Fisco e vincoli d'investimento dei PIR e PIR immobiliari

26/02/2018 13:08

Commento a cura di di Angelo Paletta, docente di management


È noto che i Piani Individuali di Risparmio (PIR) presentano delle significative agevolazioni fiscali per chi accetta il vincolo di detenerli per cinque anni (c.d. "holding period"). Ma la vera novità sui PIR è arrivata lo scorso dicembre con la Legge di Stabilità 2018, che ha abrogato i divieti imposti dalla Legge di Stabilità 2017 sugli investimenti nel settore immobiliare. È prevedibile che questa scelta politica attesa istituente i PIR immobiliari contribuirà ad un rilancio del "mattone". Tutto ciò ha indotto Borsa Italiana – London Stock Exchange Group a recepire le numerose istanze provenienti dal settore immobiliare, che ha scontato una profonda crisi per gli effetti domino della bolla dei mutui subprime statunitensi scoppiata con il default della Lehman Brothers nel settembre 2008. L'intervento legislativo consentirà di far incontrare la finanza con l'economia reale del settore immobiliare a partire dalle società quotate e non quotate che potranno acquisire lo status di aziende "PIR compliant". È evidente che soci, top manager e consulenti delle società immobiliari interessati a divenire più competitivi facciano proprie le logiche della finanza per accedere alle nuove grandi opportunità provenienti dai mercati finanziari. Se i vincoli normativi sono stati superati dal legislatore, ora serve un'evoluzione culturale da parte dei professionisti del settore immobiliare. Infatti, risulta indispensabile riqualificare le aziende e riprogrammare le metodologie operative al fine di acquisire quei parametri che gli investitori finanziari considerano imprescindibili.


PIR: agevolazioni per i risparmiatori e vincoli di investimento da parte dei gestori

Il Parlamento ha stabilito che in ciascun anno solare di durata del piano, per almeno i due terzi di ogni anno, le somme o i valori destinati nel PIR devono essere investiti per almeno il 70% del valore complessivo in strumenti finanziari, anche non negoziati nei mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione (MTF), emessi o stipulati con imprese residenti in Italia o in Stati membri dell'Unione Europea o in Stati aderenti all'Accordo SEE. Il decisore delle leggi ha stabilito che la quota del 70% del valore complessivo deve essere investita per almeno il 30% in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell'indice FTSE MIB di Borsa Italiana – London Stock Exchange Group ovvero in indici equivalenti di altri mercati regolamentati (art. 1, comma 102, Legge n. 232/2016). Inoltre, per evitare forme di concentrazione, le somme o i valori destinati nel PIR a lungo termine non possono essere investiti per una quota superiore al 10% del totale in strumenti finanziari di uno stesso emittente o stipulati con la stessa controparte o con altra società appartenente al medesimo gruppo dell'emittente o della controparte o in depositi e conti correnti (art. 1, comma 103, Legge n. 232/2016). Secondo il legislatore italiano sono assimilati come «investimenti qualificati» anche l'acquisto di quote o di azioni di OICR residenti nel territorio in Italia (art. 73 del TUIR) o in Stati membri dell'Unione Europea o in Stati aderenti all'Accordo SEE, che investono per almeno il 70% dell'attivo in strumenti finanziari che rispettano le condizioni previste per i PIR (art. 1, comma 104, Legge n. 232/2016). Stessa cosa vale per la stipula di contratti di assicurazione sulla vita o di capitalizzazione. Nello specifico sono PIR "assicurativi" quelli costruiti con polizze del ramo I, del ramo III, ovvero polizze multiramo costituite come composizione dei rami I e III.


