiva ratio decidendi.

La Corte territoriale ha infatti dato conto dell'accurato e approfondito esame delle dinamiche familiari che hanno coinvolto la minore, attraverso ripetute consulenze tecniche, ascolti, esame di registrazioni audio e trascrizione di messaggi su richiesta della stessa ricorrente ed ha condiviso "la conclusione del provvedimento reclamato secondo il quale la tesi materna del rifiuto della figlia ad andare a vivere con il padre risultava smentita, essendo risultata attendibile la minore proprio quando aveva riferito dell'induzione messa in atto dalla madre per farla mentire".

Ad ogni modo, sentenzia la Cassazione, la scelta decisiva di affidare la figlia al padre è stata determinata, oltre che dalle preferenze espresse dalla minore, soprattutto in ragione del "suo positivo inserimento familiare e relazionale presso il padre", confermato anche dalle CTU che di contro avevano espresso dubbi in ordine all'adeguatezza del contesto familiare materno segnalando il disagio della bambina in ragione del suo pressochè totale affidamento a persone estranee.

Ritenuti inammissibili anche gli altri motivi, la S.C. rigetta il ricorso e condanna la donna anche al pagamento delle spese di giudizio.

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