Omesso versamento contributivo della pa e risarcimento del danno

| 09/11/2017 14:14


In generale, il caso di mancato versamento di contributi in favore del lavoratore non può che generare effetti infelici sull'aspetto pensionistico. Quello che può succedere va, a seconda dei periodi in questione, dal riconoscimento di una pensione più bassa, all'impossibilità di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro. Quando a rendersi protagonista di tale omissione è un ente pubblico, è naturale rimanere ancor più disorientati, soprattutto in ragione del fatto che, retti dalla buona fede, non ci si è mai preoccupati di controllare l'estratto contributivo, venendo a conoscenza della carenza molti anni dopo, se non addirittura a ridosso dell'età pensionabile. In questo caso occorre sapere che non è possibile né richiedere alla pa un esborso "oggi per allora", sanando la situazione, né tantomeno agire in via personale, attraverso il pagamento diretto di contribuzione volontaria a copertura dei mesi o degli anni non risultanti. Il motivo ostativo è lo stesso in entrambe le ipotesi: la prescrizione quinquennale.
L'Inps, attraverso la circolare n. 94 del 31 maggio 2017, si è proposta di offrire chiarimenti proprio in merito alla prescrizione dei contributi pensionistici dovuti alle gestioni pubbliche, ma ciò non basta. Tra le righe finali del testo, infatti, si legge "per le istruzioni relative alla prassi operativa applicabile alla fattispecie in esame, si rimanda ad un successivo messaggio di dettaglio". Nell'attesa di un'eventuale presa di posizione definitiva da parte dell'istituto previdenziale, importa sapere che in caso di lacuna di versamenti obbligatori ormai prescritti, il soggetto interessato ha davanti a sé un bivio. Può optare per una rendita vitalizia ex art. 13, Legge 1338/1962 commisurata alla carenza contributiva (trovando, in sostanza, un accordo con l'amministrazione), oppure ricorrere alla tutela risarcitoria. Nel primo caso, mentre la normativa consente ai lavoratori privati di chiedere direttamente all'Inps la ricostituzione della propria posizione contributiva, per poi rivalersi nei confronti del datore di lavoro, per i dipendenti pubblici non sussiste il medesimo beneficio e si può parlare soltanto di accordo con l'ente, sottolineando con ciò una maggiore tutela per i lavoratori del settore privato e l'evidente disarmonia con il principio di uguaglianza.
Se l'attenzione si sposta sulla richiesta di risarcimento danni, è possibile agire ai sensi dell'art. 2116, co. 2 del codice civile, con decorrenza dal momento in cui si verifica concretamente il danno previdenziale (es: il mancato accesso anticipato alla pensione). Per questo motivo è consentito procedere con un'istanza in tal senso solo a ridosso del pensionamento (ovvero alcuni mesi prima). Oltre al danno patrimoniale, la rifusione può essere domandata anche per il danno esistenziale, corrispondente all'aspettativa, all'aspirazione verso una scelta, ad un bene della vita.
Per il caso specifico dello "slittamento" della pensione, dovuto alla mancanza di alcuni periodi assicurativi sul fascicolo del lavoratore, dal momento che l'importo dell'assegno pensionistico non può essere conosciuto prima dell'effettiva concessione della prestazione, al fine della quantificazione del danno non può che farsi riferimento al principio di proporzionalità (art. 36, co. 1, Cost.) tra la pensione, che rappresenta il prolungamento della retribuzione in costanza di rapporto subordinato, e lo stipendio di lavoro.