La voltura catastale implica accettazione di eredità

| 16/03/2020 16:03


Cass. civ., Sez. VI - 2, Ord., 22 gennaio 2020, n. 1438 - Pres. D'Ascola, Cons. Rel. Tedesco

Nota a cura dell'avv. Valeria Cianciolo


Il legislatore del 1942, accogliendo l'impostazione romanistica, contraria alla concezione del successore in termini di heres necessarius, e prendendo le distanze dalle esperienze normative derivate dal diritto germanico, ha ritenuto indefettibile l'accettazione, ai sensi dell'art. 459 cod. civ., al fine dell'acquisto dei diritti successori da parte dell'istituito.


L'art. 459 cod. civ. sancisce due distinti principi: la necessità dell'accettazione per l'acquisto della qualità di erede e la retroattività dell'acquisto, secondo il quale, pur intervenendo l'accettazione in un momento logicamente e cronologicamente successivo rispetto all'apertura della successione, l'accettazione, in qualunque momento sia compiuta, retroagisce, quanto agli effetti, al momento della morte del de cuius, perché possa realizzarsi la continuità nella titolarità dei beni del defunto.


Alla retroattività dell'accettazione corrisponde la retroattività della rinuncia (art. 521 cod. civ.), ma, a differenza di questa (cfr. art. 525 cod. civ.), solo l'accettazione è irretrattabile.


Va altresì considerato che, nelle more dell'accettazione della eredità, è possibile effettuare atti conservativi che il chiamato può compiere anche prima dell'accettazione stessa, che non possono essere ritenuti atti di accettazione tacita , potendo questa desumersi soltanto dall'esplicazione di un'attività personale del chiamato tale da integrare solo gli estremi dell'atto gestorio incompatibile con la volontà di rinunziare, e non altrimenti giustificabile se non in relazione al palese svolgimento di attività nella qualità di erede.

Infatti, la giurisprudenza di legittimità ha precisato come l'accettazione tacita di eredità può desumersi soltanto dall'esplicazione di un'attività personale del chiamato tale da integrare gli estremi dell'atto gestorio incompatibile con la volontà di rinunziare, e non altrimenti giustificabile se non in relazione alla qualità di erede, con la conseguenza che non possono essere ritenuti atti di accettazione tacita quelli di natura meramente conservativa che il chiamato può compiere anche prima dell'accettazione, ex art. 460 cod. civ.


La riscossione dei canoni di locazione è invece senz'altro idonea a costituire accettazione tacita dell'eredità ex art. 476 cod. civ. perché la riscossione dei crediti ha valenza di atto dispositivo del patrimonio ereditario, non già di atto avente valenza meramente conservativa .


La volontà di accettare l'eredità non può desumersi da atti di natura fiscale, come la denuncia di successione, peraltro, presentata e firmata da soggetto diverso dall'erede .


La voltura catastale deve essere obbligatoriamente presentata, ogni qualvolta si verifichi un trasferimento, tramite atto pubblico o scrittura privata autenticata, avente ad oggetto la proprietà o altro diritto reale limitato di un bene immobile che sia censito presso l'Ufficio del Territorio, nonché quando si realizza un trasferimento, ai sensi dell'art. 31 del D. Lgs. n. 346/1990 (Testo Unico sull'imposta delle successioni e donazioni), in caso di successione mortis causa, da coloro che sono tenuti alla presentazione della denuncia di successione la quale deve essere presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione, con le seguenti eccezioni:


– per coloro che abbiano la rappresentanza legale degli eredi o legatari, curatori dell'eredità giacente, esecutori testamentari, il termine decorre dalla data in cui abbiano avuto notizia della loro nomina;


– in caso di procedura fallimentare che abbia interessato il defunto e che sia in corso alla data di apertura della successione, ovvero in corso di dichiarazione di fallimento che sia intervenuta entro 6 mesi dalla apertura della successione, il termine decorre dalla data del decreto di chiusura del fallimento;


– in caso di dichiarazione di assenza o morte presunta, il termine decorre dalla data di immissione nel possesso temporaneo dei beni dell'assente, di solito fissato nel provvedimento giudiziario;


– in caso di accettazione con beneficio di inventario, il termine per la presentazione della dichiarazione di successione decorre dalla scadenza dei termini stabiliti dalla legge per la redazione dell'inventario, indipendentemente dal fatto che l'inventario stesso sia stato effettivamente redatto;


– nel caso in cui, dopo la presentazione della dichiarazione di successione, intervengano eventi che incidano sul titolo della devoluzione ereditaria (es. rinvenimento di testamenti olografi), il termine decorre dal giorno in cui i soggetti obbligati abbiano avuto cognizione di tali eventi (art. 28, co. 6, D. Lgs. n. 346/1990);


– nel caso in cui, per il manifestarsi di sopravvenienze in termini di attivo ereditario, il coniuge o i parenti in linea retta del de cuius, inizialmente esonerati per le condizioni precisate nell'art. 28, co. 7, D. Lgs. n. 346/1990, divengano tenuti alla presentazione della dichiarazione di successione, il termine decorre dal verificarsi di tale sopravvenienza.


