Responsabilità professionale

La responsabilità civile dei magistrati

| 15/06/2017

Quando il magistrato incorre in responsabilità? Come si è evoluta nel tempo tale forma di responsabilità? La legge prevede un risarcimento per i danni subiti?

In risposta alle esigenze di adeguamento al diritto dell'Unione Europea e al fine di garantire una tutela effettiva in caso di danni ingiusti provocati dalla magistratura per diniego di giustizia o per un comportamento, un atto o un provvedimento giudiziario commesso con dolo o colpa grave, è stata approvata la legge 27 febbraio 2015, n. 18, con cui è stata novellata la legge sulla responsabilità civile dei magistrati 13 aprile 1988 n. 117 (c.d. legge Vassalli) che, a sua volta, non è altro che punto di approdo di una lunga evoluzione storico-giuridica iniziata già in epoca romana.
La riforma ha ridefinito la "clausola di salvaguardia", ha ampliato i casi di colpa grave e conservato la sostanziale natura indiretta di tale responsabilità: lo Stato è chiamato a rispondere del risarcimento dei danni cagionati dal magistrato nell'esercizio delle sue funzioni, salvo il diritto di rivalsa. La soglia prevista per l'azione di rivalsa è aumentata da un terzo alla metà (il magistrato risponderà ora con lo stipendio netto annuo fino al 50%) ed è esercitabile entro due anni dal Presidente del Consiglio dei Ministri per diniego di giustizia o violazione manifesta della legge o del diritto dell'Unione Europea, travisamento del fatto o delle prove determinati da dolo o negligenza inescusabile.
Nel caso in cui sia commesso un reato, invece, il diritto al risarcimento del danno sorge sia verso il magistrato che verso lo Stato.

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