CASI PRATICI - RISARCIMENTO

Difetto di conformità della cosa compravenduta: rimedi

| 27/10/2017


L'art. 130 cod. cons. introduce a tutela del diritto di credito del consumatore un rimedio diretto a ottenere il suo esatto adempimento. La legge riconosce al consumatore la possibilità di ottenere la riparazione o la sostituzione del bene a spese del venditore inadempiente, salvaguardando, ove possibile, il rapporto contrattuale.

la QUESTIONE

Il diritto all'esatto adempimento di cui all'art. 130 cod. cons. sorge in capo all'acquirente a prescindere dal fatto che si sia verificato un pregiudizio derivante dall'acquisto? Il diritto alla riparazione o alla sostituzione è esercitabile anche se il difetto di conformità non è imputabile alla colpa del venditore? Quale obbligazione, oltre quella della consegna del bene, grava sul venditore?

Attraverso l'avvento del Codice del Consumo, a effetto del D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206 e successive novelle modificative ed integrative, risulta stravolta la previgente disciplina relativa alla vendita dei beni di consumo, che, originariamente, trovava la propria normativa di riferimento agli artt. 1519 bis c.c. e ss., per garantire una tutela per il soggetto consumatore più estesa e maggiormente disciplinata. Il cd. Codice del Consumo, che non di rado viene arricchito da novità di origine comunitaria, risulta destinato a fornire protezione al massimo grado alla parte debole del contratto, a fronte degli squilibri negoziali che potrebbe subire, ad opera della parte considerata più forte (il professionista). Pertanto al consumatore, parte di rapporti negoziali nei quali gli è riconosciuta una condizione di debolezza rispetto al professionista, è dedicata una articolata e copiosa normazione. La legislazione europea, infatti, ha individuato nel consumatore un soggetto debole, sprovvisto dei necessari strumenti cognitivi sul prodotto che intende acquistare. Questa mancanza pone il consumatore su di un piano diverso da quello del soggetto che il bene offre. Si parla di asimmetria contrattuale tra professionista e consumatore sia in tema di informazione sia sul piano della negoziazione, oltre che in termini di squilibrio nei costi della tutela giurisdizionale. Il presupposto dal quale si parte è quello per cui il consumatore non possa conoscere il prodotto prima di averlo acquistato e utilizzato, soprattutto se questo è contraddistinto da un elevato contenuto tecnologico. Parimenti non potrà conoscere i sistemi produttivi che hanno condotto alla realizzazione del bene. Il professionista, o meglio la persona fisica o giuridica che agisce nell'esercizio della propria attività professionale, imprenditoriale, commerciale, artigianale ovvero un suo intermediario, è necessariamente su di un livello differente: egli conosce i costi della produzione, la qualità del prodotto, i processi di fabbricazione, le materie prime utilizzate, la sostituibilità dei componenti. Il professionista è in grado altresì «di prevedere le possibili controversie che potrebbero sorgere per effetto della diffusione del prodotto o del servizio, perché standardizzate come standard sono le clausole contrattuali che a quella diffusione presiedono». Pertanto i costi della tutela giurisdizionale sono prevedibili e ripartiti sui consumatori quale componente del prezzo. Nel tempo la normativa italiana ha fatto proprie le numerose istanze di provenienza comunitaria inizialmente concentrate sulla protezione del libero scambio nel mercato interno, successivamente dirette a predisporre discipline a tutela dei soggetti del rapporto di scambio. Le previsioni comunitarie in materia di consumo sono oggi raccolte, come noto, nel D.Lgs. n. 206/2005 e sue successive modificazioni. Il c.d. Codice del consumo si articola attraverso l'individuazione delle posizioni soggettive garantite ai consumatori, determinando poi le tecniche di tutela dei diritti riconosciuti in capo a questi ultimi. Tra queste assume un particolare valore la previsione di cui all'art. 130 cod. cons, rubricata "Diritti del consumatore". La norma sancisce la responsabilità del venditore nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità del bene oggetto del contratto esistente al momento della sua consegna, posto che sul medesimo grava l'obbligo di fornire all'acquirente beni conformi al contratto di vendita (art. 129 cod. cons.).

continua >>

Vetrina