CLASS ACTION: Risarcimento per i pendolari del danno non patrimoniale - Nota a Sentenza n. 3756/2017 (Corte d'Appello di Milano)

| 14/09/2017 10:46


Una nota compagnia ferroviaria è stata condannata a risarcire i danni non patrimoniali, richiesti a mezzo di apposita class action, occorsi a migliaia di pendolari, e consistiti in eccezionali ed innumerevoli disagi e disservizi, prolungatisi per ben nove giorni.
La Società, nello specifico, era accusata di avere introdotto, senza alcuna previa sperimentazione, un nuovo software di organizzazione dei turni di lavoro del personale dipendente.
Un grave black out, tuttavia, ne comprometteva il corretto funzionamento, con conseguenti enormi ritardi, soppressioni di corse, necessità di trasbordi da un convoglio all'altro, sovraffollamento delle carrozze, modifica degli itinerari ed assenza di informazioni in danno dei malcapitati utenti.
Il Tribunale di Milano aveva in primo grado rigettato la domanda, ritenendo sufficienti gli indennizzi (minimi ed automatici, indicati per i casi di ritardo occasionale) previsti dal Contratto di servizi in essere tra la Compagnia ferroviaria e la Regione Lombardia.
Peraltro, secondo i giudici di prime cure, anche le normative comunitarie (nello specifico, l'art. 17 del Regolamento CE n. 1371/2007 relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario) stabiliscono i risarcimenti minimi in caso di ritardo, fissando i relativi criteri di calcolo.
Nell'interpretazione fornita dal Tribunale, tuttavia, l'art. 17 sopra richiamato farebbe salva la possibilità, per i passeggeri titolari di un titolo di viaggio o di abbonamento costretti a subire un susseguirsi di ritardi o soppressioni di servizio durante il periodo di validità dello stesso, di richiedere (oltre ai suddetti indennizzi minimi) ulteriori somme a titolo di risarcimento per quei danni, patrimoniali o non patrimoniali, scaturenti dalla lesione delle singole posizioni soggettive.
Ma ciò (ecco il problema) solo al di fuori dell'azione di classe disciplinata dall'art. 140 bis del Codice del Consumo.
Gli utenti sostenevano invece che gli indennizzi minimi previsti dalla legge comunitaria e dal Contratto di servizi non potessero ritenersi, nella fattispecie, assolutamente adeguati o sufficienti a compensare i gravissimi disagi sofferti a causa dei disservizi causati dalla Società Trenord, e che, anzi, dovesse riconoscersi pacificamente il loro diritto ad un risarcimento certamente maggiore.
Ebbene, la Corte di Appello ha accolto le istanze dei pendolari, giudicando dimostrato, nella specie, l'inadempimento contrattuale della Società, ed ha ritenuto di escludere l'operatività degli usuali criteri di indennizzo quali normalmente applicati dalla Compagnia in relazione al verificarsi di ritardi fisiologici rispetto all'organizzazione del trasporto ferroviario.
Tale decisione, secondo i giudici territoriali, non confligge infatti con il disposto dell'art. 140 bis del Codice del Consumo, "nulla escludendo che, al di là del quantum indennitario calcolato secondo i criteri uniformi indicati dall'art. 17 del Regolamento CE per l'ipotesi di mero ritardo, possa ipotizzarsi la configurabilità di ulteriori danni legati a disservizi nell'esercizio del trasporto ferroviario, ugualmente "omogenei" e dunque suscettibili di tutela mediante la proposizione di azione di classe".
Sì, dunque, al ristoro dei danni non patrimoniali ex art. 2059 c.c., costituiti dalle "afflizioni, i patimenti, le angosce connesse alle estenuanti attese e alle limitazioni sofferte rispetto alla propria libera circolazione, nonché all'esigenza di reperire mezzi di trasporto alternativi".

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