Il termine per eseguire la voltura è di trenta giorni dalla avvenuta registrazione degli atti o dalla presentazione della denuncia.


Coloro i quali abbiano presentato presso l'Agenzia delle Entrate la denuncia di successione, sono, dunque, tenuti anche alla presentazione della voltura catastale in un lasso di tempo ancor più breve.

E' chiaro, perciò, che denuncia di successione e voltura catastale sono adempimenti coordinati tra di loro. Ma tale collegamento non opera in modo biunivoco, in quanto si può omettere la voltura in caso di presentazione di denuncia di successione, fermo restando, che per aversi voltura catastale relativamente ad una vicenda successoria, deve essere stata necessariamente già presentata la denuncia di successione.


Di per sé la dichiarazione di successione non può essere assunta a sicuro indice di accettazione tacita di eredità. La dichiarazione di successione è un adempimento di natura esclusivamente fiscale e, segnatamente, è una informazione di carattere fiscale che il contribuente (erede o legatario) deve fornire all'Agenzia delle Entrate, avente ad oggetto i beni appartenenti al compendio ereditario.


Da questa premessa ne discendono due corollari.


Il primo è che alla dichiarazione di successione non possono essere attribuiti significati di tipo civilistico sul piano dei comportamenti concludenti ai quali ricollegare una volontà di accettazione tacita dell'eredità.


Il secondo discende proprio dalla circostanza che, stante la sua natura di adempimento fiscale, alla dichiarazione di successione non possono ricollegarsi conseguenze sul piano della continuità delle trascrizioni ai sensi degli artt. 2648 e 2650 cod. civ., sicché nella ricerca di tale continuità occorrerà risalire al primo acquisto con atto inter vivos effettuato dal de cuius o dai suoi ulteriori danti causa.


Se si intende valorizzare la natura negoziale della figura, la dichiarazione di successione può al massimo costituire uno dei vari fattori su cui poggiare la ricostruzione dell'esistenza di una volontà diretta all'acquisto ereditario, sempre però che ve ne siano altri capaci di suffragare la conclusione, e nell'ambito di una complessiva valutazione del comportamento del chiamato.

L'indifferenza della presentazione della dichiarazione di successione rispetto all'accettazione dell'eredità deriva poi dal fatto che per la prima è stabilito un termine piuttosto breve, di dodici mesi dall'apertura della successione, mentre il termine generale per l'accettazione dell'eredità, ex art. 480 cod. civ., è di dieci anni. La stessa giurisprudenza di legittimità tende a negare alla presentazione della dichiarazione di successione e al pagamento dell'imposta, il valore di accettazione tacita dell'eredità .


Si tratta, quindi, di valutare, caso per caso , le singole fattispecie per poter verificare se l'atto compiuto abbia o meno mera finalità conservativa, ai sensi dell'art. 460 cod. civ... Solleva non poche perplessità all'interprete la fattispecie relativa alla richiesta di voltura catastale effettuata dal chiamato all'eredità, che abbia già presentato la denuncia di successione: ci si è chiesti, cioè, se essa comporti o meno accettazione tacita ai sensi dell'art. 476 cod. civ. L'indirizzo giurisprudenziale sulle conseguenze in termini di accettazione tacita derivanti dalla presentazione della denuncia di successione e della voltura catastale trae origine da una sentenza della fine degli anni novanta .


Risulta opportuno chiarire che la voltura catastale fotografa le mutazioni concernenti gli intestatari dei beni censiti nel catasto.


Per stabilire però, se la voltura catastale comporti o meno accettazione tacita ai sensi dell'art. 476 cod. civ., occorre capire la diversa funzione che hanno nel nostro ordinamento le risultanze catastali e quelle dei registri immobiliari, perché l'orientamento giurisprudenziale che si è andato sempre più consolidando, e che trova a suo sostegno le opinioni della dottrina più risalente, finisce col basarsi sul presupposto, non condivisibile, secondo cui la voltura catastale di un bene immobile appartenente al de cuius in favore degli eredi (rectius: delati) sarebbe atto rilevante ai fini del riconoscimento della proprietà dei beni rientranti nell'asse.

In breve, se si vuole sostenere che l'accettazione tacita prescinda dalla volontà del delato, ciò comporterebbe che la valutazione della idoneità del relativo comportamento debba avere ad oggetto il solo atto compiuto. Ma tale elemento sembra mancare del tutto nella richiesta di voltura.

Nel nostro ordinamento, la semplice intestazione catastale dei beni non può costituire elemento idoneo sul piano del riconoscimento del diritto di proprietà: solo le risultanze dei registri immobiliari presso l'Agenzia del Territorio sono, in effetti, strumento incidente sulla titolarità del diritto di proprietà .

