PERCORSO DI GIURISPRUDENZA - DIRITTO SOCIETARIO

Concorrenza sleale e risarcimento del danno

| 25/02/2020 09:39

Nella disciplina concorrenza sleale il risarcimento del danno è definibile come il ristoro previsto dalla legge in favore dell'imprenditore leso dagli atti compiuti dal concorrente agendo con dolo o colpa.

La tutela che il codice appresta in favore dell'imprenditore pregiudicato dalla condotta sleale del concorrente si articola in una duplice direzione:

(i) da un lato, ai sensi dell'art. 2599 cod. civ., il danneggiato può chiedere al giudice di inibire la continuazione degli atti di concorrenza e di dare gli opportuni provvedimenti affinché ne vengano eliminati gli effetti;

(ii) dall'altro, a norma dell'art. 2600 cod. civ., il danneggiato può chiedere ed ottenere il risarcimento del danno, in forza dei principi generali relativi alla responsabilità per atto illecito (art. 2043 cod. civ.) purché concorra il requisito soggettivo del dolo o della colpa del concorrente che si sia reso autore delle denunziate violazioni.

Sul danneggiato, tuttavia, non incombe l'onere di provare la colpa del danneggiante. Infatti, "accertati gli atti di concorrenza", specifica il dato normativo, "la colpa si presume": in altri termini, sarà il danneggiante a dover provare, per sottrarsi all'obbligazione risarcitoria, di avere agito senza colpa. La sentenza di condanna al risarcimento del danno può, infine, per ordine del giudice essere pubblicata sui giornali quale mezzo diretto a contribuire a riparare il danno.

Riferimenti normativi: Codice Civile, art. 2600

Focus giurisprudenziale

Impresa – Concorrenza sleale – Risarcimento del danno - Danno cagionato dagli atti di concorrenza sleale – Natura di danno "in re ipsa" – Esclusione – Onere probatorio da assolvere secondo i principi generali del risarcimento da fatto illecito – Assolvimento – Necessità anche in caso di prospettazione di danno non patrimoniale
Il danno cagionato dagli atti di concorrenza sleale non è danno "in re" ipsa ma, quale conseguenza diversa ed ulteriore rispetto alla distorsione delle regole della concorrenza, necessita di prova secondo i principi generali che regolano il risarcimento da fatto illecito, sicché solo la dimostrazione della sua esistenza consente l'utilizzo del criterio equitativo per la relativa liquidazione. A non diverse conclusioni si giunge allorquando il danno in questione rivesta natura non patrimoniale e venga particolarmente in questione la lesione dell'immagine commerciale della vittima dell'illecito: un tale danno, difatti, non costituendo un mero danno-evento, deve essere sempre oggetto di allegazione e di prova. Corte di Cassazione, Sezione VI civile, Ordinanza 14.02.2020, n. 3811

Impresa – Concorrenza sleale – Risarcimento del danno - Onere della prova a carico dell'attore - Sussistenza degli elementi materiali del fatto - Elemento soggettivo - Presunzione - Conseguenze - Prova del danno - Necessità - Danno "in re ipsa" - Configurabilità - Esclusione
L'accertamento di concreti fatti materiali di concorrenza sleale comporta, ai sensi dell'art. 2600 cod. civ., una presunzione di colpa che pone a carico dell'autore l'onere di dimostrare l'assenza dell'elemento soggettivo, ai fini dell'esclusione della sua responsabilità, ma non dispensa il danneggiato da quello di provare il pregiudizio subito: quest'ultimo, infatti, non può considerarsi "in re ipsa" ma, quale conseguenza diversa ed ulteriore rispetto alla distorsione delle regole della concorrenza, necessita di prova secondo i principi generali che regolano il risarcimento da fatto illecito, con la conseguenza che solo la dimostrazione della sua esistenza consente l'utilizzo del criterio equitativo per la relativa liquidazione. Corte di Cassazione, Sezione I civile, Ordinanza 19.01.2018, n. 1430

Impresa – Concorrenza sleale – Risarcimento del danno - Prova degli atti di concorrenza sleale - Ricorso alla liquidazione equitativa – Condizioni- Fattispecie
In tema di concorrenza sleale, una volta dimostrata l'esistenza del danno da essa derivato è consentito al giudice l'utilizzo del criterio equitativo per la relativa liquidazione. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza con la quale la Corte territoriale, accertata l'esistenza del danno derivato dall'utilizzazione parassitaria della banca dati della danneggiata ed il conseguente forte incremento del fatturato da parte della società responsabile del fatto, legittimamente aveva fatto ricorso all'utilizzo del criterio equitativo nella liquidazione del danno). Corte di Cassazione, Sezione VI civile, Ordinanza 15.12.2017, n. 30214

Impresa – Concorrenza sleale – Risarcimento del danno - Onere della prova a carico dell'attore - Sussistenza degli elementi materiali del fatto - Elemento soggettivo - Presunzione - Conseguenze - Prova del danno - Necessità - Danno "in re ipsa" - Esclusione.
L'accertamento di concreti fatti materiali di concorrenza sleale comporta una presunzione di colpa, ex art. 2600 c.c., che onera l'autore degli stessi della dimostrazione dell'assenza dell'elemento soggettivo ai fini dell'esclusione della sua responsabilità; il corrispondente danno cagionato, invece, non è "in re ipsa" ma, quale conseguenza diversa ed ulteriore rispetto alla distorsione delle regole della concorrenza, necessita di prova secondo i principi generali che regolano il risarcimento da fatto illecito, sicché solo la dimostrazione della sua esistenza consente l'utilizzo del criterio equitativo per la relativa liquidazione. Corte di Cassazione, Sezione I civile, Sentenza 31.10.2016, n. 22034.....continua la lettura in Plusplus24Diritto

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