Deroghe per gli enti di previdenza alle soglie di investimento dei PIR

Lo stesso legislatore ha previsto che vi siano delle deroghe alle soglie di sottoscrizione dei PIR (art. 1, commi 88 e 92, Legge n. 232/2016). Infatti, agli enti di previdenza obbligatoria (D.Lgs. 30 giugno 1994, n. 509 e D.Lg.s 10 febbraio 1996, n. 103) e alle forme di previdenza complementare (D.Lgs. 5 dicembre 2005, n. 252) non si applicano i limiti di 30.000 euro e di 150.000 euro previsti dall'art. 1, comma 102, della Legge di Stabilità 2017. Il Parlamento ha consentito che gli enti di previdenza obbligatoria possono destinare somme, fino al 5% dell'attivo patrimoniale risultante dal rendiconto dell'esercizio precedente, agli «investimenti qualificati» (art. 1, comma 89, Legge 232/2016) nonché ai PIR (art. 1, comma 92, Legge 232/2016). I parlamentari hanno chiarito che si considerano «investimenti qualificati» quelli effettuati in azioni o in quote di imprese residenti nel territorio dello Stato (art. 73 del TUIR) o in Stati membri dell'Unione Europea o in Stati aderenti all'Accordo SEE, nonché in quote o in azioni di Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR) residenti nel territorio dello Stato (art. 73 del TUIR) o in Stati membri dell'Unione Europea o in Stati aderenti all'Accordo SEE, che investono prevalentemente in azioni o in quote di imprese residenti in Italia e nella UE e negli Stati aderenti all'Accordo SEE. Va precisato che per «investimenti qualificati» si intendono anche le quote di prestiti, di fondi di credito cartolarizzati erogati od originati per il tramite di piattaforme di prestiti per soggetti finanziatori non professionali, gestite da società iscritte nell'albo degli intermediari finanziari tenuto dalla Banca d'Italia, da istituti di pagamento o da soggetti vigilati operanti nel territorio italiano in quanto autorizzati in altri Stati dell'Unione Europea (art. 106 e 114 Decreto Legislativo 1° settembre 1993, n. 385).


PIR ceduti dai risparmiatori prima dei 5 anni: cosa accade violando l'holding period

I redditi realizzati attraverso la cessione di un PIR e quelli percepiti durante il periodo minimo di investimento sono soggetti a imposizione secondo le regole ordinarie, unitamente agli interessi, senza applicazione di sanzioni qualora gli strumenti finanziari oggetto di investimento del PIR siano ceduti prima del termine di 5 anni. In tal caso, il versamento dei tributi dovuti deve essere effettuato dai soggetti sostituti di imposta entro il giorno 16 del secondo mese successivo alla cessione. È evidente che i soggetti intermediari possono recuperare dai risparmiatori le imposte dovute anche attraverso adeguati disinvestimenti o chiedendone la provvista ai titolari dei PIR. Per evitare confusioni, il Parlamento ha esplicitamente definito che in caso di strumenti finanziari appartenenti alla medesima categoria omogenea, si considerano ceduti per primi i titoli acquistati per primi e si considera come costo quello medio ponderato dell'anno di acquisto (art. 1, comma 110, Legge n. 232/2016). La stessa norma chiarisce che in caso di rimborso degli strumenti finanziari oggetto di investimento prima dei 5 anni, il controvalore conseguito deve essere reinvestito in strumenti finanziari in «investimenti qualificati» dalla Legge di Stabilità 2017 entro 90 giorni dal rimborso per mantenere inalterato il beneficio fiscale (art. 1, commi 106, Legge n. 232/2016). Qualora invece le ritenute alla fonte e le imposte sostitutive eventualmente applicate non fossero dovute, il legislatore ha espressamente stabilito che ciò fa sorgere in capo al titolare del PIR il diritto a ricevere una somma corrispondente (art. 1, comma 108, Legge n. 232/2016).


Attenzione alle eventuali minusvalenze: come conteggiarle e quali benefici fiscali cogliere

Il legislatore ha precisato che le minusvalenze, le perdite ed i differenziali negativi realizzati mediante cessione a titolo oneroso ovvero nel momento del rimborso degli strumenti finanziari nei quali è investito il PIR sono deducibili dalle plusvalenze, differenziali positivi o proventi realizzati nelle successive operazioni poste in essere nell'ambito del medesimo PIR (art. 1, comma 109, Legge n. 232/2016). La deducibilità è consentita nello stesso periodo d'imposta ed in quelli successivi ma non oltre il quarto periodo. Il Parlamento italiano ha precisato che alla chiusura del PIR le minusvalenze, perdite o differenziali negativi possono essere portati in deduzione non oltre il quarto periodo d'imposta successivo a quello del realizzo dalle plusvalenze, proventi e differenziali positivi realizzati nell'ambito di altro rapporto con esercizio dell'opzione (art. 6 del Decreto Legislativo 21 novembre 1997, n. 461) intestato allo stesso titolare del PIR, oovvero portati in deduzione (art. 68, comma 5, del TUIR).

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