DIRITTO SOCIETARIO

Società di capitali: responsabilità del liquidatore e riparto degli oneri probatori.

| 05/03/2020 13:35

Con l'ordinanza n. 521 del 15 gennaio 2020 la Terza Sezione civile della Suprema Corte di cassazione, dopo essersi pronunciata nel senso dell'applicabilità, nello svolgimento delle attività liquidatorie, del principio della par condicio creditorum, ha chiarito come ripartire gli oneri probatori nell'ipotesi in cui il creditore rimasto insoddisfatto intenda far valere la responsabilità del liquidatore.

La responsabilità del liquidatore di società di capitali.

In tema di responsabilità del liquidatore verso i creditori sociali la norma di riferimento è costituita dall'articolo 2495 cod. civ., ai sensi del quale«dopo la cancellazione» della società dal registro delle imprese «i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi» (secondo comma).

L'effetto estintivo della persona giuridica riveniente dalla cancellazione della società è espressamente fatto salvo dalla norma, nel senso che la pendenza di rapporti non ancora definiti non costituisce un ostacolo all'estinzione.

Nel regime disciplinatorio vigente ante riforma era maturato un univoco indirizzo giurisprudenziale - costituente iusreceptum - che riconosceva alla cancellazione della società natura meramente dichiarativa e, conseguentemente, ammetteva due distinti tipi di estinzione della compagine sociale: una formale o apparente, contestuale alla cancellazione, l'altra reale o effettiva, coincidente con la definizione dei rapporti ancora pendenti.

La riforma organica della disciplina delle società di capitali, attuata con il decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 6, dopo aver imposto - in sede di modifica del testo dell'articolo 2495 cod. civ. - la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese a seguito dell'approvazione del bilancio finale di liquidazione, ha attribuito alla cancellazione l'effetto costitutivo dell'estinzione irreversibile della società anche in presenza di crediti insoddisfatti e di rapporti di altro tipo non definiti (cfr. Cass. civ., Sez. Un., sentenza n. 4060 del 22 febbraio 2010, la quale ha risolto il contrasto giurisprudenziale insorto in ordine all'estensibilità del mutamento normativo alle società di persone).

Rispetto ai debiti sociali non soddisfatti l'articolo 2495 cod. civ. ha approntato un meccanismo successorio in virtù del quale si verifica il mutamento della titolarità ex parte debitoris.
I soci, «a seconda del regime giuridico dei debiti sociali cui sono soggetti "pendentesocietate", ne rispondono nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione ovvero illimitatamente» (Cass. civ., Sez. V, ordinanza n. 13386 del 17 maggio 2019, massima rv. 653738 - 01).

Quanto ai liquidatori il modello di responsabilità delineato dalla citata disposizione codicistica è circoscritto ai comportamenti colposi. Il recente pronunciamento della Terza Sezione civile della Corte di cassazione: l'ordinanza n. 521 del 15 gennaio 2020.

Con l'ordinanza n. 521 del 15 gennaio 2020 la Terza Sezione civile della Suprema Corte di cassazioneha in primisstatuito che «precipuo dovere del liquidatore è quello di procedere a un'ordinata liquidazione del patrimonio sociale pagando i debiti sociali, per conto della società debitrice, secondo il principio di par condicio creditorum, pur nel rispetto dei diritti di precedenza dei creditori aventi una causa di prelazione, al fine di evitare quindi la compressione dei diritti dei creditori».

Il mancato soddisfacimento dei creditori sociali nel rispetto dei privilegi legali che li assistono può configurare un comportamento colposo foriero di responsabilità a carico del liquidatore.
Quanto alla relativa natura giuridica si tratta di una responsabilità aquiliana, essendo «parificabile alla responsabilità verso i terzi o i soci degli amministratori ex art. 2395 cod. civ., secondo una concezione classica che vede i creditori sociali come soggetti terzi rispetto alla società».

Detta natura rileva al fine dell'individuazione dell'onere probatorio gravante sul creditore che faccia valere la responsabilità del liquidatore per essere stato «pretermesso nella fase di pagamento dei debiti sociali, con trattamento preferenziale andato in favore di altri creditori».
Secondo i Supremi Giudici, «trattandosi del mancato pagamento di un debito sociale riferito a un'attività compiuta dal liquidatore nell'esercizio delle sue funzioni, equiparabile a quella di un amministratore, anche in riferimento alla responsabilità delineata in termini specifici nell'art. 2495, secondo [comma], cod. civ. grava sul creditore rimasto insoddisfatto l'onere di dedurre e allegare che la fase di pagamento dei debiti sociali non si è svolta nel rispetto del principio della par condicio creditorum, tenuto conto della legittima causa di prelazione di cui beneficiava ex lege il suo credito».

Il liquidatore, per essere esente da responsabilità, «dovrà provare l'adempimento dell'obbligo di procedere a una corretta e fedele ricognizione dei debiti sociali (costituente la cd massa passiva) e l'adempimento dell'obbligo di pagare i debiti sociali nel rispetto della par condicio creditorum, secondo il loro ordine di preferenza, senza alcuna pretermissione di crediti all'epoca coesistenti».

I Giudicidella Terza Sezione hanno, conclusivamente, statuito il seguente principio di diritto: «In tema di liquidazione di societàdicapitali, la responsabilità verso i creditori sociali prevista dall'art. 2495 c.c. hanaturaaquiliana, gravando sul creditore rimasto insoddisfatto di dedurre ed allegare che la fase di pagamento dei debiti sociali non si è svolta nel rispetto del principio della "par condicio creditorum". In particolare, quanto alla dimostrazione della lesione patita, il medesimo creditore, qualora faccia valere la responsabilità "illimitata" delliquidatore, affermando di essere stato pretermesso nella detta fase a vantaggio di altri creditori, deve dedurre il mancato soddisfacimento di un diritto di credito, provato come esistente,liquido ed esigibile al tempo dell'apertura della fase di liquidazione, e il conseguente danno determinato dall'inadempimento delliquidatorealle sue obbligazioni, astrattamente idoneo a provocarne la lesione, con riferimento alla naturadel credito e al suo grado di priorità rispetto ad altri andati soddisfatti; grava, invece, sul liquidatore l'onere di dimostrare l'adempimento dell'obbligo di procedere a una corretta e fedele ricognizione dei debiti sociali e di averli pagati nel rispetto della "par condicio creditorum", secondo il loro ordine di preferenza, senza alcuna pretermissione di crediti all'epoca esistenti. Diversamente, ove vi sia stata una ripartizione dell'attivo a favore dei soci e il creditore agisca facendo valere la loro responsabilità "limitata", l'attore è tenuto a provare che l'importo preteso sia di ammontare eguale o superiore a quello riscosso dal socio in sede di liquidazione, sulla base del relativo bilancio, poiché è attraverso la vicenda successoria "ex lege" che il medesimo socio rimane obbligato nei confronti del creditore sociale, divenendo la percezione della quota dell'attivo sociale elemento della fattispecie costitutiva del diritto azionato» (massima rv. 656629 - 02).

Per un approfondimento del tema della concorsualità liquidatoria:
https://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoCivile/2020-02-27/societa-capitali-liquidazione-volontaria-e-concorsualita-liquidatoria-082836.php?refresh_ce=1

Vetrina