Il testamento ai tempi del coronavirus e l'art. 609 cod. civ.

| 27/03/2020 10:19

Commento a cura di Valeria Cianciolo – Avvocato del Foro di Bologna

Il coronavirus ha stravolto le nostre vite. E' stato un vero e proprio tsunami emotivo. Ma non solo. Anche i notai, come molti altri professionisti, sono stati costretti a ridurre l'afflusso di clienti nei loro studi per evitare il dilagare del contagio, nonostante, si siano visti travolti da una pletora di clienti bisognosi di dettare urgentemente le loro ultime volontà: "Sono in forte aumento le richieste di testamento – spiega il notaio Giulio Biino alla Stampa - in questi giorni stanno arrivando numerose richieste di informazioni per capire come fare, quali strumenti utilizzare e quali decisioni prendere. In genere il 15-20% degli italiani fanno testamento. È una percentuale molto bassa legata a fattori culturali: nei Paesi anglosassoni si arriva al 70%...Il testamento andrebbe fatto quando si sta bene – spiega Giulio Biino - non in situazioni di emergenza. Chi ci sta chiamando esprime innanzitutto i propri timori. Alcuni vorrebbero cautelarsi da eventuali aumenti delle imposte sulle successioni. Oppure desiderano chiarire le complicazioni legate ai nuclei familiari allargati sempre più frequenti nelle famiglie italiane tra separazioni, figli di genitori diversi".


Ed è vero. Fare testamento è un momento delicato perché si programma il dopo, ma bisogna farlo in condizioni di lucidità e non in una situazione emergenziale che non consente di bilanciare serenamente gli interessi coinvolti.


Il momento emergenziale emerso con il coronavirus, può farci scoprire uno strumento poco noto (per non dire sconosciuto) nella prassi, ossia quello del testamento redatto in situazioni di malattie contagiose e regolato nel codice civile all'art. 609 cod. civ., unitamente ad altre ipotesi: "Quando il testatore non può valersi delle forme ordinarie, perché si trova in luogo dove domina una malattia reputata contagiosa, o per causa di pubblica calamità o d'infortunio, il testamento è valido se ricevuto da un notaio, [dal pretore o] dal giudice di pace del luogo, dal sindaco o da chi ne fa le veci, o da un ministro di culto, in presenza di due testimoni di età non inferiore a sedici anni."


Si tratta di testamenti speciali previsti allo scopo di facilitare la manifestazione di volontà del testatore in particolari circostanze nelle quali non è consentito o non è agevole ricorrere al Notaio. Queste forme di testamento si qualificano «speciali», non tanto rispetto alle forme «ordinarie» nel loro insieme – come la titolazione delle due Sezioni sembra indicare – quanto rispetto alla forma del testamento pubblico, quale forma più completa di testamento, il cui impiego è garantito a tutti.


E quindi, si può ricorrere eccezionalmente al Giudice di Pace, al Sindaco, al Ministro di Culto, al Comandante di nave o di aereo, al Cappellano militare, tutti soggetti autorizzati eccezionalmente a raccogliere le ultime volontà. La norma poi parla genericamente di "ministro del culto" senza ulteriore specificazione: è sufficiente, quindi, che il testamento sia ricevuto da un ministro di qualsivoglia culto; in altri termini, la norma non allude soltanto ai sacerdoti di culto cattolico; non rileva, che lo stesso abbia, o no, cura d'anime [1]. Detto soggetto, in definitiva, può ricevere anche il testamento di un non credente, o di un credente di altra religione.


Trattandosi di forma speciale di testamento, di questa ci si può avvalere soltanto quando, in seguito a circostanze straordinarie, sia reso particolarmente difficoltoso, o impossibile, l'utilizzo di una delle forme ordinarie, ossia un testamento pubblico o olografo [2].


In questi casi il legislatore ha previsto una mitigazione del formalismo che caratterizza il testamento presumendo che il ricorso alle forme ordinarie di testamento si presenti impossibile o quantomeno di notevole difficoltà, volendo principalmente rispondere all'esigenza di agevolare, nelle eccezionali circostanze individuate dalla legge, la redazione delle disposizioni di ultima volontà.


Se le formalità ordinariamente prescritte per la confezione del testamento sono, in questi casi, ridotte all'essenziale, comunque, la legge richiede sempre la redazione nella forma scritta perchè neppure l'eccezionalità giustifica - per il nostro legislatore, e differentemente da quello svizzero (art. 506 c.c. svizzero) - l'oralità (art. 619). Va precisato, che si può far ricorso alle forme speciali di testamento soltanto nei casi in cui non risulti possibile avvalersi anche di una soltanto delle forme ordinarie, e che detto diritto cessa non appena ritorni attuale la possibilità di avvalersi delle forme ordinarie.[3]


Secondo la giurisprudenza, l'impossibilità a servirsi delle forme ordinarie non va intesa in senso di assoluto rigore, essendo sufficiente che sussista "difficoltà" ad avvalersi delle forme ordinarie; inoltre, "impossibilità" e "difficoltà" vanno valutate soggettivamente [4].


