DIVORZIO

Il marito paga l'assegno all'ex anche se resta con 450 euro al mese

02/04/2020 14:36

di Marina Crisafi – Nel determinare l'assegno di divorzio bisogna tenere conto dei principi specificati dalle sezioni unite della Cassazione che riconoscono alla misura una funzione perequativa, compensativa e assistenziale. Lo ha stabilito la sesta sezione civile della S.C. con l'ordinanza n. 6982/2020 confermando l'assegno di divorzio a carico del marito e ritenendo irrilevante che l'uomo abbia uno stipendio mensile di 1300 euro e ne spenda 380 per il mutuo rimanendo di fatto a vivere con 450 euro al mese.

La vicenda
L'uomo vedendo rigettate le proprie istanze sia in primo che in secondo grado adiva il Palazzaccio, lamentando che i giudici non avevano tenuto conto della situazione economica delle parti e della conseguente sproporzione delle rispettive proporzioni reddituali.
In particolare, si doleva di essere impossibilitato a mantenersi con soli 450 euro al mese, somma residua dopo il pagamento del mutuo immobiliare (di 360 euro) e il versamento di 450 euro alla moglie a titolo di assegno di divorzio.
Inoltre, la misura, asseriva il ricorrente, era stata stabilita considerando che la donna non disponeva di alcun'altra fonte di sostentamento. Al contrario, l'ex coniuge, prima disoccupata, aveva trovato lavoro come badante percependo 500 euro al mese.

La decisione
Per gli Ermellini, però, il ricorso è inammissibile. I giudici di merito, infatti, a detta del Palazzaccio, hanno preso in considerazione la situazione economica delle parti ed in particolare la nuova attività lavorativa della moglie, ritenendo di non dover mutare comunque la misura dell'assegno di divorzio.

La giurisprudenza della Cassazione
La decisione impugnata, inoltre, scrivono da piazza Cavour, è in linea con quanto affermato dalle sezioni unite con la nota sentenza n. 18287/2018, secondo la quale "Il riconoscimento dell'assegno di divorzio in favore dell'ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, richiede l'accertamento dell'inadeguatezza dei mezzi dell'ex coniuge istante, e dell'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equiordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell'assegno. Il giudizio dovrà essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonchè di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all'età dell'avente diritto. La funzione equilibratrice
del reddito degli ex coniugi, anch'essa assegnata dal legislatore all'assegno divorzile, non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall'ex patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi".
Sulla base dei medesimi principi, la Cassazione, con ordinanza n. 21926/2019 ha stabilito che: "L'assegno divorzile ha una imprescindibile funzione assistenziale, ma anche, e in pari misura, compensativa e perequativa. Pertanto, qualora vi sia uno squilibrio effettivo, e di non modesta entità, tra le condizioni economico-patrimoniali degli ex coniugi, occorre accertare se tale squilibrio sia riconducibile alle scelte comuni di conduzione della vita familiare, alla definizione dei ruoli all'interno della coppia e al sacrificio delle aspettative di lavoro di uno dei due. Laddove, però, risulti che l'intero patrimonio dell'ex coniuge richiedente sia stato formato, durante il matrimonio, con il solo apporto dei beni dell'altro, si deve ritenere che sia stato già riconosciuto il ruolo endofamiliare dallo stesso svolto e – tenuto conto della composizione, dell'entità e dell'attitudine all'accrescimento di tale patrimonio – sia stato già compensato il sacrificio delle aspettative professionali oltre che realizzata con tali attribuzioni l'esigenza perequativa, per cui non è dovuto, in tali peculiari condizioni, l'assegno di divorzio".
Da qui la dichiarazione di inammissibilità del ricorso del marito condannato altresì al pagamento delle spese di causa.

Vetrina