La S.R.L. tra fisco e fallimento: l'amministratore in culpa risponde personalmente nei confronti dei soci

| 11/11/2019 13:10


Alessandro M. Basso - Avvocato (Foro di Foggia), Docente di Diritto ed Economia Politica e giornalista pubblicista


Il principio in materia di società e di obbligazioni si argomenta dalla sentenza di Cassazione 29-10-2019 n. 27610.


Il quesito, oggetto del provvedimento della Suprema Corte, è individuare il/i soggetto/i tenuto/i a rispondere dei debiti contratti da una s.r.l. ovvero delle sanzioni irrogate dall'Erario nei confronti di una s.r.l.


Nella fattispecie, l'amministratore di una società a responsabilità limitata (che, poi, falliva) non aveva tenuto la contabilità e non aveva presentato le dichiarazioni fiscali: ne seguivano relative sanzioni fiscali per omesso versamento dei tributi e dei contributi previdenziali. L'amministratore veniva, però, assolto dal reato di omessa presentazione della dichiarazione.


I principali elementi sui quali focalizzare, almeno prima facie, l'osservazione sono: in termini sostanziali, i diritti e gli obblighi spettanti ai soci ed all'amministratore; sotto il profilo formale, la natura giuridica del contratto di società e del relativo rapporto sussistente tra soci ed amministratore; sul piano procedurale, le dimensioni spazio-temporali per la gestione ex lege della società.


In subiecta materia, dunque, vanno richiamati gli artt. 23 Cost., 1173, 1218, 1321, 2247, 2392 e 2476 c.c. nonché l'art. 98 D.P.R. n. 602/1973, il d.lgs n. 546/1992 ed il d.lgs n. 6/2003.


In primis, va ricordato che, in linea generale, l'ordinamento giuridico interno prescrive, in caso di s.r.l. in quanto società di capitali, la limitazione della responsabilità dei soci relativamente, cioè, ai debiti contratti dalla società entro i conferimenti effettuati: i soci non sono, dunque, coinvolti personalmente nel fallimento della società.


A riguardo, però, vi sono alcune eccezioni a tale principio e, cioè, per chi compie e per chi ha deciso od autorizzato operazioni dannose per la società.


Sul punto, è da sottolineare che l'amministratore è tenuto ad adempiere a precisi obblighi tributari gravanti sulla società, quali la tenuta della contabilità. Egli, dunque, in quanto garante degli adempimenti della società, risponde della violazione dei propri specifici obblighi di legge idonei a pregiudicare il patrimonio sociale, quale la commissione di reati finanziari, l'irregolarità della gestione ed appunto la tenuta della contabilità in modo sommario e non intelligibile e/o la sua omissione: in tal caso, accertato il collegamento diretto tra fatto ed evento, l'ordinamento presume, peraltro, la colpa dell'amministratore e, pertanto, non è necessaria la prova, da parte della s.r.l., del nesso eziologico tra condotta e danno. Spetterà, invece, all'amministratore la prova di non avere violato gli obblighi previsti dalla legge e dal contratto e/o di avere espresso il proprio dissenso al compimento degli atti dannosi (Cass. 23-02-2005 n. 3774, 03-06-2010 n. 13465 e n. 27036/2007).


In altri termini, anche in caso di reati fiscali si configura la fattispecie privatistica dell'inadempimento da parte dell'amministratore e la stessa espone quest'ultimo a responsabilità civilistica, sub specie pecuniaria: così, i soci hanno diritto ad essere risarciti, anche in via equitativa, dall'amministratore, anche tramite l'azione del curatore.


Rebus sic stantibus, è inapplicabile, nella fattispecie, il concetto di ne bis in idem ed è irrilevante sia l'assoluzione per il reato di omessa presentazione della dichiarazione (in quanto sotto soglia penale), anche se i fatti sono i medesimi, sia l'inesistenza di un processo penale per bancarotta. Inoltre, è indifferente la configurazione della società come s.r.l.


De iure condito, l'ordinamento prevede, infatti, l'autonomia tra i procedimenti tributari e penali.
In conclusione, in tema di rapporti tra s.r.l. e soci, l'amministratore risponde, con il proprio patrimonio come se si trattasse di una società di persone, degli illeciti commessi a danno della posizione della s.r.l. e dei diritti dei soci: tale responsabilità, peraltro, permane anche in caso il fallimento e ciò legittima l'Erario all'ammissione nel passivo della società.


Ergo, va sanzionata, civilisticamente, la condotta, omissiva, dell'amministratore della s.r.l.

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