Per giunta, spesso, vi è divergenza tra le risultanze catastali e quelle dei registri immobiliari, tanto che vi è un obbligo, legislativamente sancito per il notaio rogante, di effettuare, come già accennato, una verifica preliminare alla stipula.

Non si vede, quindi, come si possa attribuire, senza alcuno spunto di carattere normativo, immediata rilevanza, ai fini del trasferimento, alla semplice presentazione della voltura. In ogni caso, insomma, non può arrivarsi a tale conclusione basandosi solo ed esclusivamente sul sul nostro sistema catastale, in quanto, come accennato, lo scopo dello stesso sicuramente non è quello di incidere sulla titolarità della proprietà.

Neppure, peraltro, si giunge a diversa conclusione, qualora si sposi la tesi del carattere negoziale dell'accettazione ex art. 476 cod. civ. poichè, in tal caso, occorrerebbe una valutazione dell'animus e non è escluso che l'intento del chiamato che presenti la domanda di voltura catastale sia unicamente quello di sottrarsi, qualora dovesse decidere di accettare l'eredità devolutagli, a delle sanzioni pecuniarie.

La presenza della relativa prescrizione normativa, in effetti, sembra far venire meno ogni sorta di spontaneità dell'atto, tale da poter indurre a ritenere che ci si trovi di fronte ad un'ipotesi di accettazione tacita di eredità.


A sostegno di quanto detto, vi è un precedente della Cassazione .


Due sorelle citavano in giudizio la di loro zia, chiedendo che l'adito tribunale le dichiarasse eredi della defunta madre, e conseguentemente condannasse la convenuta a restituir loro una somma di denaro, oltre interessi, dalla medesima convenuta incassata quale presunta erede della de cuius e, inoltre, chiedevano farsi luogo alla divisione di un immobile, di proprietà per pari quote della de cuius e della convenuta. Il tribunale dichiarava le attrici eredi, condannava la convenuta alla restituzione della somma richiesta, oltre interessi, e disponeva con separata ordinanza per l'ulteriore corso istruttorio.

La corte d'appello accoglieva il gravame proposto dalla zia: la dichiarazione di successione e la richiesta di voltura catastale dell'immobile ricompreso pro quota nell'asse ereditario, cui le appellate avevano provveduto, in quanto atti da compiere in via obbligatoria, non valevano senz'altro ad integrare gli estremi dell'atto presupponente necessariamente la volontà di accettare l'eredità ai sensi dell'art. 476 cod. civ. Il giudice chiariva, ulteriormente, che in ogni caso tale assunto si giustificava alla stregua della valutazione del comportamento complessivo delle appellate che si erano limitate alle uniche due surriferite incombenze e per almeno dieci anni mai avevano posseduto o rivendicato beni ereditari e, per giunta, avevano rinunciato espressamente all'eredità materna. In definitiva, alla luce della valutazione della condotta complessiva delle chiamate, la volontà di rinunciare all'eredità risultava "rispetto all'efficacia ex art. 476 c.c. di denuncia di successione e voltura catastale".


Le due sorelle ricorrevano per la cassazione della pronuncia resa in seconde cure, deducendo che, alla stregua dell'elaborazione giurisprudenziale, la voltura catastale, a differenza della denunzia di successione, atto avente unicamente valenza fiscale, avrebbe valenza civilistica. Costituendo atto di accettazione tacita dell'eredità, in dipendenza del compimento di un atto valido quale accettazione tacita dell'eredità, "la successiva rinuncia doveva essere considerata assolutamente inefficace in virtù del principio semel heres semper heres".


La Cassazione nel rigettare il ricorso ha sostanzialmente ribadito un principio espresso altre volte e cioè, che l'accettazione tacita di eredità può desumersi soltanto dall'esplicazione di un'attività personale del chiamato tale da integrare gli estremi dell'atto gestorio incompatibile con la volontà di rinunziare, e non altrimenti giustificabile se non in relazione alla qualità di erede, con la conseguenza che non possono essere ritenuti atti di accettazione tacita quelli di natura meramente conservativa che il chiamato può compiere anche prima dell'accettazione, ex art. 460 cod. civ.

L'indagine relativa alla esistenza o meno di un comportamento qualificabile in termini di accettazione tacita, risolvendosi in un' accertamento di fatto, va condotta dal giudice di merito caso per caso (in considerazione delle peculiarità di ogni singola fattispecie, e tenendo conto di molteplici fattori, tra cui quelli della natura e dell'importanza, oltrechè della finalità, degli atti di gestione), e non è censurabile in sede di legittimità.


Alla luce di quanto detto, appare preferibile considerare la voltura catastale come totalmente incolore e privo di alcuna ulteriore valenza. E quanto detto sembra presentarsi perfettamente coerente con la prospettiva per cui, al fine di verificare se vi sia stata accettazione tacita di eredità, appare necessario considerare il comportamento complessivo del chiamato, avendo riguardo non tanto e non solo al compimento di atti quali la presentazione della denuncia di successione e della voltura catastale.

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