La natura eccezionale delle circostanze che legittimano il ricorso alle forme speciali di testamento trova riscontro sul piano interpretativo nella tendenza ad escludere una «espansione» dell'istituto, e quindi a resistere a interpretazioni estensive o al ricorso alla analogia, a favore di una interpretazione restrittiva delle norme, che inizia dagli stessi presupposti di applicazione delle diverse figure. Si deve ricordare che per tutti i casi previsti dall'art. 609 cod. civ. concorre la circostanza negativa della impossibilità (cui è equiparata la grave difficoltà) di «valersi delle forme ordinarie» di testare.


Si tratta di condizioni oggettive di tempo e di luogo (malattie contagiose; calamità pubbliche; navigazione marittima; navigazione aerea) e talvolta di situazioni soggettive (infortunio; militari e assimilati) indicate per ciascuna delle quattro forme previste, le cui nozioni si fanno coincidere con il significato comune dei termini, normalmente con esclusione di ogni diverso significato.

Il codice civile prevede, anzitutto, all'art. 609, il caso del testatore che non possa valersi delle forme ordinarie perché si trova «in luogo dove domina una malattia reputata contagiosa». La fattispecie va intesa nel senso che la malattia contagiosa deve essere ritenuta generalmente tale, ed occorre, inoltre, che sia diffusa nel luogo in cui si trova il testatore, sicché non è sufficiente l'esistenza di qualche caso isolato; non è necessario che il testatore ne fosse colpito [5] . In altri termini, il concetto di «malattia reputata contagiosa» è più esteso di quello di «malattia contagiosa», dato che il giudizio deve intendersi rimesso all'opinione del pubblico, al di là di un pronunciamento della scienza ufficiale e della autorità sanitaria (Criscuoli, 125).

Quanto al "luogo", deve essere di cospicue dimensioni, non essendo sufficiente un'abitazione od un condominio, per quanto grandi possano essere, sicché dovrà trattarsi di malattia diffusa almeno in una città, o in un quartiere, o in un villaggio [6].


Così delle «malattie contagiose» (art. 609) si precisa che è sufficiente la credenza diffusa nella opinione pubblica – e quindi sia essa o meno conforme a verità, come indica la norma con il termine «reputata» –, indipendentemente dalla posizione della scienza ufficiale, e si richiede che si manifestino in forma epidemica, o almeno contagiosa, con carattere di serietà.


Questi caratteri furono riconosciuti alla grippe spagnola del 1918 [7] che all'epoca fece milioni di morti ed è rievocata in queste tristi giornate in cui il coronavirus sta mietendo migliaia di vittime. Ciò che caratterizza questi testamenti è, oltre alla snellezza di redazione data dalla riduzione e semplificazione delle formalità da rispettare, la loro efficacia provvisoria: cessano, infatti, di essere efficaci, automaticamente, decorsi tre mesi dalla cessazione delle circostanze eccezionali che autorizzarono il testatore a servirsi di tali forme (artt. 610, 615 e 618 cod. civ.).


Stando così le cose, sicuramente si può affermare che il coronavirus è una malattia contagiosa, ritenuta tale dalla scienza, non dal quisque de populo e si può ricorrere al testamento speciale previsto dall'art. 609 cod. civ. ricordando comunque, la temporanea efficacia di questo testamento.

Quindi, se il testatore è ancora in vita, passata l'emergenza, il testamento da lui fatto diventerà inefficace e dovrà ricordarsi o di rinnovarlo oppure di andare dal Notaio per disporre serenamente dei suoi beni con gli strumenti che riterrà più congeniali e non è detto che sia necessariamente un testamento.

Potrebbe essere anche un trust o un contratto fiduciario. Insomma, strumenti che si devono pensare facendo attente valutazioni e di certo strade non percorribili in emergenza coronavirus.

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[1] Azzariti, Le successioni e le donazioni. Libro secondo del Codice civile, Napoli, 1990, 459.

[2] La «Sezione II» del «Capo IV» del Libro II del codice civile relativo alla «forma dei testamenti», intitolata «Dei testamenti speciali», riunisce e regola con normativa parzialmente comune (art. 619 cod. civ.) le quattro diverse ipotesi di testamenti speciali: testamento in caso di malattie contagiose, calamità pubbliche o infortuni (art. 609-610 cod. civ.); testamento a bordo di nave (art. 611-615 cod. civ.); testamento a bordo di aeromobile (art. 616 cod. civ.); testamento dei militari e assimilati (art. 617-618 cod. civ.).

[3] Criscuoli, Il testamento. Norme e casi, Padova, 1995, 122.

[4] A. Ancona 16.10.1952, in Foro It., 1953, 63.

[5] Azzariti, Le successioni e le donazioni. Libro secondo del Codice civile, Napoli, 1990, 459

[6] Branca, Dei testamenti speciali. Della pubblicazione dei testamenti olografi e dei testamenti segreti, in Comm. Scialoja, Branca, Bologna-Roma, 1988, 20.

[7] Cfr. App. Catania, 16 aprile 1923, in Rep. Giur. It., 1923, voce «Testamento», n. 29.

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