11 miliardi investiti in PIR e Borsa Italiana apre ai PIR immobiliari

22/02/2018 13:29



Focus PIR immobiliari a cura di Angelo Paletta, docente di management


I Piani Individuali di Risparmio, noti con l'acronimo PIR, sono stati istituiti dal Parlamento a dicembre 2016 e sono strumenti finanziari fiscalmente agevolati sottoscrivibili da persone fisiche. Tutte le stime di raccolta previste nel quinquennio successivo sono state ampiamente superate in meno di un anno, tanto che sono stati sottoscritti investimenti per 11 miliardi di euro. Le nuove proiezioni sui PIR effettuate dalla Segreteria Tecnica del Ministro dell'Economia e delle Finanze prevedono una raccolta intorno ai 70 miliardi entro il 2021. Inoltre, la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato a dicembre 2017 la soppressione del divieto per i PIR ad investire nel settore immobiliare. Ciò ha già aperto interessanti prospettive per gli investimenti privati al punto che il 9 febbraio 2018 l'Amministratore delegato di Borsa Italiana – London Stock Exchange Group, Raffaele Jerusalmi, in un convegno con il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha testualmente dichiarato che «accogliamo con favore l'estensione al settore immobiliare, per il quale Borsa Italiana mette a disposizione mercati dedicati».


La Legge di Stabilità 2018 emenda la Legge di Stabilità 2017 e apre ai PIR immobiliari

L'apertura dei PIR al settore immobiliare profila degli scenari di sviluppo davvero importanti per l'economia italiana. A livello tecnico giuridico il Parlamento con l'art. 1, comma 80, della Legge di Stabilità 2018 (Legge 27 dicembre 2017, n. 205) ha modificato l'art. 1, comma 102, della Legge di Stabilità 2017 (Legge 11 dicembre 2016, n. 232). L'emendamento normativo ha abrogato due periodi testuali che vietavano espressamente l'investimento dei PIR nel settore immobiliare. L'iniziale divieto espresso era stato concepito come un presidio volto a scongiurare legislativamente il rischio di bolle speculative nel medesimo settore che negli USA aveva innescato nel 2008 la crisi economica globale. Nello specifico, il Parlamento ha estinto il divieto cancellando le due seguenti frasi dal comma 102: «che svolgono attività diverse da quella immobiliare» e «Ai fini dei commi da 100 a 113 del presente articolo si presume, senza possibilità di prova contraria, impresa che svolge attività immobiliare quella il cui patrimonio è prevalentemente costituito da beni immobili diversi da quelli alla cui produzione o al cui scambio è effettivamente diretta l'attività di impresa, dagli impianti e dai fabbricati utilizzati direttamente nell'esercizio di impresa. Si considerano direttamente utilizzati nell'esercizio di impresa gli immobili concessi in locazione finanziaria e i terreni su cui l'impresa svolge l'attività agricola».


Vincolo di investimento dei PIR nel FTSE MIB o negli analoghi indici delle Borse europee

Gli «investitori qualificati» individuati dalla Legge di Stabilità 2017 disciplinante i PIR pone dei precisi vincoli di investimento. Sono sottoscrivibili strumenti finanziari, anche non negoziati nei mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione (MTF), emessi o stipulati con imprese residenti in Italia o in Stati membri dell'Unione Europea o in Stati aderenti all'Accordo dello Spazio Economico Europeo (SEE). Il Parlamento ha legiferato che la quota del 70% del valore complessivo di un PIR deve essere investita per almeno il 30% in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell'indice FTSE MIB di Borsa Italiana – London Stock Exchange Group ovvero in indici equivalenti di altri mercati regolamentati (art. 1, comma 102, Legge n. 232/2016). In questa soglia ci sono diversi mercati in continua crescita, come ad esempio l'AIM Italia che è dedicato alle PMI italiane. In merito all'asset allocation sulle società quotate comparenti nel FTSE MIB di Borsa Italiana o negli indici esteri aventi un analogo valore, il MEF ha disposto un paragrafo specifico nelle Linee guida per l'applicazione della normativa sui piani di risparmio a lungo termine (art. 1, commi 100-114, Legge 11 dicembre 2016, n. 232). Infatti, gli indici considerati equivalenti sono il FTSE 100 per il mercato inglese; il DAX per il mercato tedesco; il CAC 40 per il mercato francese; l'AEX per il mercato olandese; l'IBEX per il mercato spagnolo; il PSI 20 per il mercato portoghese.


Impatto positivo dei PIR nella quotazione delle PMI nella Borsa di Milano

Aumenta l'attenzione sull'impatto finanziario positivo che i PIR possono generare sull'economia italiana. Non è casuale l'incontro sul tema: "Un anno di PIR, bilancio e previsioni", tenutosi nella Borsa di Milano il 9 febbraio 2018 tra i rappresentanti del Ministero dell'Economia e delle Finanze, CONSOB, Assogestioni, Assoimmobiliare, ANIA, Confindustria e operatori del settore. La raccolta di fondi nel 2017 si è attestata a circa 11 miliardi di euro e la previsione comune concorda sulla proiezione che saranno oltre 50 le aziende che si quoteranno nel 2018 e che beneficeranno della raccolta. Tutti i partecipanti istituzionali all'incontro hanno riconosciuto il successo dello strumento e la sua importanza nell'avvicinare le piccole e medie imprese al mercato dei capitali, in special modo il sistema multilaterale di negoziazione AIM Italia e il segmento STAR di Borsa Italiana – London Stock Exchange Group. Questo evento ha confermato quanto affermato nelle Linee guida sui PIR pubblicate dal MEF il 4 ottobre 2017, dove si chiariva come il risparmio privato possa finanziare le PMI che operano in Italia attraverso un mercato dei capitali più consistente di quello attuale. Nelle Linee guida il MEF ha spiegato i meccanismi con i quali i PIR possono finanziare anche fondi chiusi che investono in imprese private non quotate, nonché gli strumenti finanziari che possono formare i PIR nell'ambito delle gestioni collettive (OICR e contratti di assicurazione).

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